Una vita dedicata al lavoro parte 3 capitolo 6


 

immagineUn anno prima di rientrare in Italia ricevetti da mia sorella Maria la dolorosa notizia che mio padre Augusto aveva un carcinoma al fegato, causato da una trasfusione di sangue infetta che gli trasmise il virus dell’epatite, a seguito di un intervento alla prostata. Subito la mia mente andò all’unità della nostra famiglia di sei persone che presto avrebbe perso il capostipite. Ci misi molto ad assorbire tale botta. Pochi mesi dopo rientrai per ferie.Papà era molto dimagrito, ma non aveva per nulla perso la sua verve. Era appena tornato da un viaggio in Sicilia dove era andato da solo a trovare i suoi amici Baha’i siciliani che egli amava moltissimo. Si era recato in Sicilia per qualche mese, ogni anno negli ultimi 27 anni. Cominciò ad aver difficoltà a camminare e si lamentava perché egli era un camminatore. Si faceva 20 chilometri al giorno, tutti i giorni, in qualsiasi condizione meterorologica.  

 

Prendemmo una sedia a rotelle e io, tutti i giorni, lo accompagnavo al parco dove con grande fatica riusciva a piccolissimi passi a farsi qualche centinaio di metri. Era felice. Colsi l’occasione per ripenderlo con la telecamera e fargli raccontare tante storie della sua vita. Sapeva benissimo dove stava andando ma non si lamentò più di tanto.

Immagine2

 

Con la mamma giocava a carte, a scala 40. Mangiava di tutto, anche se non metabolizzava. Io gli andavo ad acquistare quelle leccornie che più gli piacevano, paté di fegato d’oca, prosciutto di Parma, taleggio, gorgonzola, e godeva quei pochi momenti di vita che gli rimanevano con quelle leccornie. Pregava sempre, recitando a memoria delle bellissime preghiere Baha’i che gli davano una tremenda forza. Le sue energie si riducevano progressivamente, forzandolo a letto per molte ore al giorno, fino a quando non poté più alzarsi. Lo abbiamo accudito fino all’ultimo respiro, giorno e notte, io, Giuseppe, Maria Grazia, Anna Maria, sua moglie Alma ed, infine, la dolcissima Elena, un’infermiera professionista che avevamo preso perché non ce la facevamo più. Abbiamo cercato in tutte le maniere di dare a papà quell’amore che egli ci aveva sempre regalato da quando eravamo piccolini.

Immagine3
Con tutta la sua famiglia durante la ultima festa
di compleanno di sua moglie Alma

 

Immagine4
Con la sua famiglia in occasione della visita del 
Sig. Dunbar in transito da Israele

 

Lo vennero a trovare tutti i suoi nipoti ed amici, sin dalla Sicilia. La squadra di medici della terapia del dolore che lo ha seguito nell’ultima settimana è stata di una professionalità incredibile e di una rara dolcezza. Papà è trapassato nel suo letto, fra le mie braccia. La sua anima aveva spiccato il volo verso quelle praterie celesti in cui egli credeva fortemente, in quel mondo dello spirito che sempre emerge nei suoi libri, nelle sue poesie e nei suoi racconti. Qualche sera prima, tutta la sua famiglia si era riunita nella sua stanza, ai piedi del suo letto, dove abbiamo recitato preghiere, lette tavole, cantato quelle bellisime canzoni che lui ci insegnò in Eritrea durante i viaggi in macchina: “Vecchio scarpone”, “C’eran tre alpin”, ed altre. Dai suoi occhi traspariva una felicità incredibile. Le sue esequie furono tenute nella Cascina Santa Sofia, nel parco di Monza, che egli tanto amava, gentilmente concessaci dal Comune di Monza. Vi erano oltre 400 persone, provenienti da tutta Italia. Furono letti i telegrammi provenienti dalla “Casa Universale di Giustizia, l’Ente Supremo chedirige gli affari del Mondo baha’i”, dal Sindaco di Monza e migliaia furono i telegrammi ed e-mail che ci giunsero. E’ stato posto a giacere nel bellissimo cimitero di Monza e gli fu eretta una bellissima tomba con una colonna ionica.
Alle esequie erano anche presenti la mia famiglia giunta dall’Inghilterra, che mio padre amava tantissimo.
Desidero qui ringraziare anche Luca Pirovano, dell’omonima agenzia funeraria di Monza, che con la sua dolcezza e pazienza ha permesso che tutto andò bene sia in quel momento, che negli anni successivi, quando trapassaronola mia cara sorella Anna Maria e la mia adorabile madre Alma. 
Il trapasso di mio padre è stato un colpo molto forte da assorbire e ancora oggi, dopo quasi otto anni, papà mi manca moltissimo. Lui mi chiamava il suo editore, ma in effetti il mio era solo uno stimolo a scrivere, dato che i suoi primi libri avevano riscosso un notevole successo.
Papà ha scritto 15 libri, di cui l’ultimo, “Le grandi tappe dell’evoluzione del pensiero e dello spirito”, un’opera di oltre mille pagine sulla storia della filosofia da Aristotele ad oggi, è assieme agli altri, scaricabile dal sito internet che è stato scritto dopo il suo trapasso. I libri sono in formato PDF e tutti scaricabili gratuitamente. Ve ne sono tre: un’antologia su Giordano Bruno, un’opera sulla storia della Fede Baha’i con richiami e testi scritti da terzi, e un libro dal titolo “Racconti fra terra e cielo”; non sono stati pubblicati per un suo espresso desiderio, vale a dire che l’ultima sua opera, quella filosofica, rimanesse il sigillo della sua vita come scrittore. Il sito di Papà http://www.augustorobiati.it è molto visitato. E’ in tre lingue: italiano, inglese e spagnolo.
Naturalmente, i suoi libri sono tutti in italiano, ad eccezione di uno, “L’amo e il pesce”, che è anche in lingua inglese e prossimamente ci sarà anche “Il Ponte”, la sua biografia, che è in traduzione.
L’anno dopo fu tenuto un recital per ricordare la sua figura in collaborazione con il Cenacolo dei poeti di Monza e Brianza di cui papà era il membro più anziano. Furono tenute due serate, la prima dal Cenacolo e la seconda dalla famiglia Robiati. Nella prima suonò al pianoforte un bellissimo pezzo da lui composto a nome di mio padre dal titolo C’è solo luce del Maestro compositore Angelo Bellisario di Monza e la seconda con la presenza del maestro Alfredo Speranza grande amico di Augusto che suonò al piano un bellissimo pezzo dal titolo Ode all’amico. Sono stati espressi ricordi di Augusto da parte di molti suoi amici che hanno toccato il cuore di noi tutti, intervallati da altri pezzi musicali di grandi Maestri e compositori.
E’ stata molto apprezzata la presenza del Prof. Bertazzini ex sindaco di Monza e grande amico di Augusto che ha parlato di lui in modo molto commovente, ricordando le loro chiaccherate e passeggiate e ricordando la sua grande statura morale e spirituale come baha’i.
Era anche stata allestita una piccola mostra con i libri scritti da Augusto.

Immagine5
Esposizione dei suoli libri durante la celebrazione del suo trapasso. 
I suoi libri sono tutti depositati presso la biblioteca di Monza
e possono essere scaricati gratuitamente dal suo sito web

 

Immagine6
Il Maestro Angelo Bellisario
  Immagine7
Giuseppe Robiati in 
rappresentanza della famiglia
Immagine8
Con Maria Organtini, Prof. Bertazzini, mia madre Alma, 
Maestro Bellisario, Giuseppe Robiati

 

L’anno poi che ho passato in Israele è servito a sanare il forte dolore del suo trapasso, anche se avevo la certezza che la sua anima pura veleggiava in quelle straordinarie praterie degli infiniti mondi di Dio nei quali sarebbe passata.



Ero in Inghilterra, dopo le esequie di mio padre, quando mi giunse una telefonata del mio caro amico, Sohrab Youssefian, il quale mi informava che era giunta una chiamata dal Centro Mondiale Baha’i che mi chiedeva di fare un viaggio a Haifa, in Israele, per un colloquio riguardo ad un possibile incarico allo stesso Centro in relazione alla prossima apertura dei giardini e delle costruende terrazze al pubblico. Fu per me una notizia emozionante! Prenotai il volo per Tel Aviv e partii la stessa sera.Arrivato a Haifa, mi fu data l’opportunità di recarmi alle Sacre Tombe. Naturalmente, questo giungeva in un momento del tutto particolare con il trapasso di mio padre che mi aveva sconvolto il cuore. Mi sembrava di sentire da vicino la sua presenza in un luogo così altamente spirituale.Ebbi il colloquio con un comitato che si interessava del tema, di cui facevano parte Albert Lincoln, Segretario Generale della Baha’i International Comunità, ed il suo Vice, Sig. Murray, oltre all’Arch.Fariborz Sahba, progettista delle terrazze e del Tempio Baha’i di Nuova Delhi, in India. Rimasi tre giorni e poi continuai il mio viaggio verso Oriente, in Nepal, per le consegne finali a Luciano Reguzzo e per gli ultimi consigli. Mentre mi trovavo in cantiere ricevetti una e-mail da mio fratello Giuseppe che mi informava sulla conferma da parte del Centro Mondiale del mio incarico della durata di un anno e sull’immediato contatto che avrei dovuto tenere con il Centro. Rientrai in Italia, preparai le valigie, abbracciai tutti gli amici, mia mamma, mio fratello, le mie sorelle e la mia famiglia tutta. Andare a servire al Centro Mondiale Baha’i equivale per un cattolico andare a servire alla tomba dove fu sepolto Gesu’ Cristo. Il Monte Carmelo e la cittadina di Bahji sono i luoghi dove sorgono i mausolei, dove sono poste a giacere le spoglie dei due Messaggeri di Dio per questa epoca, visitati da milioni di persone di tutto il mondo e di tutte le religioni.

 

 

Immagine9
Edifici del Centro Mondiale Baha’i sul Monte Carmelo
che sovrasta la cittadina di Haifa.
Al Centro la Sede della Casa Universale di Giustizia

 

Oggi quei due luoghi sacri sono stati dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’umanità. Per maggiori dettagli, rinvio a leggere l’articolo relativo su internet al sito web http://news.bahai.org/story/642 Arrivato al Centro Mondiale e dopo essere stato sistemato logisticamente, ho avuto la benedizione di essere ricevuto dalla Casa Universale di Giustizia, dalla quale ho ricevuto tutto l’incoraggiamento necessario per intraprendere il compito che mi era stato chiesto.
Feci una ricognizione di tutte le terrazze, 19 per la precisione, con al centro il Mausoleo del Bab, la piazza in basso con la fontana e lo sbocco in Ben Gurion Avenue, che poi conduce al mare, e il punto più alto delle terrazze in cima al monte Carmelo. Millecinquecento metri ed un dislivello di trecento, di terrazze con fontane, fiori, balaustre in marmo e pietra, 1100 specie vegetali. Lungo le belle scalinate corre l’acqua che produce un suono straordinario, suono che accompagna il visitatore. Potete cliccare qui e tovare il video fatto dalla Municipalità di Haifa, dove si possono vedere i più bei giardini pensili al mondo, dopo quelli di Babilonia.
A seguito di una riunione con le autorità locali e militari, fu deciso che non sarebbe stato saggio aprire liberamente le terrazze al pubblico perché, data la potenziale massa in visita, questa avrebbe creato una totale distruzione. Fu fissato di lasciare aperte liberamente, la prima terrazza in alto, quella del Mausoleo del Bab, come lo era già prima, e quella della terrazza inferiore.
Studiai quindi un sistema di visite guidate con relativa prenotazione. Valutai i percorsi e ne scegliemmo due: uno per le terrazze superiori ed uno delle terrazze inferiori, transitando sempre vicino al Mausoleo. Ogni percorso richiedeva un’ora circa. Mettemmo in piedi un ufficio prenotazioni con relativo centralino e sistema informatico con l’aiuto dei bravissimi tecnici del Centro Informatico del Centro Mondiale; inizialmente l’ufficio era presso l’Ufficio del Turismo e poi fi dislocato presso le nostre strutture. Assumemmo cinque segretarie multilingue e ben novanta studenti universitari di tutte le confessioni religiose, ai quali tenemmo un corso di una settimana per prepararli ad accompagnare i turisti durante la visita raccontando loro la storia legata a questi giardini e luoghi sacri. Fu un momento significativo vedere un ragazzo ebreo ed una ragazza palestinese, che facevano da guida ad un gruppo di cinquanta persone, raccontare al pubblico che il principio attorno al quale ruota il messaggio baha’i è quello dell’unità del genere umano. Ci raccontavano che, dopo un po’, tutte le animosità fra loro erano sparite e si sentivano come fratelli.
Ci aiutò a mettere in piedi il sistema e selezionare i giovani, il “Centro Beit Hagefen”, un gruppo culturale interreligioso che opera a Haifa come struttura interconfessionale.
Preparammo anche un depliant in circa 20 lingue da distribuire al pubblico. Le visite erano assolutamente gratuite. Arrivavano al punto di inizio della visita con 15 minuti di anticipo con un coupon elettronico che veniva confermato nei nostri computer al punto di arrivo. Veniva fatta una breve premessa sul comportamento da tenere durante la visita e poi il gruppo partiva con le due guide.
Intervistavamo ogni tanto alcuni membri di un gruppo per avere le loro impressioni e per migliorare il servizio, ricevendo entusiastiche parole e sensazioni. I due punti di partenza delle visite guidate ricevevano a volte anche un pullman ogni 15 minuti con punte di 64 pullman al giorno. Venivano persone di tutti i ceti, di tutte le nazionalità, di tutte le confessioni religiose e anche gruppi di soldati dell’esercito con i loro comandanti (le armi le lasciavano a bordo dei mezzi con cui erano arrivati).
Tutti trovavano che i luoghi esprimevano un silenzio, una spiritualità straordinaria ed una bellezza naturale unica al mondo. Faveva impressione vedere arrivare un gruppo di donne palestinesi con il loro velo o gruppi di israeliani ortodossi con il loro tipici cappelli neri e poi scolaresche di bambini cui le nostre guide amorevolmente spiegavano loro il significato di quello che vedevano e della storia del Profeta che ne diede origine arrivando come prigioniero dell’Impero Ottomano nel 1868 per essere imprigionato fino alla Sua morte nella città prigione di Akka nel 1892 che si trova proprio di fronte al Monte Carmelo, dall’altro lato della Baia di Haifa.

Immagine10   Immagine12
Disegno di come era la via dei templari nel 1800

 

Il 22 maggio del 2001, nel 157mo anniversario dall’inizio della Nuova Rivelazione nel 1844, all’imbrunire, alla presenza delle autorità Israeliane, accademici e ambasciatori di tutti i paesi del mondo, oltre ai cinque mila Baha’i provenienti da tutto il pianeta, vestiti con i loro colorati abiti tradizionali, ed in rappresentanza di tutte le nazioni e delle oltre 2000 etnie della terra, seduti su un palco eretto nella piazza ai piedi della sacra montagna di Dio, all’inizio della via “Ben Gurion”, prima chiamata “Via dei Templari” dove si erano insediati nel 1868 i templari che vennero dalla Germania per attendere la venuta del ritorno del Cristo, l’Orchestra Filarmonica di Haifa dava il via ad un concerto con l’oratorio composto da Thoresen, il maggiore compositore norvegese
contemporaneo, basato sulla “Tavola del Carmelo”, rivelata da Baha’u’llah, e con due altri pezzi musicali straordinari di altrettanti compositori baha’i; l’evento fu trasmesso via satellite in 152 paesi in diretta mondiale.
Quando la luce del sole cominciò ad essere avvolta dal buio, le terrazze cominciarono ad illuminarsi a raggiera partendo dal Mausoleo posto al centro. Io ero seduto nel palco e vedere questo spettacolo di luci, associate alla potenza della musica che aumentava man mano che le luci raggiungevano le terrazze più lontane, ebbe su di me un effetto molto intenso, causandomi una fortissima commozione con le lacrime che bagnavano tutto il mio viso. La lirica dell’oratorio, che consisteva nel dialogo fra il Carmelo, la Sacra montagna di Dio, ed il suo Creatore è di una potenza straordinaria e ve la ripropongo qui di seguito:




Sia gloria a questo Giorno, il Giorno in cui la fragranza della misericordia aleggia su tutte le cose create, un Giorno così benedetto che le età e i secoli passati non potranno mai sperare di rivaleggiare con esso, un Giorno in cui il sembiante dell'Antico dei Giorni Si è volto verso la Sua santa sede. Al che, le voci di tutte le cose create e, al disopra di esse, quelle dell'Accolta celeste, si sono udite gridare: «Affrettati, o Carmelo, poiché, ecco, la luce del sembiante di Dio, il Sovrano del Regno dei Nomi, l'Artefice dei cieli, si è levata su di te».
Pervaso da trasporti di gioia e alta levando la voce, esso ha così esclamato: «Che la mia vita Ti sia offerta in sacrificio, poiché hai fissato lo sguardo su me, profuso su me la Tua munificenza e diretto verso di me i Tuoi passi. La separazione da Te, o Sorgente di vita eterna, mi ha pressoché consunto e la lontananza dalla Tua presenza ha incenerito l'anima mia.
Ogni lode a Te per avermi dato facoltà di udire il Tuo appello, per avermi onorato delle Tue orme e aver risvegliata l'anima mia con la fragranza vivificatrice del Tuo Giorno e la vibrante voce della Tua Penna, voce che Tu destinasti quale squillo di tromba fra la Tua gente. E quando sopravvenne l'ora in cui la Tua irresistibile Fede doveva essere manifestata, Tu alitasti un soffio del Tuo spirito nella Tua Penna ed, ecco, l'intera creazione si scosse fino alle fondamenta, svelando all'umanità i misteri celati entro i forzieri di Colui Che possiede tutte le cose create».
Non appena la sua voce ebbe raggiunto quell'eccelso Luogo, rispondemmo: «Rendi grazie al tuo Signore, o Carmelo. Il fuoco della tua separazione da Me ti stava rapidamente consumando, quand'ecco l'oceano della Mia presenza si gonfiò innanzi a te, allietando i tuoi occhi e gli occhi di tutta la creazione e deliziando ogni cosa visibile e invisibile. Esulta poiché Dio, in questo Giorno, ha posto il Suo trono su di te, ti ha fatto oriente dei Suoi segni e alba della Sua Rivelazione. Beato colui che gravita attorno a te, che proclama la rivelazione della tua gloria e narra di quello che la generosità del Signore tuo Dio ti ha elargito. Prendi il Calice dell'Immortalità in nome del tuo Signore, il Gloriosissimo, e rendiGli grazie poiché Egli, come pegno della Sua misericordia per te, ha cambiato la tua tristezza in gaudio e tramutato il tuo dolore in beatitudine. Egli, invero, ama il luogo che è divenuto sede del Suo trono, che i Suoi passi hanno calcato, che ha onorato con la Sua presenza, dal quale ha lanciato il Suo appello e sul quale ha versato le Sue lacrime.
«Chiama Sion, o Carmelo, e annunzia la lieta novella: Colui Che era celato agli occhi mortali è venuto! La Sua sovranità che tutto conquista è manifesta, il Suo splendore che tutto pervade è rivelato. Bada di non esitare o fermarti.
Affrettati, e ruota intorno alla Città di Dio discesa dal cielo, la Caaba celeste attorno alla quale hanno gravitato adoranti i favoriti di Dio, i puri di cuore e l'accolta degli angeli più eccelsi. Oh, come agogno di annunziare in ogni luogo sulla terra e di portare a ognuna delle sue città la lieta novella di questa Rivelazione – una Rivelazione alla quale il cuore del Sinai è stato attratto e nel nome della quale il Roveto Ardente esclama: «A Dio, il Signore dei Signori, appartengono i regnidella terra e del cielo. Questo è invero il Giorno in cui a quest'annunzio terra e mare esultano, il Giorno per il quale sono state serbate le cose che Dio, con munificenza inconcepibile a mente o cuore mortali, ha stabilito di rivelare. Ben presto Dio farà navigare la Sua Arca su te e paleserà la gente di Bahá di cui si fa cenno nel Libro dei Nomi».
Santificato sia il Signore di tutta l'umanità, alla menzione del Cui nome tutti gli atomi della terra hanno vibrato e la Lingua della Grandezza è stata mossa a svelare ciò che era stato racchiuso nella Sua sapienza e celato nel tesoro della Sua possanza. In verità, per il potere del Suo nome, l'Onnipotente, il Possente, l'Altissimo, Egli è il Sovrano di tutto ciò che è nei cieli e sulla terra.

(Bahá'u'lláh, Spigolature)

 


Le riprese televisive della cerimonia trasmessa in diretta anche in Israele fece un tale effetto sul pubblico che ne richiese la trasmissione più volte. Le comunità Baha’i di tutto il mondo poterono vedere la trasmissione, fatto molto emozionante dato che le immagini di quello straordinario luogo di pace e spiritualità fossero viste in tutto il mondo come prova che il mondo si può unire con le sue diversità in pace ed armonia e questa ne era la prova vivente: la più diversificata Fede al mondo con la sua straordinaria visione di unità. Potete vedere il filmato del concerto ciccando qui.

Immagine13Membri del coro baha’i congolese

 

Fece molto scalpore vedere il giorno dopo ed ascoltare ai piedi della prima terrazza il coro femminile Baha’i del Congo proveniente della comunità Baha’i di quel paese martoriato da decenni di guerra civile, che proponeva dei canti inneggianti al Bab, e vedere tutti i Baha’i salire a piedi i gradini di quelle 19 terrazze a ricordo dei primi 19 apostoli martiri di questa Rivelazione, e giungere al Mausoleo a rendere omaggio al Profeta martirizzato a Tabriz, nella Sua natale Persia, oggi sepolto in quel Mausoleo che gli Israeliani chiamano Regina del Carmelo, che porta al mondo un messaggio d’amore in contrapposizione con il messaggio di odio che nel 1850 portò alla Sua fucilazione ed al massacro di ventimila dei suoi seguaci, la cui unica ambizione era quella di portare al mondo un nuovo messaggio di amore e di unità e di fratellanza.

immagine14   Immagine15

 

L’organizzazione logistica è stata perfetta con l’aiuto di tutti gli 800 volontari Baha’i, anch’essi provenienti da tutte le parti del mondo, che prestavano servizio per un anno al Centro Mondiale.

Immagine16   Immagine17   Immagine18
Immagine19

 

Le celebrazioni sono poi continuate al Centro Congressi di Haifa proponendo conferenze con straordinari oratori e canti e balli da parte delle comunita’ Baha’i di tutto il pianeta.
Credo che mi sarà difficile dimenticare tutto quello che ho provato in quei giorni e che è penetrato profondamente nel mio cuore.

Immagine20

Le terrazze furono aperte al pubblico qualche giorno dopo. I centralini dell’ufficio prenotazione impazzirono e i sistemi di posta elettronica si intasarono. Nella prima mattina dopo l’attivazione dei centralini, arrivarono 300.000 chiamate telefoniche per prenotare le prime visite.
Alcune persone rimasero in attesa per tre ore facendo poi impazzire le nostre telefoniste.
Fu molto entusiasmante vedere arrivare il primo pullman, con le nostre guide emozionatissime e poi il primo resoconto dell’esperienza provata da questi primi visitatori, felici di essere stati i primi a visitare le terrazze a cui tutto il mondo in futuro si volgerà per trovare le soluzioni ai problemi di questa martoriata società

Nell’anno che seguì venne in visita oltre un milione di persone.

Sulla base dell’esperienza del primo mese furono fatti aggiustamenti ai programmi delle visite, e furono costruiti dei bungalow alle entrate per tener conto dei periodi di clima torrido e organizzati dei punti dove i visitatori potevano sedersi comodamente per ascoltare i racconti delle nostre guide.
Si potevano anche vedere lateralmente i meravigliosi edifici costruiti sul Monte Carmelo che costituiscono il Centro Mondiale, con l’imponente edificio sede della casa Universale di Giustizia, l’Edificio degli Archivi in cui sono preservate tutte le reliquie associate alla storia della Fede, il Centro per l’Insegnamento, il centro per lo studio dei testi, e la libreria dove sono preservati gli scritti originali della fede, oltre 16.000 tavole rivelate nelle lingue persiano, arabo e turco, che contengono tutto quello di cui l’umanità ha bisogno per i prossimi mille anni. Sono anche preservate tutte le traduzioni di parte degli scritti in oltre 800 lingue e idiomi del mondo. Si vedono anche le belle tombe di alcuni famigliari di Baha’u’llah.

Immagine21
Sede della Casa Universale di Giustizia
  Immagine22
Edificio degli Archivi
     
Immagine23
Centro Internazionale per l’insegnamento
  Immagine24
Edificio per lo studio dei testi

 

Immagine25
Tombe dei membri della famiglia
di Baha’u’llah
  Immagine26
Una delle bellissime fontane 
dei giardini pensili

 

A metà delle terrazze vi è anche l’ufficio per le informazioni al pubblico con un bellissimo auditorio dove vengono fatte proiezioni per illustrare a gruppi di visitatori la storia della Fede e dei principi cui la comunità mondiale Baha’i s’ispira.
Fu un’esperienza unica. Erano passati circa sei mesi dal mio arrivo. Sono rimasto a Haifa altri sei mesi fino a quando tutto il sistema si era stabilizzato e normalizzato. Poi giunse il triste momento di dare l’addio alla Terra Santa e ritornare in Europa per continuare la mia vita. Nei mesi precedenti, fu tenuto un bellissimo incontro con il Sindaco di Haifa, Sig. Amram Mitzna, e col direttore dell’Ufficio per il turismo. In quell’occasione mi fu consegnata a ringraziamento del lavoro fatto, una bella pergamena a firma del Sindaco ed una piastra di vetro con inserita una moneta romana.

Immagine27   Immagine28

 

Pochi giorni prima del mio rientro in Italia, fui invitato ad un incontro nella Sala del Consiglio con i membri della Casa Universale di Giustizia che vollero ringraziarmi per il lavoro fatto, informandomi della loro soddisfazione. Mi regalarono un bellissimo quadro dell’artista persiano Baha’i Mishkin-Qalam, famosissimo come artista in tutta l’Asia minore, anch’egli prigioniero assieme a Baha’u’llah, nel carcere di Akka, che rappresentava due pavoni, uno di fronte all’altro, la cui grafica è composta da testi e lettere, oltre ad una bellissima lettera della Casa Universale di Giustizia che conservo nei miei archivi personali. Fu un incontro molto toccante che conservo sempre nella mia mente e nel mio cuore.

Immagine29   Immagine30
Disegno dell’artista persiano calligrafo Baha’i Mishkin-Qalam

 

Al mio rientro in Italia impiegai un po’ di tempo per ritornare alla routine di città. Colsi l’occasione per fare numerosi viaggi nelle città italiane per raccontare agli amici Baha’i di quelle località l’esperienza che avevo fatto in quell’anno in Terra Santa. Approfittai per montare dei programmi con powerpoint, per illustrare con immagini quello che avevo visto, così da poter riferire ad altri un po’ delle mie sensazioni, di come si viveva al centro Mondiale, chi avevo incontrato ed un po’ dell’atmosfera di mondialità che si viveva in quei luoghi, avendo conosciuto ragazzi provenienti dai più disparati paesi e nazioni del mondo. Spesso facevo anche la cattiva figura di non sapere dove si trovavano alcuni dei paesi da cui provenivano.
Gli amici italiani colsero l’occasione per portarmi a parlare nelle scuole delle loro città parlando ai giovani dai cinque anni, fino alle università, dell’ esperienza di un viaggiatore che poteva considerarsi un po’ cittadino del mondo. A volte parlavo a cinque classi in una mattinata, rimanendo spesso senza voce.

Immagine31

I programmi che proiettavo sulle pareti scolastiche, arricchiti di suoni, davano ai ragazzi il vero senso di cosa fosse il mondo, dei suoi popoli, delle sue tragedie, della sua dimensione, della sua diversità, della sua storia e della necessità di questa era di trovare finalmente un po’ di pace e di fare che gli estremi fossero ridotti dando a tutti la possibilità di partecipare in modo equo allo sfruttamento delle risorse del mondo che sono poi di tutti.

Alla veneranda età di 103 anni, zia Enrichetta ha ritenuto che era il momento di raggiungere tutti i suoi famigliari che erano trapassati. Era l’ultima di quella straordinaria famiglia di cui mio padre era il più giovane. Quando Augusto è trapassato, Enrica si lamentava che non era giusto perché avevano fatto un patto che lei se ne sarebbe andata prima di lui, ma il destino ha voluto differentemente. I membri della famiglia, Maria Grazia, Marco, Beppe, Anna Maria, Alma, Vittorio, andavano sempre a trovarla tutti i sabati per tenerle compagnia e vedere cosa avese bisogno. Era sempre lucidissima.Mi chiedeva sempre della famiglia in Inghilterra e spesso la mettevo in contatto con loro con il cellulare. Era molto felice di sentire le loro voci e si raccomandava con loro di fare bene. Enrica era stata la maestra di Italiano di Nicole quando era piccolina e non se lo era dimenticato. Jannette la accudì quando si ruppe la spalla in un incidente d’auto a 80 anni e Enrica le é sempre stata molto affezionata.

 

Immagine32
A Monza mesi prima del 
trapasso di Augusto
  Immagine33
Con la mia famiglia

 

Immagine34
Con Anna Maria, Augusto e le pappardelle 
  Immagine35
Da giovane era molto bella

 

Immagine36
Con il fratello Augusto
  Immagine37
 Con il padre Amabile
  Immagine38
Con Maria Grazia

 

Aveva ricevuto dal sindaco di Milano al compleanno dei 100 anni il’ambrogino d’oro e a 101 anni vinse un premio letterario per un racconto organizzato dalla casa di riposo ove risiedeva. Lei non si era mai sposata dedicando la sua vita ai genitori.


Immagine39

Mia sorella Anna Maria è stata una cara ragazza che ha avuto la sfortuna di essere toccata da una malattia fastidiosa.
Spesso controllavamo il suo livello glicemico che schizzava alle stelle o si abbassava troppo in fretta. Lei era la direttrice dell’ufficio paghe e contributi di un’azienda vicina a Monza, di proprietà del carissimo Sig. Gerosa, un uomo di grande umanità che le voleva molto bene, recentemente scomparso.
Ella era andata in pensione e cominciava a godersi un po’ la sua vita. Devo dire che gli anni passati li ha ben vissuti viaggiando molto e non facendosi mancare nulla di quello che poteva permettersi. Era molto generosa con noi e con i suoi nipoti ed anche molto dolce. Durante il periodo della malattia di nostro padre aiutò moltissimo nel fare anche le cose più umili. Ho di lei un bellissimo ricordo. E’ stata per molti anni Vice presidente del Cenacolo dei Poeti ed Artisti di Monza e Brianza ed era amata ed apprezzata da tutto il gruppo degli artisti. Prima di lasciarci ci incaricò di acquistare un regalo da lasciare a ciascuno di tutti i soci del cenacolo da distribuire nell’occasione del pranzo di Natale.
Fu anche suo desiderio aiutare finanziariamente la pubblicazione di un bellissimo libro del nostro amico ed artista Mario Biscaldi, “Gli Sposi Promessi”, e cioè la riscrittura dell’opera del Manzoni, “I Promessi Sposi” in quartine

Anna giace ora serena al cimitero di Monza, in una bellissima tomba molto semplice, di fianco a quella della nostra zia Enrica, sorella di Augusto, trapassata alla veneranda età di anni 103 che Anna Maria, assieme a Maria Grazia, andò a trovare per anni, tutte le settimane, come era stato promesso a nostro padre per darle un momento di sollievo ed assistenza.

 

 

Immagine40
Con Mamma e Vittorio

 

Immagine41
Con Daniela e Nicole
 

Immagine42

Con Lucia e Daniela

 

Le foto di cui sopra la fanno vedere con mia figlia Nicole e mia nipote Daniela e la si rivede con Daniela dopo qualche decennio nella foto di destra.

Immagine43
Alle cascate del Niagara con la Zia Vittoria

 

Immagine44
Al matrimonio del nipote Nabil
  Immagine45
Con Maria Organtini



Anna Maria, Maria Grazia, io e nostra madre, Alma, abbiamo voluto onorare la memoria di nostro padre Augusto dando per anni una borsa di studio ad uno studente/studentessa straniero/a meritevole di aiuto, tramite il Centro Culturale di Brugherio “Il Giunco Onlus” diretto dal nostro caro amico, scrittore e sceneggiatore, Luciano Rossi, e dalla sua adorabile moglie. Il premio viene conferito annualmente in occasione della consegna dei premi del “Concorso Letterario Il Giunco – Città di Brugherio”.




Nabil, il figlio di mio fratello Giuseppe, che ho avuto il piacere di vedere crescere, ha terminato gli studi negli Stati Uniti e in Inghilterra. E’ diventato un bel ragazzo. Ha avuto la fortuna di conoscere Ndiitha, una bellissima ragazza Namibiana, che ho conosciuto durante l’anno di servizio fatto a Haifa. Lei insegna alla Facoltà di Agricoltura di Windhoek.
Si sono sposati in Italia ad Acuto dove hanno celebrato il matrimonio civile in Comne e quello baha’i al centro Studi baha’i di Acuto.
Ora vivono in quel paese e sono molto impegnati nel sociale, in particolare nel recuperare giovani dalle strade con progetti di educazione e assistendo la popolazione nei villaggi sul tema dell’AIDS.
La famiglia Robiati che rischiava di estinguersi ha oggi la fortuna di poter continuare a dare il suo contributo all’umanità attraverso il nostro nipotino Naeem, che è un bellissimo bambino di color caffellatte. Che Dio lo protegga nella sua vita. Naeem rassomiglia molto al nonno Augusto e chissà che non abbia proprio le sue straordinarie qualità. Un augurio fervente ai due genitori.

 

 

Immagine46
Matrimonio civile ad Acuto
  Immagine47
Vittorio, Nabil, Ndiitha, Jannette
Immagine48
Ndiitha, Nabil, Jimmy
  Immagine49
Noemi, Nabil, Mehry, Ndiitha, Giuseppe


Noemi, la figlia di mio fratello Giuseppe, ha completato gli studi in Inghilterra. Ha avuto la possibilità di passare qualche mese presso il Tahirih Justice Centre di Washington e presso la Baha’i International Community. Sta ora operando in Namibia nell’assistenza ai giovani orfani di quel paese. Ha passato qualche mese presso la tribù dei Guaymi insegnando nelle scuole dei loro villaggi in Costa Rica. Come suo fratello Nabil, sta dando ai suoi genitori grandi soddisfazioni ed io come zio ne sono molto fiero.

 

 

Immagine50
Noemi con suo padre Giuseppe
  Immagine51
Noemi con sua madre Mehry 
Sul retro sta passando mia mamma Alma