Paesi dove ho lavorato - Zambia

ZAMBIA = Zambesi = Kariba = Livingstone


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Il nome Zambia deriva da Zambesi, questo possente fiume dove si trovano le maestose e gigantesche cascate che prendono il nome di Victoria Falls. Al tempo del colonialismo, i due paesi confinanti con il fiume si chiamavano Rhodesia del Nord e Rhodesia del Sud che con l’indipendenza divennero appunto Zambia e Zimbabwe. L’area è anche legata al nome del grande esploratore David Livingstone che vi passò nel suo viaggio alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Anche il lavoro italiano all’estero è legato al nome del fiume Zambesi a seguito del fatto che un gruppo di imprese italiane si era consorziato per partecipare alla gara di appalto internazionale per la costruzione di una gigantesca diga in calcestruzzo ad arco cupola sul fiume Zambesi, vicino ad una località che prende il nome di Livingstone. Una delle Imprese del Consorzio era la “Ing. Giuseppe Torno S.p.A.” per la quali io lavoravo e che aveva acquisito la costruzione della strada Fort Jameson – Nyimba ove io ero destinato. La gara di appalto fu vinta dagli Italiani e l’opera costruita con successo nonostante le traversie legate alla grande piena millenaria che colpì i lavori. Vi rimando al capitolo lavori dei miei amici dove potrete trovare, brochure e film di quella grande opera, la prima che aprì poi alle imprese italiane le porte per la costruzione di decine di opere in tutta l’Africa e poi in tutto il mondo. Ecco, io andai a lavorare in Zambia, una terra legata a quella straordinaria storia. Non potevo non andare a vedere la diga di cui vi allego alcune immagini.

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Mappa dell’area
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Vista aerea delle cascate Vittoria

 

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Il vapor acqueo visto da lontano, prodotto dalle cascate Vittoria
che le popolazioni locali
 chiamano con il nome “Il fumo che tuona” 
dal gran rumore che viene emesso

 

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Foto della diga di Kariba con le sue bocche aperte per scaricare
le acque del fiume Zambesi

 

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In visita alla diga di Kariba sul fiume Zambesi
, vicino a Livingstone

 

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La Società Torno aveva vinto la gara di appalto internazionale per la costruzione di una strada in Zambia – Africa Australe - della lunghezza di 180 miglia. Mi fu chiesto se ero disponibile a recarmi in quel paese. Ne parlai con la mia famiglia a casa e, nonostante il dolore di vedere un figlio allontanarsi di parecchio, sapendo che il richiamo dell’Africa natale era forte, mi fu data la benedizione.
Prima di partire ebbi l’onore di conoscere personalmente Giuseppe Torno, un imprenditore che si era fatto con le proprie mani e con coraggio, nel cui curriculum vi era la costruzione di grandi opere d’ingegneria in Italia ed all’estero, specialmente nel campo degli impianti idroelettrici.
Ricordo le sue raccomandazioni: Primo: Lavorare bene e secondo quanto previsto dai capitolati tecnici. Secondo: mantenere i programmi dei lavori concordati. Terzo: Rispettare le disposizioni della Direzione Lavori. Quarto: Rispettare il personale dell’impresa che è vitale nei lavori da eseguire. Quinto: Preoccuparsi dell’aspetto economico dei lavori dato che l’impresa deve guadagnare. Mi disse che se avessimo rispettato le prime quattro regole, la quinta sarebbe stata più facile da mantenere e migliore la predisposizione del cliente verso richieste economiche.
Io ero giovane e forse non mi resi conto di quanto mi stesse dicendo. Sarò sempre grato a Giuseppe Torno per avermi instillato quei principi e raccomandazioni che feci miei e che ho poi messo in pratica nei decenni successivi.

 



Volammo sopra il deserto del Sahara. Fu una impressione straordinaria. Una estensione di sabbia e rocce per migliaia di chilometri e pensare che migliaia di anni fa al suo posto vie erano foreste. Ora il Sahara sta avanzando di circa 10 km l’anno.Arrivammo a Lusaka la mattina presto, assieme ad altri colleghi che si recavano in quel cantiere, fra cui il meccanico per impianti di frantumazione, certo Sig. Mastellotto.Negli anni trascorsi in Zambia ebbi l’opportunità di vistare tutto il Paese e le sue straordinarie bellezze, parchi nazionali, fauna di cui parlo in altro capitolo.Ci portarono agli uffici della società Torno in Connaught Road, dove conobbi l’Ing. Giacomo Marcheselli che fu poi il mio maestro in quegli anni.Finalmente cominciò il viaggio in macchina per la località di Fort Jameson – oggi Chipata. Questa è una bella cittadina dove vivevano sostanzialmente dei farmisti europei, vecchi coloniali che rimasero in zona dopo l’indipendenza. Il viale principale era contornato da giacarande ed acacie che in fiore erano stupende.Il viaggio fu assai avventuroso. La strada che portava da Lusaka a Fort Jameson era per la maggior parte in terra battuta. Percorremmo circa 1000 chilometri. Eravamo in tre su un pick up che era stato caricato con attrezzature per l’officina da portare in cantiere.La strada aveva dei rettilinei incredibili di decine e decine di chilometri che salivano e scendevano su queste straordinarie colline. Il clima assolutamente fantastico, temperato e asciutto.Dopo aver attraversato il fiume Luangwa, arrivammo a Nyimba che era il villaggio dove terminava la strada da costruire.Cinquanta miglia più in là, trovammo la cittadina di Katete. I negozietti che si trovavano lungo la strada erano spesso gestiti da indiani che si erano trasferiti in Zambia. Molti avevano delle macchine da cucire a pedale e producevano vestiario.Un'altra caratteristica che ti scuoteva il cervello erano le vibrazioni prodotte dalle ondulazioni (corrugations) molto fitte che si formavano trasversalmente e che si trasmettevano al veicolo. Per ultimo, vi era la polvere, sollevata dai veicoli che precedevano o che ci incrociavano, che rendeva praticamente impossibile vedere dove si andava. Se non si stava attenti, vi era il rischio di finire dentro le cunette laterali costruite per raccogliere l’acqua piovana che scorreva attraverso la strada.Arrivammo al campo di Fort Jameson in tarda nottata, stanchi e distrutti, ma felici di aver finalmente raggiunto la tanto agognata meta. Nella notte, fummo ricevuti dal Sig. Elianti, capo officina che sentì l’arrivo del veicolo e ordinò alla guardia di aprire la sbarra.Fu messo in piedi anche il villaggio vero e proprio con officine, magazzini, uffici che qui sotto si vede dall’aereo.Il direttore lavori si chiamava Mr. Reginald Lloyd, un vecchio ufficiale inglese alto, con i tipici pantaloni corti, alla zuava, molto severo ma gentiluomo. Coltivammo una forte amicizia con lui e con la sua famiglia. Alla fine dei lavori rientrò in Sud Africa. Il direttore della sede di Lusaka della Wilson and Murrow si chiamava Mr. Roy Robinson.Mentre stavamo sistemando la logistica, la costruzione dei magazzini, officine, mensa, uffici, ecc.Una parte di macchinario fu acquistato nuovo: pale gommate Euclid, motorscraper Euclid, motorgrader Caterpillar, bulldozer Caterpillar, pale gommate caterpillar, dumper Euclid, autovetture Land Rover ecc., rulli gommati Albaret, rulli a piè di pecora Massey Fergusson, scavatori gommati Poclain, autobotti per l’acqua, rulli gommati Albaret.Molto del macchinario arrivò dall’Italia. Era stato imbarcato a Genova e spedito via mare fino al porto di Beira, nell’allora Mozambico. Da qui proseguì via ferrovia fino in Malawi da dove continuò per strada con mezzi propri o caricato su cartelloni fino al cantiere.Arrivò il capo cantiere, il Geom. Sist, che avevo conosciuto a Trieste. Vi rimase per circa un anno, quando poi sopraggiunse il Geom. Giuseppe Ruzzi che era anche stato a Kariba.Assistente Lorenzet ai Movimenti terra e sottofondazioni;Assistente Bruno Bruni ai Calcestruzzi;Turchetto, Capo magazziniere;Ing. Massarotti per l’Officina;Sig. Cominotto, Responsabile per gli impianti di frantumazione;Assentente Marcelli ai Movimenti terra;Assistente Vitale alle Opere d’arte;Geom. Martignago, Ufficio tecnico - Contabilità;Geom Boni, Ufficio tecnico e Topografia;Rag. Granchelli, Responsabile amministrativo;Rag.Perona, Amministrazione e Contabilità;Mi scuso se non menziono tutti, ma sono passati numerosi anni. Alcuni di loro sono trapassati, ma riserbo sempre nel mio cuore un grandissimo ricordo.Cominciarono anche ad arrivare uomini per il personale della direzione lavori, fra i quali ricordo:Reginald M. Lloyd, Direttore dei lavori residente;Vernon Kent, Assistente del direttore dei lavori;J.H. Boylett, Progettista;Henry Seville, Laboratorio materiali;V. Ough, Assistente tecnico;L.C. Salimi, Topografo.Da un controllo sommario ci rendemmo conto che le sezioni del terreno non corrispondevano pienamente ai disegni del contratto e, siccome queste erano la base per la contabilità dei movimenti terra, che erano pagati a misura, la direzione decise di dover rilevare nuovamente a terra le sezioni del terreno.La mattina dopo una land Rover portava al campo base i libretti di campagna che andavano restituiti e le sezioni disegnate, su cui venivano poi montate le sezioni dei rilevati e fatti i calcoli delle aree ed il calcolo dei volumi.Uno dopo l’altro partirono i lavori: disboscamenti, movimenti di terra, tombini, opere d’arte, ponti, pavimentazioni. Quelli di asfaltatura furono invece subappaltati ad una ditta locale che aveva realizzato numerose strade in Kenia.

 

Per la descrizione e immagini dei lavori vi rimando allo specifico Power point ed alla brochure allegata.

I lavori assunsero un buon ritmo, furono aperte le cave di roccia per la produzione di inerti, in cui furono installati gli impianti di frantumazione che producevano il misto per la base della strada, gli inerti per la pavimentazione bituminosa e gli inerti per i calcestruzzi. Furono anche sistemati gli impianti di betonaggio e gli impianti per la produzione di asfalti, nonché aperte le cave naturali di quarzite o laterite per la costruzione della sotto base e spalle. Tutte queste strutture, diciotto in tutto, venivano disposte qualche mese prima dell’arrivo dei lavori principali.
Si procedeva con il disboscamento, poi i movimenti di terra per creare una livelletta uniforme eseguendo rilevati, scavi e curve sopraelevate. Poi seguiva la squadra che realizzava le opere idrauliche, tombini in cls e in tubi corrugati tipo Armco. In seguito, agiva la squadra che eseguiva la sottobase e la base e successivamente una squadra realizzava la pavimentazione bituminosa. Per ultimo, lavorava la squadra che realizzava le finiture, la segnaletica orizzontale e verticale. In anticipo su tutti, vi era la squadra che realizzò i pochi ponti previsti, alcuni dei quali con le travi in acciaio ed altri con travi prefabbricate in calcestruzzo.
Davanti a questi, tuttavia, procedeva una squadretta che preparava i campi avanzati, cosicché i lavoratori e i tecnici potevano trovare campi ed alloggi confortevoli e ben organizzati. Era importante avere l’acqua e attraverso il Ministero dell’Agricoltura furono recuperati i vecchi pozzi abbandonati dagli agricoltori che furono riperforati, ripuliti e riattivati. L’acqua era ottima e veniva solo clorinata.
Lentamente ripercorremmo il percorso che feci venendo da Lusaka nel primo viaggio per raggiungere il confine con il Malati: Katete nella cui zona scoprimmo delle farm dove veniva coltivata frutta di tutti i tipi, poi il villaggio di Petauke ed infine Nyimba.
Avevamo messo in piedi un sistema radiofonico con radio installate nei campi e nelle auto così da poter comunicare con facilità.
Quando il lavoro prese il suo ritmo, si riusciva a produrre mezzo chilometro al giorno di strada finita.

 


 


Lo Zambia è una piattaforma ad una altitudine di circa 1000 metri, con clima temperato e savana.E’ ricco di acqua con i suoi fiumi: lo Zambesi,il Luangwa, il Kafue ed altri. Ha dei bellissimi parchi: il Parco Nazionale del Luangwa, quello del Kafue ed altri. Sono delle riserve meravigliose con una ricchezza di fauna incredibile. Quello del Luangwa si trova fra due catene di monti al centro delle quali corre il fiume. Vi erano almeno 100.000 elefanti, gazelle, impala, puku, kudu, coccodrilli, leoni, giraffe, zebre, gnu, sable antilope, roan antilope, scimmie, ippopotami, facoceri, wild dogs, rinoceronti bianchi e neri, ceetah, leopardi ecc. ed una varietà incredibile di uccelli. Quando avevamo del tempo libero andavamo a visitare questi parchi nazionali. Erano disponibili anche degli alloggi dove si poteva trascorrere la notte. A scelta si poteva anche prenotare una guida dei cacciatori bianchi o guardie del parco.L’accesso ai parchi era costituito da pontoni trascinati manualmente mediante delle leve che lavoravano su due cavi di acciaio.Potete vederne le immagini nel capitolo de

 


 

Il Ministero della Difesa aveva stipulato con il governo italiano una collaborazione di tipo militare per cui le nostre industrie aeronautiche avrebbero venduto allo Zambia una decina di Aermacchi MBB 329 ed una decina di elicotteri Augusta Bell 212. La nostra Aeronautica Militare ne avrebbe addestrato i piloti.
Occorreva però una base aerea e negli accordi intergovernativi furono firmati due contratti con l’Impresa Giuseppe Torno e con la Società Condotte d’Acque per la progettazione e realizzazione di una base aerea militare nell’area di Mumbwa, a cento chilometri ad ovest della capitale Lusaka. La Torno avrebbe realizzato le piste, le infrastrutture militari ed il poligono di tiro, mentre la Condotte gli edifici civili, l’hangar e la torre di controllo. Come consulente per il governo dello Zambia, era stata nominata la società internazionale Bechtel International Corporation di San Francisco, esperta nella realizzazione di opere militari.
Fui nominato Capo cantiere per quest’opera, sotto la direzione di cantiere dell’Ing. Roberto Caudano.
Si trattava di realizzare un aeroporto militare con una pista lunga 2500 metri ed una larghezza di 46, una pista di rullaggio, una zona di dispersione degli aerei da combattimento della Aereomacchi italiana MBB 329, un piazzale di parcheggio centrale davanti all’hangar, un eliporto per gli elicotteri Augusta Bell 212, un bunker che permetteva di sparare con i cannoncini degli aeroplani per regolarne l’allineamento, un poligono di tiro distante 30 chilometri, stazioni di stoccaggio e pompaggio della benzina Avio per gli aeroplani ed elicotteri, strade di accesso, strade per la zona degli edifici, strada perimetrale con relative recinzioni di sicurezza, sistema di illuminazione delle piste e zone di avvicinamento, sistema ILS della Philips di assistenza elettronica al volo,
avvicinamento ed atterraggio ecc.
E’ stato una bellissima opera per i cui aspetti tecnici rinvio al capitolo dei lavori. Il mio staff è stato incredibile. I lavori eseguiti in perfetto programma. La direzione lavori italiana sotto la direzione dell’Ing. Calori è stata molto efficiente; la direzione lavori americana è stata molto utile nell’adattare il progetto alle realtà del territorio, in particolare nel reperire le aree per la cava in roccia e le aree dove reperire le quarziti e lateriti per le sottofondazioni. Il lavoro delle pavimentazioni bituminose fu appaltato alla stessa azienda che aveva asfaltato per noi la Great East Road.
Il grosso del personale locale aveva già lavorato con noi e veniva dalla parte orientale del paese.
Questi uomini parlavano il dialetto niangya. Durante la costruzione della strada Chipata – Nyimba e la diga del Lunkwakwa, fu addestrato un gran numero di operai locali: operatori di macchine pesanti quali grader, bulldozers, pale gommate, autogrù, rulli; operatori per gli impianti di frantumazione e betonaggio; carpentieri, ferraioli, topografi, disegnatori, meccanici d’officina ecc. al punto che si poteva ridurre la forza lavoro espatriata del 70%.

 



Anche per noi questa piaga costituì un vero problema. In effetti, il personale che proveniva dell’est dello Zambia apparteneva ad un gruppo etnico differente da quello che reclutammo invece a Mumbwa. Quando trasferimmo il personale dell’est a ovest, le popolazioni locali non accettarono la diversa etnia e cominciarono a creare problemi fino al punto di dar fuoco alle case. Una volta vi fu uno scontro di massa e ci volle del tempo per riportare un po’ di pace fra loro.Sui tetti furono realizzati dei contro tetti in paglia che tenevano le case abbastanza fresche.Un altro problema che scoprimmo era l’alta mortalità dei bambini che nascevano nel campo. Durante una visita in quest’area, notammo che i piccolini erano fortemente sottopeso. I mariti spendevano la maggior parte della paga per acquistare birra e cose superflue. Decidemmo quindi di dare parte delle paghe direttamente alle mogli per acquistare latte, farina, zucchero e quant’altro per i figli. Però succedeva che i mariti le picchiavano per togliere loro i soldi. Decisi allora di acquistare direttamente i beni di consumo e di darli alle mogli. Questo stratagemma funzionò e le mortalità diminuirono.A proposito di bambini portati in spalla, vi è una bellissima canzone di Miriam Makeba, dal titolo Pata pata (tocca tocca), cantata in Italia da Ranzie Mensah, questa straordinaria cantante di blues e spirituals, di origine ghanese. Lei spiega, durante i suoi concerti, che gli africani hanno nel sangue la musica. Dice che il bimbo comincia a sentire il suono ed il ritmo della musica e del canto quando ancora è nel ventre della madre per continuare poi a sentirli quando è appunto sulla spalla della madre, mentre questa canta nei campi o macina il mais per ottenere la farina. Il suono che sente è infine il ritmo del cuore.

 


 

 Come ho già raccontato, conobbi colei che divenne mia moglie circa due anni prima a Chipata, nella regione orientale dello Zambia. Fra noi due crebbe simpatia e ci frequentammo fino alla decisione di unirci in matrimonio. Ci sposammo nell’Isola di Wight, nella chiesetta di San Mildred con una cerimonia della Chiesa d’Inghilterra, che rappresentava la fede della sposa. Celebrammo poi la cerimonia baha’i, tenuta dalla comunità Baha’i dell’Isola di Wight. Andammo in viaggio di nozze in Spagna e poi di nuovo in Africa, questa volta come famiglia. Nel campo di Mumbwa avevamo realizzato delle case prefabbricate. Jannette dovette poi rientrare urgentemente in Inghilterra per assistere il padre che soffrì di un male incurabile. Al suo ritorno desiderò divenire madre e l’anno dopo nacque nell’ospedale di Lusaka, Nicole Alison, una bellissima bambina. Così inizia la nostra vita di famiglia.Ogni tanto venivano in visita ai lavori il Direttore generale per l’Estero l’Ing. Enrico Bertinelli, il Direttore di area Ing. Saverio Fabozzi e l’Ing. Giacomo Marcheselli. L’Ing. Bertinelli era un uomo di grande ironia e spesso pigliava in giro mia moglie che era inglese e che, secondo lui, non sapeva cucinare, in particolare gli spaghetti. Una volta invitammo tutti a pranzo e mia moglie fece sistemare l’Ing. Bertinelli a capo tavola. Portò il pranzo, un bel piatto fumante di spaghetti alla carbonara. Furono serviti tutti, ma sul piatto di Bertinelli mia moglie mise un barattolo di spaghetti in scatola con relativo apriscatole. Vi fu una risata generale. Ce ne fu anche per l’Ing. Caudano, un altro che la prendeva sempre in giro. Quando arrivò il dolce, un ottimo Cherry Trifle, Caudano mise il suo viso vicino al piatto senza pensare che Jannette gli avrebbe spinto dentro la faccia. Poi Jannette fece una fuga a cento all’ora.


 

 

Zambia - Mumbwa - Base aerea icona_pdf
Zambia - Mumbwa - Acquedotto icona_pdf
Zambia - Poligono di tiro per Macchi MBB329 icona_pdf
Zambia - Offerte e visite ad altri lavori icona_pdf

 

Video dei Lavori