Una Vita dedicata al lavoro parte 3 capitolo 1 - Il rientro dal Camoroun

« Prec
Succ »

Concluso l'impegno preso per il Camerun, rientrai in Italia e tutta la famiglia vi si riunì. Fu l'inizio di un nuovo periodo ed un nuovo ciclo di avvenimenti. Riprendere a lavorare nella sede centrale di Cogefar in Bastioni di Porta nuova fu un grande stimolo. Il mio direttore era l'Ing. Martinengo, responsabile per i lavori della Cogefar in Africa. Vi era il Geom. Braito, con cui collaboravo per missioni specifiche, che ho poi incrociato di nuovo molti anni dopo e che mi ha aperto la porta per collaborare con l'Ing. Piero Groppo Sembenelli. Con l'Ing. Ornati - di cui mi rimasero impressi i suoi andata e ritorno dal lavoro in bicicletta - mi dedicai alla preparazione di alcune gare d'appalto ed infine, con l'Ing. Carrara, responsabile dell'Ufficio Impianti, coadiuvato dagli Ing. Farina e Mattioli e dal geom. Garlaschelli, fu intrapresa una fattiva collaborazione per l'esecuzione di alcuni progetti, tra i quali la costruzione di un impianto idroelettrico nelle Isole di Mauritius nell'Oceano Indiano. Ricordo con affetto anche il geom. Melé, responsabile dell'Ufficio Acquisti e Materiali.

Debbo ringraziare ancora in questa occasione il compianto Ing. Leonardi per la sua generosità e per l'immenso aiuto che offrì alla mia famiglia quando venne colpita da un disastro inatteso: la prematura scomparsa di nostra figlia Emma Jane. Non mi soffermo su questo tema perché fu una tragedia per me, e soprattutto per mia moglie Jannette. La nascita, qualche anno dopo, di nostra figlia Louise Amy portò sollievo a mia moglie ed a tutta la famiglia riempiendo un vuoto terribile.

Immagine
Dr. Franco Nobili
  Immagine2
Simbolo Cogefar

 

In quel periodo ebbi anche la grande opportunità di conoscere l’Ing. Bellettini, Direttore Centrale per l’Italia, l’Ing. Ceppi e, naturalmente, di rincontrare il Direttore dell’Ufficio Personale, il compianto Rag. Fiore, ed ancora il carissimo Rag. Luppi e il Direttore amministrativo Dr. Stella,nonché il Direttore finanziario Dr. Luzio e per le finanze ed assicurazioni Rag. Dall’Arche. Allora ebbi anche l’occasione di conoscere il Dr. Tamburi, incaricato per i finanziamenti, che in futuro sarebbe diventato famoso in quel campo a livello nazionale. Fu per me un grande onore lavorare a contatto con l’Ing. Pietro Lunardi che era l’Ing. Geotecnico Capo della Cogefar presso il Gran Sasso. Lunardi poi avviò la sua impresa per consulenze Geotecniche RockSoil e infine divenne Ministro per le Infrastrutture nel secondo Governo Berlusconi. Naturalmente, le abilità e i contatti insieme all’incoraggiamento del Presidente Dr. Franco Nobili, e dell’Amministratore delegato Ing. Leonardi, sono sempre rimaste nel mio cuore.
Nel frattempo mi dedicavo anche ad accompagnare ingegneri provenienti da diverse parti del mondo a visitare in Italia alcuni grandi lavori d’Ingegneria Civile in corso di realizzazione da parte della Cogefar, in particolare la Costruzione della diga di Ridracoli e la costruzione della doppia galleria stradale sotto il gran Sasso.
La diga di Ridracoli, una diga ad arco cupola costruita vicino a Forlì, aveva avuto un enorme problema di instabilità della spalla destra con la presenza di roccia stratificata in frana appoggio che richiese la cucitura con tiranti attivi molto profondi per evitare lo scivolamento verso valle della nuova struttura. Era quindi un’opera interessantissima da studiare da parte degli specialisti di altre aziende e direttori dei lavori di altri progetti. Il risvolto drammatico di questa diga fu che essa era stata costruita per rifornire di acque il versante della riviera romagnola, ma non poté essere utilizzata in quanto non era stata programmata in tempo la costruzione della condotta che dalla diga portava a valle. Fu realizzata anni dopo.

Immagine3
Foto della diga di Ridracoli
Immagine4   Immagine5

Le gallerie sotto il gran Sasso costituirono un’opera d’ingegneria enorme iniziata nel 1968. Due canne di oltre 10.176 metri cadauna. Per ragioni geotecniche, la costruzione incontrò delle enormi difficoltà e il lavoro risentì anni di ritardo ed il decuplicamento dei costi. Inoltre, il problema geotecnico portò all’intercettazione, svuotamento ed abbassamento di sorgenti acquifere del Gran Sasso, provocando un grave danno ambientale. Queste acque furono intubate con grosse condotte sotto la carreggiata stradale, furono portate in riviera ed utilizzate dalla cittadinanza. Inoltre gli studi delle caratteristiche del massiccio roccioso evidenziarono la sua capacità di filtrare i neutrini per cui si aprì la strada per la realizzazione del laboratorio nucleare dentro la montagna, progetto lanciato dal Fisico nucleare italiano Antonino Zichichi.

Immagine7

 

Immagine6

« Prec
Succ »