Una Vita dedicata al lavoro parte 3 capitolo 3

 

 


 

Tutti ricordano tangentopoli. Fu di un effetto impressionante perché fece chiudere un ciclo al mondo politico, anche se delle migliaia di persone arrestate a domino, poche sono rimaste in prigione. L’effetto sul mondo delle costruzioni fu devastante. Numerossime imprese chiusero i battenti, molti dei loro proprietari lentamente abbandonarono il campo. Molti direttori e tecnici delle imprese, che erano un gioiello dal punto di vista ingegneristico, lasciarono gli incarichi o per andare in pensione o per fare altro. Le imprese non rinnovarono gli uffici tecnici e i quadri con il risultato che fu smarrita una generazione. Oggi le imprese ancora si rivolgono agli ultrasessantenni, non essendosi formata una generazione intermedia di tecnici. In passato le imprese investivano nei giovani per formarli ed inserirli nel mondo del lavoro e nei cantieri, purtroppo questo si è perso e non sarà facile preparare questo personale. Una volta il mestiere veniva passato da padre in figlio.
Ho conosciuto tecnici che lavoravano con me, i cui figli poi hanno assunto incarichi in altri cantieri.

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Una serie di immagini dei quotidiani e periodici 
dell’epoca di mani pulite o tangentopoli

 

 


 

Durante le vacanze estive approfittai per fare in periodi differenti il giro ciclistico di due province italiane: Lazio e Puglie. Il giro del Lazio lo facemmo in due: io e ed Emanuele Schemmari.
Emanuele lavorava in ospedale in un reparto analisi, ma era anche un grande amante della bicicletta. Una giorno, durante un incontro, buttammo giù l’idea di fare il giro del Lazio in bicicletta e incontrare i sindaci di numerosi comuni. L’idea era di far conoscere loro un bellissimo libretto pubblicato dalla Comunita’ Baha’i Italiana dal titolo “L’Agricoltura per la pace”. Fu una settimana bellissima. Dormivamo in campeggio e poi ci facevamo circa 100 chilometri al giorno fermandoci in almeno 4 o 5 comuni. Ci presentavamo ai Sindaci e spiegavamo loro la nostra piccola campagna di sensibilizzazione ad un’agricoltura utilizzata come uno strumento di pace, dato che nel mondo vi erano (e vi sono tuttora) milioni di persone, vecchi, donne, bambini che morivano di fame, mentre noi distruggevamo milioni di tonnellate di agrumi o, come accadeva in Australia, milioni di capi di bestiame abbattuti per tenere alto il prezzo dei prodotti. I sindaci come amministratori potevano promuovere iniziative per ottenere delle politiche agricole a livello nazionale. Quando ci chiedevano l’origine dei testi contenuti nel libretto davamo l’informazione richiesta. Solo in una occasione, il Sindaco di Manziano obiettò dicendo che a loro bastava Gesù Cristo e che di questi strani personaggi orientali proprio non avevano bisogno; al che risposi gentilmente che, a onor del vero, Gesù Cristo non era proprio cittadino Romano de Roma, ma veniva anch’egli dall’oriente e portava un nome aramaico, tuttavia il suo messaggio si diffuse universalmente nel mondo. A Viterbo un giornalista del Quotidiano “Il Messaggero” ci fissò un’intervista e pubblicò un bell’articolo. Una volta prendemmo una strada in terra battuta che passava in un’area dove vi erano i famosi butteri, quelli che si misurarono con Buffalo Bill durante il suo viaggio in Europa battendolo. Bucammo diverse volte, ma per fortuna avevamo nello zaino tubolari a sufficienza. In quell’area trovammo una bella sorgente d’acqua a cui ci dissetammo per scoprire, solo poco dopo, che essa era magnesiaca, con un conseguente effetto devastante per i nostri stomaci. In campeggio dormivamo tutti e due in una tenda canadese e, siccome russavamo entrambi, fu un disastro.
Decidemmo che in un futuro giro ci saremmo portati dietro due tende. Schemmari che abitava a latina si è poi trasferito a vivere nell’Isola d’Elba dove ha organizzato con i ragazzi delle comunità baha’i dell’Isola delle belle cicloturistiche a sfondo sociale.

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Giro del lazio in bicicletta con il mio amico Schemmari
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Dormivamo in campeggio

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Dal momento che l’appetito vien mangiando, assieme ad altri amici, per la precisione sette, decidemmo di fare un giro per le Puglie. In quel periodo, tale regione era devastata dalla malavita e dagli sbarchi dall’Albania e allora decidemmo di fare un viaggio per portare un po’ di solidarietà alle caserme dei carabinieri ed ai sindaci di alcuni comuni. Fu un’esperienza bellissima. Eravamo meglio organizzati della volta precedente, eravamo accompagnati da un furgone di appoggio prestatoci dalla casa Editrice Baha’i nel quale avevamo messo il materiale di campeggio che ci serviva per la notte e tutto il materiale che avevamo deciso di distribuire. Il viaggio era stato annunciato per iscritto ai comandanti di tutte le caserme ed ai sindaci dei comuni che avremmo incontrato sull’itinerario. Avevamo portato da consegnare un bellissimo documento dal titolo “La Promessa della Pace Mondiale” edito dalla “Casa Universale di Giustizia”, dal “Centro Mondiale Baha’i in Haifa, Israele”, tradotto e pubblicato in centinaia di lingue nel 1985 che era stato dichiarato dall’ONU Anno internazionale della pace. Fu una circostanza meravigliosa. Fummo ricevuti da tutti, potemmo illustrare il contenuto del documento e spiegare che il nostro viaggio era stato riorganizzato in un momento drammatico per la regione. Questo fu molto apprezzato. In alcuni casi, i Comandi dei Carabinieri ci mandarono delle pattuglie che ci precedevano. Che emozione!
Pensammo anche di passare a Cellino San Marco per portare il messaggio ai coniugi Carrisi, Albano e Romina, ma erano fuori sede. La Radio Televisione di Bari, Radio Norba, ci invitò a rispondere ad un’intervista in diretta nel telegiornale del mattino per spiegare lo scopo della nostra iniziativa.

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Locorotondo
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Martinafranca
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Mappa delle puglie

 

Cicloturistica in Inghilterra con il campione del mondo Stephen Roche

In quel periodo ero abbastanza in forma e quando mi capitò di leggere su una rivista di ciclismo che Stephen Roche, assieme alla direzione del St. Julia’s Hospice (una struttura per i malati terminali) della cittadina di Hayle, in Cornovaglia, aveva organizzato una cicloturistica di tre giorni da Exeter a Penzance per raccogliere fondi, decisi di partecipare. Stephen Roche era molto famoso. Era di nazionalità irlandese e nel 1987 aveva vinto nello stesso anno il Giro d’Italia, quello di Francia, quello di Svizzera, il campionato del mondo e la classifica del superprestigio. E’ l’unico corridore al mondo ad aver vinto nello stesso anno queste corse e trofeo. Mi iscrissi, acquistai una borsa speciale per portare la biciletta in aereo, prenotai il volo, cominciai a raccogliere fondi dai miei sponsor e finalmente mi recai a Londra e, con una macchina a nolo, raggiunsi Exeter la cittadina di partenza. Dormii in un piccolo hotel e la mattina mi alzai molto presto per cucinarmi un bel piatto di spaghetti – per accumulare i necessari carboidrati. Mi presentai alla partenza, consegnai i fondi raccolti – circa 4 milioni di lire – e una targa a ricordo dell’evento da mettere nell’Hospice che riportava la massima di Baha’u’llah “La terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini”, oltre ad un centinaio di copie del libretto in lingua inglese “La promessa della pace mondiale”. La partenza era alle ore
nove. Eravamo un centinaio, ragazzi e ragazze, ben preparati, ed io gareggiavo con atleti che andavano come le schegge. Era stata stabilita una media minima e con uno sforzo terribile riuscii a mantenerla. Dormimmo e mangiammo nelle palestre e il primo giorno, dopo una bellissima doccia calda e un’ottima cena, andai nel mio sacco a pelo addormentandomi di schianto. La mattina dopo ripartimmo, ma era una giornata infame. Piovve tutto il giorno ed ero completamente fradicio nonostante la tenuta invernale. Conobbi Stephen Roche con cui ebbi un po’ di conversazione e scattai delle belle foto. Il terzo giorno arrivammo a Penzance, punta ovest della Cornovaglia. Potei apprezzare i meravigliosi paesaggi di questa terra. I quotidiani riferirono della cicloturistica menzionando anche la mia venuta dall’Italia. Conobbi molti ragazzi con cui tenni per un po’ di tempo contatti epistolari. Al quinto giorno, ritornai a Londra, dove mi reimbarcai per l’Italia mezzo distrutto, ma con la felicità di aver vissuto una bellissimo momento di solidarietà.

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foto di Vittorio con Stephen Roche, vincitore
nello stesso anno delGiro d’Italia, Giro di Francia
e Campionato del mondo
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Volantino della 
manifestazione

 

 


 

In quegli anni ci venne voglia di viaggiare e pensammo di passare con la famiglia un Natale in Svezia. Prenotammo un volo per la Norvegia. Sbarcammo a Trondheim e con una macchina in affitto procedemmo per la Svezia dove avevamo prenotato un bungalow. Nevicava e la temperatura esterna era di -30 gradi. Io non avevo mai guidato sul ghiaccio con le gomme chiodate ed andavo ad una velocità da lumaca. Dietro di me si era, di conseguenza, formata una colonna lunghissima.

Avevamo mal calcolato le distanze ed i tempi. In effetti, guidammo per circa 500 chilometri sotto la neve per arrivare finalmente di notte al bungalow in legno. Accendemmo il fuoco e ci cucinammo qualcosa per i nostri stomaci vuoti. Per fortuna c’era la televisione e potemmo sentire un po’ di notizie. La mattina, uscendo dal bungalow, potemmo apprezzare il piccolo villaggio in cui eravamo capitati che aveva un piccolo spaccio fornito di tutto. Mia moglie non era molto contenta perché non vi erano né negozi, né vetrine. Aveva però da accudire una figlia che era stata appena operata di appendicite e non poteva sciare, così passò il tempo a giocare a palle di neve. Io misi gli sci di fondo ai piedi e cominciai a godermi la favolosa neve fresca scesa durante la notte. Alle 11 era di nuovo buio ed io potevo fare sci di fondo in meravigliose piste, nei sentieri illuminati e con la neve cadente. Incrociai anche un alce che attraversava la pista. Che atmosfera favolosa! La cena di Natale fu il 24 perché questa è l’abitudine nei paesi nordici. Facemmo molte amicizie con famiglie che abitavano nel villaggio. Ripartimmo da un paesino vicino che aveva un aereoporto. Fu impressionante vedere il DC9 atterrare sulla neve con gli sci! Fu altrettanto impressionante veder arrivare gente che doveva partire, che indossava gli sci, li toglieva, li riponeva in una sacca portasci, faceva il “check in” e si imbarcava. Nel viaggio di ritorno ci fermammo a Copenaghen dove andammo a visitare la bellissima città e la famosa Sirenetta. Ci dissero che la Svezia d’estate è bellissima con tutti i suoi laghi. Del resto è la sola nazione al mondo dove sono più gli alberi piantati che quelli tagliati per cui la superficie boscosa è sempre più in aumento.

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Aeroporto in mezzo alla neve con temperature di meno 30.
I passeggeri arrivavano con gli sci di fondo.

Se li toglievano, le mettevano in una sacca che imbaravano
come bagalio a presso e partivano

Depurazione in Abruzzo

Fra un viaggio e l’altro vi erano sempre gli impegni del mio mestiere. L’impresa per cui lavoravo assieme alla Termomeccanica di La Spezia acquisì un contratto chiavi in mano per la realizzazione di 9 depuratori e 60 chilometri di linee fognarie per il risanamento della Val di Sangro in Abruzzo.
Fu fatta tutta la progettazione e l’esecuzione di alcuni dei nove depuratori, ma poi sorsero complicazioni con il Consorzio appaltante per la mancanza di fondi. I lavori si trascinarono stancamente per molti anni. Il particolare interessante era il sistema di controllo centralizzato. A Lanciano venne realizzato un edificio e furono installate attrezzature elettroniche che, con un sistema di telerilevamento che individuava eventuali guasti ai sistemi meccanici ed elettrici degli impianti, permetteva l’invio immediato dei tecnici per la loro riparazione. A capo del progetto c’era il Geom. Righetti che aveva messo in atto molti cantieri in Italia ed all’estero.

 


 

 

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Come detto innanzi, fu acquisita una commessa a Cipro e vi fui mandato per la sua gestione. Capo area per quel progetto era l’Ing. Antonio Portioli, anch’egli uomo di cantiere e d’Africa. Per la parte tecnica vi rimando al capitolo dei lavori, ma qui desidero raccontarvi alcuni interessanti episodi di quel cantiere. Tutti sanno che la Santa protettrice dei minatori, dei vigili del fuoco, è Santa Barbara che viene celebrata ogni anno il 4 Dicembre. Viene allora celebrata una Santa Messa in galleria.

Alla fine si fanno esplodere dei candelotti di dinamite e poi si fa un bel pranzo dove vengono invitati tutti i dipendenti del cantiere ed il personale della Direzione lavori e del cliente. A Cipro stavamo scavando una galleria e quindi occorreva organizzare la Santa Messa nella galleria stessa, addobbando un altare e attrezzando sedie per gli invitati. Fra i nostri dipendenti ed operai vi erano ciprioti che erano ortodossi, molti italiani che erano cattolici, e dei serbi e bulgari anch’essi ortodossi. Occorreva quindi organizzare una cerimonia mista con un sacerdote cattolico ed un pope ortodosso. Sembrò la fine del mondo perché i due, invitati a fare una celebrazione assieme, si erano assolutamente rifiutati. Ci volle un incontro alla presenza di un rappresentante del Ministero dei lavori pubblici per convincere i due che non vi erano né due religioni, né due divinità, ma una sola Fede Cristiana cui appartevano la maggior parte dei dipendenti dell’azienda. La cerimonia la fecero ma non assieme, prima uno e poi l’altro. Nella presentazione che tenni raccontai la storia di Santa Barbara.

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Celebrazione religiosa della festa di 
Santa Barbara il 4 Dicembre

 

La sua leggenda, molto popolare nel medioevo, ha ispirato patronati e un'iconografia così imponente che l'hanno radicata nell'immaginario occidentale.
Barbara, il cui nome era il femminile di Barbarus, era la bella figlia di un ricco pagano che si chiamava Dioscuro. Il padre l'aveva rinchiusa in una torre per sottrarla ai tanti pretendenti. Troveremo la torre anche nella Passio di un'altra santa,Cristina di Bolsena.
La fanciulla, che si era già consacrata al Cristo e non aveva alcuna intenzione di sposarsi, approfittò di una piscina nei pressi della torre per battezzarsi da sola. Poi ordinò che nella torre, accanto alle due finestre già esistenti, se ne aprisse una terza per simboleggiare la Santissima Trinità.
La torre d'altronde è sempre stata in ogni tradizione la "porta del cielo", la via per elevarsi fino alla dimora degli dei. Anche in quella cristiana è simbolo di ascensione e nello stesso tempo di vigilanza. Fissata su un centro, il centro del mondo, comunica come il campanile l'energia divina ed è scala verso il divino. In un mito greco si racconta che Danae, imprigionata in una torre, ricevette la pioggia d'oro fecondante di Zeus. Quando il padre, che si era allontanato per qualche giorno, tornò dal viaggio, capì immediatamente il simbolismo delle tre finestre. Irritatissimo decise di ucciderla: anche questo topos lo ritroveremo nella Passio di Santa Cristina, pur con alcune varianti. Ma la fanciulla riuscì miracolosamente a fuggire passando attraverso le pareti della torre.
La sua fuga non durò molto perché un pastore, scoperto il nascondiglio, lo rivelò al padre; e a poco servì che il Signore lo punisse trasformando le sue pecore in scarabei. Catturata, Barbara venne condotta davanti al prefetto Marciano che , dopo aver inutilmente tentato di farla abiurare, ordinò di torturarla rivestendola di panni rozzi e ruvidi che le provocarono ferite in tutto il corpo. Ma durante la notte, narra la leggenda, un angelo le apparve in carcere risanandola.
Il giorno seguente il prefetto la fece straziare da piastre di ferro roventi. Fallita anche questa tortura, Barbara e una certa Giuliana, catturata nel frattempo perché si era confessata cristiana mentre assisteva alle torture della fanciulla, furono sottoposte al supplizio delle fiamme accese ai loro fianchi.
Ma nemmeno queste riuscirono a domare Barbara; sicché il prefetto ordinò di trascinarla nuda per le vie della città flagellandola. Ed ecco l'ultimo prodigio: il Signore, ascoltando le preghiere della martire, oscura il cielo con nuvole nere e la terra con una fitta nebbia per impedire a chiunque di vederla. Alla fine Marciano condannò la giovinetta alla decapitazione che fu eseguita addirittura da suo padre.
Non l'avesse mai fatto! Mentre tornava a casa dopo l'assassinio, un fulmine a ciel sereno lo colpì incenerendolo completamente.
A questa leggenda si è ispirata tutta l'iconografia dove la si rappresenta con una torre in mano, come ad esempio nel quadro della cerchia del Botticelli, custodito nella Pinacoteca di Lucca, e in quello di Cosimo Rosselli alla Galleria dell'Accademia a Firenze; oppure, come in Barbara e la pisside di Luca Cranach il Vecchio (Pinacoteca di Dresda), con la torre alle spalle e una pisside in mano.
Quest'ultimo attributo nasce dal patronato contro la morte cattiva e improvvisa, allusione a quella del padre, e dalla preghiera che recita: "Signore, per intercessione di santa Barbara, concedici di ricevere il sacramento prima di morire".
Per questo motivo le confraternite della buona morte l'hanno sempre avuta come patrona.
Il fulmine vendicatore ha ispirato anche il suo patronato contro le folgori, come testimoniano molti proverbi: "Santa Barbara benedeta liberème de sta saeta" dice un'invocazione veneziana che viene recitata durante i temporali e alla quale corrisponde un'altra in italiano: "Santa Barbara benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta" Gesù Nazareno, liberaci dal tuono e dal baleno". Dopo la scoperta della polvere da sparo, che riuniva in sé la potenza del lampo e del fulmine, la inerme fanciulla diventò anche la patrona dei lanzichenecchi, che portavano gli archibugi, degli artificieri, minatori e artiglieri.A quest'ultimo patronato allude probabilmente il cannone sul quale lei appoggia un piede nel quadro settecentesco di Giovan Battista Moroni, La Vergine e il Figlio con Barbara e Lorenzo, nella Pinacoteca di Brera a Milano. Successivamente è diventata anche la patrona dei vigili del fuoco che continuano a festeggiarla il 4 dicembre sebbene sia stata depennata dal nuovo calendario liturgico in vigore dal 1970. Ha infine ispirato il nome del deposito delle munizioni sulle navi da guerra, che si chiama "santabarbara".

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La mano d’opera utilizzata in quel cantiere. Si era iniziato con italiani e ciprioti, ma siccome i costi erano troppo elevati ci si indirizzò anche ai serbi, i quali essendo di religione ortodossa non avevano problemi a lavorare con i ciprioti, anch’essi ortodossi. Ci fu poi offerta della mano d’opera bulgara da parte di una grande azienda di stato che aveva oltre 20.000 dipendenti cui attingere. I bulgari sono sempre ortodossi. Il lavoro poi prese la sua routine e le cose andarono per il meglio.

Dall’Italia, e precisamente dalla Rizzani de Eccher, giunsero i tecnici ed operai specializzati per il montaggio delle attrezzature e per la produzione ed il varo dei conci da usare per gli impalcati dei viadotti.

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In galleria una notte vi fu un incidente quando dell’esplosivo inesploso detonò appena toccato da una macchina da galleria e rese cieco il minatore italiano che la utilizzava. Fu una tragedia.
Facemmo venire da Israele, con un Jet, uno dei maggiori esperti mondiali di chirurgia della vista che visitò l’operaio all’ospedale inglese dove era stato ricoverato, ma non c’era nulla da fare. Lo stesso fu tentato senza successo dopo il suo rientro in Italia dove fu fatto visitare nelle migliori cliniche. Purtroppo, questi incidenti rimangono come macchie nella memoria e si portano fino alla fine della vita.

 

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Il bellissimo mare cipriota si trovava vicino all’area dei lavori per cui a pranzo ogni tanto andavamo a mangiare delle ottime insalate miste e del buon formaggio locale. Si mangiava anche del buon pesce, ma tutto importato perché negli anni precedenti, usando la dinamite per pescare, avevano ammazzato tutta la fauna acquatica.

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Un momento di distensione con alcuni amici 
che avevano un bed and Breakfast vicino a cantiere

 

Durante l’esecuzione dei lavori, facemmo una scoperta interessantissima. Stavamo scavando la fondazione di una spalla di un ponte sulla riva di un fiume quando, improvvisamente, vi fu un crollo del terreno che espose una caverna. Scoprimmo che era una tomba nel quale vi era una gradino rialzato su cui era adagiato uno scheletro. Sul pavimento erano visibili un altro scheletro, molte anfore ed altri oggetti. Informammo subito il dipartimento di archeologia che intervenne rapidamente, rilevò la caverna e effettuò una documentazione fotografica asportando quindi tutto il materiale all’interno. Ci dissero poi che lo scheletro apparteneva ad una donna, che era molto alta e che vi erano ancora i capelli che si erano mineralizzati o qualcosa di simile.

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L’interno della caverna trovata mentre scavavamo 
la fondazione di una spalla di ponte

 

Cipro è un vero e proprio laboratorio archeologico. La posizione dell’isola la rendeva comoda piattaforma di transito per i commerci, per i viaggi nell’area e per l’occupazione militare in vista di rifornimenti ed altro, un po’ come Rodi e Malta, per cui vi transitò un’infinità di culture. Ognuna di queste ha lasciato le sue tracce. Quelle dei romani sono molto evidenti con impressionanti anfiteatri ed altre opere.

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Resti archeologici testimoni del passaggio di varie civiltà

 

Dopo Paphos, esiste un’area dove si trova una cava di roccia, oggi sommersa dalle acque del mare.
Apparentemente questa cava veniva usata per l’estrazione di blocchi portati con delle chiatte in Egitto per la costruzione delle piramidi.
La capitale Nicosia è una bella città che all’epoca dei nostri lavori era divisa in due. Quella a Nord nelle mani dei Turco Ciprioti e quella sud dai Greco Ciprioti.
Nel centro della città vi sono delle magnifiche mura che formano il perimetro della Nicosia antica costruite dalla Repubblica di Venezia che aveva occupato Cipro dal 1489 al 1571.
Queste mura sono identiche a quelle della Fortezza di Palmanova, progettate e costruite da un gruppo di tecnici, guidati dall’Ingegnere militare di Venezia Giulio Savorgnan nell’anniversario della battaglia di Lepanto, per difendere il confine orientale. La fortezza cipriota fu costruita nel 1593. Era perfettamente simmetrica a forma di stella a nove punte, circondata da un fossato con tre entrate.
Era proprio strano vedere nel centro di un isola così remota un’opera identica a quella che si trova in questa città del nord Italia.

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Mura di Nicosia – solo la parte 
greco cipriota
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Leone di Venezia
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Una delle porte di accesso 
alla città storica
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Dettaglio delle mura con il fossato

 

Faceva effetto, giungendo a Nicosia in macchina, vedere una collina a Cipro Nord, sulla cui scarpata era stata incisa una gigantesca bandiera turca con la sua falce e martello, per ricordare a tutti che là vi erano loro.


Cipro era guidata dall’Arcivescovo Macarios che manteneva la situazione politica stabile, ma un gruppo di Greco Ciprioti tendeva la mano alla Grecia quando il rapporto fra Turchia e Grecia era al limite di stato di guerra. Questa situazione dei greco ciprioti e Grecia innescava l’invasione dell’Isola da parte dei turchi, i quali erano convinti che la Grecia stava preparandosi ad un colpo di mano.

Il 20 luglio 1974 la Turchia invase il territorio della Repubblica di Cipro, che detiene fino ai nostri giorni con oltre il 36% del suo territorio.

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Furono molti i tentativi di riconciliare la situazione, ma sempre senza successo. Nel 2004 la Repubblica di Cipro – la parte Greco Cipriota - è membro dell'Unione Europea.
A seguito del conflitto, circa un terzo della popolazione della Repubblica di Cipro nel 1974, è rappresentato da profughi nella loro stessa patria; più di 500 chiese, cappelle e monasteri (cattolici, maroniti, armeni e ortodossi), sono stati occupati o distrutti; le truppe turche inviate nella parte occupata dell’Isola sono circa 43.000 unità. (Notizie tratte da Wikipedia – Enciclopedia libera)

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Statua a Nicosia dell’Arcivescovo Makarios
e fortino lungo la linea di demarcazione

 

Naturalmente faceva anche effetto vedere la fortezza divisa in due con una fascia franca, protetta dal filo spinato e dai caschi blu delle Nazioni Unite. So che recentemente questa divisione è stata tolta man mano che le relazioni fra le due aree si normalizzano definitivamente.
Mentre visitavo l’isola sono anceh andato a vedere la diga costruita dall’Impregilo assieme alla Impresa cipriota Johannou & Paraskevaides, la diga di Kurium.

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Famagosta è un’altra città di grande interesse dell’isola e si trova nella parte Turco Cipriota ad oriente. Dopo l’invasione turca rimase una città fantasma per molti anni, era come una città congelata. Nelle vetrine dei negozi si vedevano le ragnatele, rimaste lì da decine di anni. Famagosta è famosa per la storia del Generale Bragadino della Repubblica di Venezia che all’epoca occupava l’isola e che difese la città nel 1570 dagli attacchi della flotta dell’Impero Ottomano, comandata da Lala Mustafa Pasha. Agli occupati fu promessa la libertà se si fossero arresi, ma questa promessa non venne mantenuta e gli occupati furono tutti uccisi, la città saccheggiata e il Generale Bragadino spellato vivo.

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Una parte del territorio cipriota è territorio della Corona Inglese, che comprende anche una fetta della cima del Monte Olimpo, alto circa 2000 metri, dove d’inverno si può andare a sciare. Su questi terreni vi sono dei giganteschi radar inglesi costruiti durante il periodo della guerra fredda che controllano il territorio verso oriente e al nord per migliaia di chilometri. Poi, sulla costa vi è un’enorme base militare inglese che prende il nome di Akrotiri costituita da una base aerea ed un porto per sommergibili.

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Viste dei radar

 

La comunità Baha’i Cipriota

Nella parte cipriota dell’Isola esiste un bel Centro Baha’i dove vengono tenute numerosissime attività nelle quali viene messo in risalto il pensiero baha’i riguardo all’unione fra i popoli e all’unità del genere umano. La comunita’ baha’i cipriota è molto attiva, anche se i pregiudizi, particolarmente quelli della comunita’ ortodossa, non facilitano lo scambio di idee e tendono a formare una barriera. I baha’i sono presenti sia nella comunità greco cipriota che in quella turco Cipriota. Spesso sono state fatte delle riunioni, mettendo insieme le due comunità con grande sorpresa dei cittadini delle due aree dell’isola. Come era possibile che un greco cipriota ed un turco cipriota potessero condividere la stessa Fede ed abbattere le barriere che li hanno divisi per millenni? Be’, quello che vedevano era la prova che la forza di questa nuova rivelazione abbatteva definitivamente quelle barriere.

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Chiese greco cipriote e monastero ortodosso

 

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Moschee a Nicosia in parte abbandonate e chiuse come le chiese ortodosse al nord

 

Ricordo un bellissimo incontro con la comunita’ indiana dell’Isola. A Cipro vivevano molte persone provenienti dall’India, dal Bangladesh, dalla Malesia e da altri paesi per fare quei lavori umili che nessuno voleva fare.

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Fu allora organizzata al centro Baha’i di Nicosia un piacevole incontro con letture di preghiere e tavole dall’induismo, dagli scritti baha’i con musiche e danze indiane, ed un ottimo pranzo a base indiana e cipriota. Era presente anche il Commissioner del Commonwealth.

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A Cipro conobbi uno straordinario compositore e pianista proveniente dalla Bulgaria, Alex Zografov con la sua meravigliosa famiglia. Lui era in effetti scappato da giovane per rifugiarsi negli Stati Uniti. E successivamente a Cipro. La moglie era una grande poetessa. Lui ebbe anche l’incarico di fondare e dirigere il Coro Nazionale di Cipro per molti anni, che ebbe grandi successi nelle tournée in giro per il mondo. Una volta, durante un’intervista televisiva registrata a casa sua da parte della TV cipriota, parlò della sua Fede. Questo provocò una reazione incredibile da parte delle autorità. Fu licenziato in tronco e dovette lasciare l’isola dopo molti anni per ritornare a Los Angeles dove portò avanti la sua carriera musicale.

Oggi so che è ritornato in Bulgaria dove la comunita’ Baha’i è libera di esprimere la sua Fede dopo gli oscuri anni del regime comunista.


I Pic Nic
Un modo per cercare di superare il pregiudizio religioso è stato quello di organizzare dei bellissimi pic nic in cui era possibile giocare, divertirsi e liberamente scambiare le proprie idee e visioni.
Invitai diversi amici ciprioti che avevo conosciuto durante il periodo lavorativo e fu il modo migliore per abbattere molte della barriere che si sentivano nell’aria. Questo permise anche che alcuni miei amici greco ciprioti partecipassero a questi incontri per condividere idee sul futuro del mondo in modo che i nazionalismi e fanatismi religiosi non fossero da ostacolo alcuno al futuro mondo unito ed all’abbatimento dei conflitti che ancora oggi insanguinano la terra.


 

Cipro è ricchissima di foreste e di una meravigliosa vegetazione con vigneti da tutte le parti. Fra le varie piante che si notano vi è la famosa carruba, le cui bacche secche sono dolci e si possono masticare. Ora viene raccolta solo per essere utilizzata come mangime di animali. Una pianta che è uno spettacolo per Cipro è il famoso cedro del libano di cui si parla nei libri del famoso scrittore, poeta, pittore libanese Gibran Khalil Gibran, autore del famoso libro “Il Profeta”, il piu’ venduto libro negli Stati Uniti con oltre 30 milioni di copie.

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Famosissimi Cedri del Libano che 
svettano maestosi e stupendi

 

I colleghi

Desidero in questa occasione ricordare con affetto alcuni dei tecnici che hanno lavorato in questo cantiere:
Geom. Grano, Antonio Schirosi, Sig.na Oliva Insigne, Maurizio Peresson, Menegon, Aldo Insigne, Aspasini, Antonio Esposito, Elena Koosoulou... Doros. Mi scuso con coloro che non ho menzionato, ma gli anni e la mia memoria cominciano a fare cilecca.


Nacque un buon rapporto con il commercialista cipriota Joseph Kokkinos che gestiva i nostri bilanci. Egli veniva da Cipro Nord dove aveva le sue terre e proprietà, perse dopo l’invasione turca.

Chissà se le ha potute riavere o se gliele hanno compensate! Cogliemmo l’occasione per presentare, in un circolo culturale inserito dentro le mura della fortezza, un libro di mio fratello che era appena uscito in lingua inglese: “Faith and world economy a Joint venture”. Erano stati invitati numerosi economisti dell’Isola e persone di cultura. Era stato anche pubblicato un articolo sui quotidiani dell’Isola. All’organizzazione aveva collaborato pure Maria, la sorella di Joseph Kokkinos, che solitamente viveva a Londra. La presentazione fu fatta dal fratello di Joseph, un economista di Sinistra ben quotato nell’isola. Fece un’ottima presentazione. Il libro potè anche essere acquistato in alcune librerie della citta’ dove era stato esposto in vetrina. Sono grato a mio fratello che a sue spese venne dall’Italia per questa presentazione.
Io avevo negli anni passati fatto amicizia con un grande professore di geotecnica di Torino, il Prof. Sebastiano Pelizza, grande specialista nella realizzazione di opere in sotterraneo. Il suo curriculum, rintracciabile sul Web, fa veramente invidia. Lo conobbi quando realizzammo le gallerie del passante ferroviario Porto di Genova Voltri – Passi di Valico. Con lui collaboravano l’Ing. Piergiorgio Grasso, oggi Presidente di Geodata di Torino e il Dr. Barisone.
A Cipro realizzammo due gallerie parallele scavate in una calcarenite. Demmo una consulenza a Geodata per dimensionare le centine e lo spessore del rivestimento. Il Prof. Pelizza venne in visita alle gallerie in costruzione.
In quell’occasione ci mettemmo d’accordo per fare un seminario col il personale del Ministero Lavori Pubblici il cui ufficio si trovava a Paphos ed il Direttore si chiamava Dino. Il Prof. Pelizza trattò il tema delle gallerie in generale ed il loro dimensionamento con il sistema degli elementi finiti ed i relativi sistemi costruttivi, mentre io diedi alcuni elementi dell’unica costruenda galleria a Cipro.
Tenni una conferenza a Monza su invito del Cenacolo dei Poeti ed artisti di Monza e Brianza nella persona del suo presidente Maria Organtini, dove intervenne come ospite anche il console di Cipro.
Parlai di quel meraviglioso paese e della sua gente e della sua stroia e delle sue recenti vicissitudini politiche. Il Console fu commosso da rivedre molte foto del suo paese e poter respirare i dolci aromi della sua natura.

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Il Console Cipriota a sinistra con Maria Organtini al centro

Ci sarebbe molto da scrivere su Cipro, ma il mio spazio è limitato. Posso solo invitarvi a visitare l’isola che è dotata di modernissime infrastrutture turistiche ed uno splendido mare ove bagnarsi, inoltre permette di fare degli interessanti viaggi culturali e di visitare i luoghi della dea Venere o Aphrodite uscita dalle acque.
Desidero per ultimo ricordare le meravigliose icone che si trovano nei musei dell’Isola che fanno parte del patrimonio storico ed artistico del paese ed i monasteri dei Pope – Sacerdoti ortodossi, dove vi sono affreschi e pitture meravigliose.

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A Cipro sono famossime le Icone di cui qui ve ne mostro sei