Una Vita dedicata al lavoro parte 2 capitolo 4 - In Sudan - Strada Port Sudan - Haya

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Come ho citato innanzi, l'Impresa Giuseppe Torno era in contatto con il governo Sudanese con cui aveva in passato collaborato nella costruzione della diga di Kashm al Qirbah, sul fiume Atbara. Si trattava di fare un'offerta con finanziamento da parte del governo Italiano. Il progetto era dell'italiana Italconsult e contemplava la costruzione di una strada che collegava la città costiera di Port Sudan con l'altra città costiera di Sawàkin a sud, e poi proseguiva nell'interno verso la città di Khartoum fermandosi a Haya sull'altopiano. Si trattava di un progetto impegnativo con diversi milioni di mc di scavo. Nel tratto costiero prevedeva addirittura di utilizzare materiale corallino per eseguire i rilevati, mentre nella parte verso l'altopiano programmava scavi enormi con rampate lunghissime. Il problema era l'acqua per realizzare i movimenti terra. Avevamo già individuato un'area, vicino ad una raffineria esistente, dove metter il campo, dato che vi era quanto necessario, acqua, sistemi di comunicazione; era a metà strada fra Port Sudan e Sawakin. Questa era una città fantastica ed una città fantasma perché praticamente abbandonata. Era stata un porto dell'impero Ottomano dove arrivavano le carovane dall'interno con il loro traffico di schiavi. Da Sawakin, inoltre, partivano ed arrivavano barche a vela con traffico di merci da e per il Sudan.

Il governatore della città durante l'occupazione inglese era stato il Generale Kitchener nel 1892, colui che aveva schiacciato con la forza la rivolta di Omdurman. 
La città di Sawakin era stata costruita usando blocchi tagliati e squadrati ricavati dal corallo. I balconi erano realizzati con balaustre di legno tutte intarsiate. L'area marina presentava una interessante insenatura che poteva permettere, dopo essere stata dragata, la realizzazione di un porto profondo (realizzato poi negli anni '90 e che verrà presto utilizzato dai cinesi per caricare il petrolio proveniente da Darfur mediante oleodotti). Haya si trovava sull'altopiano. Era ricca di acqua ed era un'area dove tutti si rifugiavano durante le caldissime ed umide estati del Mar Rosso.
Anticamente era anche un piccolo porto commerciale che si collegava con le altre città del Mar Rosso fra cui Massawa in Eritrea, Aden e Suez.

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Mappa del Sudan
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Sawakin

 

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Di tutte le visite fatte all'area, la prima merita di essere raccontata.

Eravamo arrivati in quattro con un volo diretto per Port Sudan: l'Ing. Bertinelli, l'Ing. Marcheselli, il Geom Ruzzi ed io. Dovevamo organizzare una ricognizione generale dell'area dei lavori per fare delle scelte tecniche di come avremmo organizzato l'esecuzione delle opere. Dopo aver dormito una notte in un albergo storico di Port Sudan, noleggiammo una land Rover con autista. Una mattina partimmo all'alba con il fresco, in direzione sud lungo la costa. L'autista parlava abbastanza bene l'inglese. Dovevamo percorrere un centinaio di chilometri per raggiungere Sawakin. Verso metà strada l'indicatore della temperatura dell'acqua cominciò a salire e l'autista dovette fermarsi, e riempire il radiatore con l'acqua che si era portata dietro. Ripartimmo, ma dopo una ventina di chilometri dovette rifare l'operazione che divenne sempre più frequente. Arrivammo a Swakin a mala pena. L'autista ci lasciò in una piazzola all'ombra, sotto di un albero, ed andò a cercare un meccanico per vedere di riparare il guasto.

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La città di Sawakin era per lo più abbandonata con un mercato e un'area di transito dove si fermavano camion e corriere provenienti da Khartoum. Non sapendo bene cosa fare, erano le 10 del mattino, ci mettemmo a giocare a tressette seduti per terra, con le carte che si era portate dietro l'Ing. Bertinelli. Dopo un po' riapparve l'autista che ci informò del problema che aveva la pompa dell'acqua in quanto perdeva; ma, non avendo trovato alcun ricambio, cercò egli stesso di ripararla. Per togliere l'alberino della pompa, che in fabbrica viene inserito scaldando in olio caldo il foro di inserimento, cercò di farlo mettendo la pompa fra due sassi e cercando di far uscire l'albero a colpi di pietra. Nel frattempo era giunto mezzogiorno, il sole era all'apice e faceva un caldo boia. Esaurimmo quelle poche bevande che ci eravamo portate dietro. L'operazione di riparazione fallì quando la pompa si spaccò in vari pezzi. 
Visitammo una parte della vecchia città e del porto ed osservammo il passaggio di carovane di cammelli che partivano per ed arrivavano dall'interno.

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L'attuale porto nuovo costruito a Swakin

 

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Strada che conduce da Port Sudan a Kassala via Sawakin

 

Avendo capito che non avremmo mai potuto proseguire, andai alla zona di transito corriere e dopo aver parlato con un autista, questi accettò di caricarci sul camion a pagamento, visto che andava a Port Sudan. Naturalmente, salimmo nel cassone del camion in mezzo a ceste di galline, uova, e sudanesi di varia origine etnica che stavano facendo lo stesso viaggio provenendo dalla capitale Khartoum. Tra un volo e l'altro, per le buche che spesso il camion trovava, arrivammo, nel tardo pomeriggio, a Port Sudan distrutti e con il mal di schiena. L'Ing. Bertinelli decise che sarebbe ripartito per il Cairo e poi per l'Italia, mentre noi rimanemmo per riprendere la visita il giorno dopo con altro mezzo di trasporto. La nostra ispezione andò a buon fine e quindi ritornammo a Khartoum per proseguire per l'Italia. Fu molto interessante visitare la città prima di partire ed osservare la confluenza del Nilo Bianco, proveniente dal lago Vittoria, e del Nilo Azzurro, proveniente dal lago Tana, sull'altopiano etiopico, dopo un percorso di 1400 km per formare il grande Nilo. Il Nilo è lungo 6671 km ed è il più lungo del mondo.

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Immagine aerea di Khartoum dove si vede la confluenza 
del Nilo Bianco e del Nilo Azzuro

 

In Sudan attraversa un'area che prende il nome di Sudd dove il fiume si trasforma un una immensa area paludosa per poi tornare ad assumere l'aspetto consueto del fiume. Il Nilo è famoso per la sua storia e per le civiltà che ha bagnato.

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Foto aerea di
Khartoum con 
l'aereoporto ed il Nilo
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Port Sudan

 

Anche mio fratello Giuseppe era stato in visita diverse volte, assieme al Geom. Olivari, per studiare alcuni progetti. La Torno aveva costruito la Diga di Kashm El Ghirba sul fiume Atbara, l'Impresit aveva costruito la diga di Roseires e la Recchi i ponti sul Nilo, per cui vi era un'ottima relazione fra il Sudan e l'Italia. Giuseppe stava studiando un progetto per riutilizzare il ceppo residuo dopo la raccolta del cotone. Lo scarto, debitamente macinato ed inertizzato, poteva essere utilizzato per produrre pannelli atti a realizzare case prefabbricate. Non credo che il progetto esecutivo vide la luce per problemi legati ai finanziamenti.

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