Una Vita dedicata al lavoro parte 2 capitolo 5 - Descrizione dei lavori

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. Qui di seguito vi riporto qualche immagine di alcuni lavori

 

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Un disastro.

In Arabia Saudita non piove spesso, ma una volta ci ha colpiti una grandinata che è durata un'ora. Sul terreno vi erano 40 cm di grandine. Aveva sfondato tutti i vetri dei mezzi di lavoro e nei wadi correva acqua come un fiume in piena. Ci cagionò molti danni. In parte dei rilevati, dove non avevamo ancora completato i tombini che l'attraversavano, l'acqua correva longitudinalmente al rilevato, portandone via una fetta. Nei punti in cui avevamo scavato le fondazioni dei ponti, e magari dove eravamo pronti a gettarle o avevamo casserato le pile, ci ha riempito tutto di sabbia. Fu un disastro e ci volle molto tempo per rimediare.

La vita sociale.

Noi lavoravamo tutto il giorno, ma non c'era molto da fare per le quattro famiglie: Robiati, Conti, Giannini, Racitti. Avevamo organizzato una scuola elementare per i bambini. Quando uscivano a passeggiare più che altro, incontravamo ragni, scorpioni e tanta sabbia. Qualche volta organizzavamo dei pic nic presso un massiccio roccioso distante qualche decina di chilometri con relativa grigliata.

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Una delle aree dove facevamo i pic-nic al venerdì
giornata festiva settimanale in Arabia Saudita

 

Ogni tanto andavamo all'oasi dell'emiro e le donne saudite preparavano il loro pane cotto su rocce scottate dal sole. Lo stesso si poteva fare con le uova e frittate.

Ogni tanto l'emiro del villaggio ci invitava con le famiglie a casa sua nell'oasi. Le donne passavano dal retro e noi uomini dal davanti. Ci si sedeva per terra con le gambe incrociate. Al centro vi era un gran vassoio di ottone su cui erano molti chili di riso bollito contenente uvette e pinoli e sopra vi era un capretto bollito (kharouf). Si mangiava con le mani. Con il riso si facevano delle palline che si infilavano in bocca con il pollice, e la carne di capretto veniva strappata letteralmente e messa in bocca. Devo dire che il tutto era saporito. Alla fine si mangiava del formaggio che ti veniva versato nelle mani da una sacca di intestino nella quale era stato sbattuto. Spremevi via il caglio e mettevi il resto in bocca. Poi ti portavano delle bacinelle di acqua con cui ti potevi lavare le mani. Finalmente arrivava il caffé. Si chiamava ghawah. Era un caffé macinato praticamente crudo a cui venivano aggiunte delle spezie. Veniva versato in tazzine molto piccole e quando restituivi la tazzina, o la coprivi con la mano o dicevi "Khalas" ("Basta"), altrimenti te ne rifilavano ancora un po'. Quando lo assaggiai per la prima volta nella tenda di un emiro, per un pelo non caddi svenuto! Poi ci ho fatto l'abitudine…

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Tipico caffè saudita contente i semi di Cardamon 
e tipico versatore e tazzine

 

Le donne che erano entrate nel retro, e che mangiarono con le donne arabe della famiglia, ebbero il privilegio di poter assumere il cibo con le posate.

Una volta in un pic-nic con l'emiro, nella sua oasi, ci assaporammo un lucertolone di deserto bollito. Per loro era una roba prelibata, sapeva di pollo.

Le famiglie si riunivano per pranzare e passare assieme qualche ora lieta in allegria.

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A Natale organizzammo una festa in mensa con Babbo Natale che vi arrivò con un dumperino con i pacchettini regalo per tutti. È strano che ce lo permisero, dato che in quel paese vi è molta intolleranza, specialmente quando si tratta di cose religiose.

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Qualche volta si andava nei paesini un po' più grandi per fare la spesa al mercato.
Quando arrivavano le tempeste di sabbia, questa si infilava dappertutto e occorrevano giorni per poterla ripulire tutta.

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Una volta venni invitato da un emiro di un villaggio vicino, di sera, senza molto preavviso. Vi andai in macchina scortato dai miei ospiti. Era nel deserto, sotto una tenda fatta di lana di cammello. Sotto le stelle, con il fuoco acceso perché la notte nel deserto spesso fa freddo, con il turbante da arabo, mangiammo alla solita maniera. Siccome l'umidità era molto bassa, forse il 15%, il cielo stellato era qualcosa di fantastico, credevo di poter toccare gli astri con le mani.

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Nel deserto con un cammello arrabbiato e in una tenda di beduini

 

Occorreva stare molto attenti con il linguaggio e il comportamento poiché bastava un nonnulla per essere denunciato ed arrestato. A molti lavoratori italiani scappava una bestemmia e si beccavano la denuncia con arresto. Per liberarli occorreva trattare con il denunciante e risolvere la questione a colpi di dollari. A qualcuno venne la bella idea di produrre bevande alcoliche con i datteri. Fu scoperto e denunciato. Per tirarlo fuori di prigione stessa tiritera.


Un'altra volta il contabile di cantiere, certo Conti, andò al mercato di Bureidagh a fare un po' di spesa per la mensa - piuttosto, i polli venivano dai frigoriferi di De Nadai a Geddah e le uova erano in polvere. Egli portava i capelli un po' lunghi, ma non eccessivamente. Arrivato al mercato, fu visto da un vecchio Muttawah - un prete che con il bastone cominciò a colpirlo e poi, chiamata la polizia, lo portarono dal barbiere e, davanti ad una folla di curiosi che si sbellicavano dalle risa, lo rasarono a zero e poi lo lasciarono andare. Naturalmente, al rientro al campo chiese di poter avere il biglietto di ritorno per l'Italia.

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Feci diversi viaggi a Riyadh per sbrigare pratiche che richiedevano la mia presenza dato che non ci furono concesse le licenze per le radio. Avevamo due macchine che partivano tutte le mattine, una per il cantiere e una dal cantiere.
Dopo un lungo periodo su quel cantiere, mi fu chiesto di rientrare in sede perché destinato alla direzione della costruzione della diga di Shiroro, in Nigeria, dove però non andai.
Con moglie e figlie, facemmo un viaggio in Kenia, a Malindi, dove potemmo assaporare di nuovo del buon cibo, la vista del verde ed un mare meraviglioso.
In quell'occasione andammo a visitare la famosa piattaforma San Marco posta proprio sull'equatore, da cui venivano lanciati i satelliti utilizzando razzi Scout di fabbricazione americana. La traiettoria dei satelliti era equatoriale e poteva fare rilevamenti per studiare i campi magnetici terrestri.
Abbiamo potuto esplorare i meravigliosi colorati banchi della barriera corallina e dei pesci che la frequentavano. Io feci anche un viaggio a mare su una barca a vela locale dove pescammo con le reti tradizionali, catturando anche un pesce martello che fa parte della famiglia degli squali.
Non perdemmo l'occasione di visitare numerosi Parchi Nazionali, vicino a Malindi, e poi vicino a Nairobi, osservando una straordinaria fauna.

 

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