Una Vita dedicata al lavoro parte 2 capitolo 3

Conosco Janette, la mia futura moglie

In quel periodo conobbi quella giovane che poi divenne mia moglie. Un giorno mi trovavo all'aeroporto di Chipata per accogliere del personale che arrivava dall'Italia. Quando tutti se ne erano andati, erano rimaste tre ragazze da sole. Visto che non era venuto nessuno a prenderle, proposi loro di venire al nostro campo. Erano tre infermiere professionali inglesi, provenienti dall'Inghilterra, le quali avevano firmato un contratto di un anno per lavorare nell'ospedale governativo di Chipata. Si trattava di Anne, Helen e Jannette. Offrimmo loro un piatto di spaghetti. Arrivò poi di corsa un mezzo dell'ospedale che se le portò via. Facemmo comunque amicizia e le rincontrammo al Golf Club della cittadina. Jannette divenne mia moglie un anno dopo.

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Il golf club di Chipata che frequentavamo quando realizzammo la great East Road, era un club dove passavano le serate e i fine settimana gli europei che vivevano nei pressi di quella cittadina. Erano quasi tutti farmisti, un centinaio in tutto. La maggior parte del tempo lo passavano, sia loro che le loro mogli, a bere seduti sui seggioloni del bancone del bar. La maggior parte del tempo erano ubriachi. Che tristezza, buttare via la vita in quella maniera!
Un volta mi fu chiesto se volevo giocare a Rugby. Io non avevo proprio idea di cosa si dovesse fare. Avevo però capito che, una volta che ti passavano sempre all'indietro la palla ovale, occorreva correre verso la porta avversaria e posare la palla sul prato, dopo la linea della porta. Mi capitò una palla. Mi ero tolto gli occhiali per non romperli. Mi capitò in mano, e guardando la direzione della porta avversaria, mi misi a correre. Ero veloce, essendo arrivato in semifinale nei 100 metri di atletica leggera dei campionati italiani militari nel 1964. Non riuscirono a prendermi e feci gol. Fu uno scandalo. Un italiano appena arrivato, che non sapeva cosa fosse il rugby, aveva segnato. Smisi ed uscii dal campo, sostituito da un altro, con la scusa che ero stanco, per evitare di prendere botte…


Terminato il lavoro della diga del Lunkwakwa, mi aspettava un'altra bella avventura. La costruzione della base aerea a Mumbwa che si trovava a 100 chilometri ad Ovest della capitale Lusaka. 


 

 

Il lago

In questo periodo, da solo e con amici, feci diversi nuovi viaggi in Malawi. Solitamente andavo a Lilongwe e poi proseguivo fino a raggiungere il lago. Dopo il terminale ferroviario della ferrovia, che raggiungeva il porto di Beira, vi era la località di Salima con il Grand Beach Hotel. Il lago era qualcosa di incredibilmente bello. Le spiagge erano tortuose e con una sabbia bianca stupenda. Sulla spiaggia sono parcheggiate numerose canoe scavate dai tronchi d'albero usate dai pescatori locali. I mie amici ed io parcheggiavamo sulla spiaggia. Si tratta di un lago che si chiamava lago Nyassa dal paese che si chiamava Nyassaland.

 

 

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Questo specchio d'acqua dolce è lungo 584 chilometri ed è largo fino a 50. È contornato da diversi sistemi montuosi. Lo alimentano circa quattordici fiumi perenni. L'unico scarico è il fiume Shire che raggiunge lo Zambesi.Vi sono diverse isole, tutte bianche perché coperte dal guano, escrementi dei cormorani che vi abitano. Sono decine di migliaia, e quando si pongono in volo, si mettono in fila creando un filo mobile tortuoso che viaggia a 30 centimetri dalla superficie dell'acqua. È uno spettacolo straordinario. Come detto altrove, vi abita un pesce molto prelibato, il Lake Malawi Ch'ambo, di una squisitezza eccezionale, che si scioglie in bocca.
Un'altra baia conosciuta per la sue bellezza è Monkey Bay, che si trova al sud.
Proseguendo verso sud si incontra la capitale politica Blantyre, una città moderna, e più a nord la città di Limbe che ne rappresenta la capitale amministrativa. Il Presidente era il Dr. Kamusu Banda che aveva studiato in Inghilterra e aveva fatto in modo che la gente rimanesse in campagna a coltivare la terra e non si riversasse attorno alle città creando bidonville, come era già accaduto in molti Paesi africani.
Il lago Malawi è la fase finale di quella tremenda spaccatura terrestre che prende il nome di Rift Valley (Gran valle del Rift) lunga circa 6000 chilometri che inizia dal nord della Syria, coincide con il Mar Morto in Israele, prosegue nel Mar Rosso, attraversa la depressione della Dankalia in Eritrea/Ethiopia e poi il Kenia e la Tanzania, prosegue coincidendo con il lago Malawi. In Tanzania si trova la famosa valle dell'Olduvai Gorge, un sito paleoantropologico, vicino al parco del Serengeti e Nogorongoro, con depositi che risalgono a otre 2milioni di anni, dove furono trovati i più antichi resti umani da parte del Dr. Louis Leakey, all'inizio del ventesimo secolo.

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Una delle cose più belle che ho potuto incontrare in Malawi sono le piantagioni di tè. Conforzi è stato un italiano che negli anni '30 risalì a piedi il percorso dal porto di Beira, in Mozambico, e investì il suo lavoro in queste piantagioni che ora coprono decine di chilometri quadrati di colline. Ho avuto il privilegio di essere ospite del Dr. Bizzarro, che se ricordo bene sposò una figlia di Conforzi. Il clima temperato del Malawi ha favorito lo sviluppo di questo tipo di agricoltura.

 

 

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Il Ministero della Difesa aveva stipulato con il governo italiano una collaborazione di tipo militare per cui le nostre industrie aeronautiche avrebbero venduto allo Zambia una decina di Aermacchi MBB 329 ed una decina di elicotteri Augusta Bell 212. La nostra Aeronautica Militare ne avrebbe addestrato i piloti. 
Occorreva però una base aerea e negli accordi intergovernativi furono firmati due contratti con l'Impresa Giuseppe Torno e con la Società Condotte d'Acque per la progettazione e realizzazione di una base aerea militare nell'area di Mumbwa, a cento chilometri ad ovest della capitale Lusaka. La Torno avrebbe realizzato le piste, le infrastrutture militari ed il poligono di tiro, mentre la Condotte gli edifici civili, l'hangar e la torre di controllo. Come consulente per il governo dello Zambia, era stata nominata la società internazionale internazionale Bechtel International Corporation di San Francisco, esperta nella realizzazione di opere militari.

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Vista aerea panoramica dell'opera in fase di costruzione

 

Fui nominato Capo cantiere per quest'opera, sotto la direzione di cantiere dell'Ing. Roberto Caudano. 
Si trattava di realizzare un aeroporto militare con una pista lunga 2500 metri ed una larghezza di 46, una pista di rullaggio, una zona di dispersione degli aerei da combattimento della Aereomacchi italiana MBB 329, un piazzale di parcheggio centrale davanti all'hangar, un eliporto per gli elicotteri Augusta Bell 212, un bunker che permetteva di sparare con i cannoncini degli aeroplani per regolarne l'allineamento, un poligono di tiro distante 30 chilometri, stazioni di stoccaggio e pompaggio della benzina Avio per gli aeroplani ed elicotteri, strade di accesso, strade per la zona degli edifici, strada perimetrale con relative recinzioni di sicurezza, sistema di illuminazione delle piste e zone di avvicinamento, sistema ILS della Philips di assistenza elettronica al volo, avvicinamento ed atterraggio ecc.

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Firing butt che permetteva l'allineamento dei cannoncini
degli aereomacchi

È stato una bellissima opera per i cui aspetti tecnici rinvio al capitolo dei lavori. Il mio staff è stato incredibile. I lavori eseguiti in perfetto programma. La direzione lavori italiana sotto la direzione dell'Ing. Calori è stata molto efficiente; la direzione lavori americana è stata molto utile nell'adattare il progetto alle realtà del territorio, in particolare nel reperire le aree per la cava in roccia e le aree dove reperire le quarziti e lateriti per le sottofondazioni. Il lavoro delle pavimentazioni bituminose fu appaltato alla stessa azienda che aveva asfaltato per noi la Great East Road.

Il grosso del personale locale aveva già lavorato con noi e veniva dalla parte orientale del paese. Questi uomini parlavano il dialetto niangya. Durante la costruzione della strada Chipata - Nyimba e la diga del Lunkwakwa, fu addestrato un gran numero di operai locali: operatori di macchine pesanti quali grader, bulldozers, pale gommate, autogrù, rulli; operatori per gli impianti di frantumazione e betonaggio; carpentieri, ferraioli, topografi, disegnatori, meccanici d'officina ecc. al punto che si poteva ridurre la forza lavoro espatriata del 70%.


Come sapete l'Africa soffre tremendamente il problema etnico e costituiscono una realtà quotidiana i conflitti violenti fra differenti comunità etniche. Ricorderete i genocidi del Ruanda fra Tutsi e Hutu e quelli recenti in Kenia, Uganda, Congo, Darfour ecc.

Anche per noi questa piaga costituì un vero problema. In effetti, il personale che proveniva dell'est dello Zambia apparteneva ad un gruppo etnico differente da quello che reclutammo invece a Mumbwa. Quando trasferimmo il personale dell'est a ovest, le popolazioni locali non accettarono la diversa etnia e cominciarono a creare problemi fino al punto di dar fuoco alle case. Una volta vi fu uno scontro di massa e ci volle del tempo per riportare un po' di pace fra loro.
Al personale locale furono forniti degli alloggi, chiamati Rondavels, che si montavano rapidamente. Sui tetti furono realizzati dei contro tetti in paglia che tenevano le case abbastanza fresche.
Mia moglie Jannette gestiva un pronto soccorso e non era infrequente che qualcuno veniva con ferite da taglio causate da scontri.
Un altro problema che scoprimmo era l'alta mortalità dei bambini che nascevano nel campo. Durante una visita in quest'area, notammo che i piccolini erano fortemente sottopeso. I mariti spendevano la maggior parte della paga per acquistare birra e cose superflue. Decidemmo quindi di dare parte delle paghe direttamente alle mogli per acquistare latte, farina, zucchero e quant'altro per i figli. Però succedeva che i mariti le picchiavano per togliere loro i soldi. Decisi allora di acquistare direttamente i beni di consumo e di darli alle mogli. Questo stratagemma funzionò e le mortalità diminuirono.

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È interessante però notare questa drammatica contraddizione. L'Africa è una società matriarcale dove la donna svolge però una montagna di lavoro impressionante. Tiene pulita l'abitazione, va a raccogliere l'acqua dal pozzo o dal fiume, percorrendo a volte chilometri, trasporta sulla testa i beni di consumo e cibarie che servono per sfamare la famiglia, porta, sempre sulla testa, montagne di paglia da far mangiare agli animali domestici, coltiva l'orto o il campo a frumento, granturco e verdure varie, prepara il fuoco, macina con un pestello gigante il grano o granturco per ricavarne la farina da utilizzare nell'alimentazione quotidiana, cucina per la famiglia, accudisce i piccoli, spesso portandoli sulle spalle, molte volte prende botte dal marito ubriaco, è soggetta a continue vessazioni sessuali, si sposa giovanissima, a volte anche a tredici anni di età. Spesso si incontravano famiglie camminare lungo la strada, con la donna che camminava dietro, carica come un mulo, ed il maschio che camminava tranquillamente davanti senza fare alcuna fatica. Ci vorrà molto prima che tale processo possa cambiare e l'unico strumento che possa permettere ciò è l'educazione.
A proposito di bambini portati in spalla, vi è una bellissima canzone di Miriam Makeba, dal titolo Pata pata (tocca tocca), cantata in Italia da Ranzie Mensah, questa straordinaria cantante di blues e spirituals, di origine ghanese. Lei spiega, durante i suoi concerti, che gli africani hanno nel sangue la musica. Dice che il bimbo comincia a sentire il suono ed il ritmo della musica e del canto quando ancora è nel ventre della madre per continuare poi a sentirli quando è appunto sulla spalla della madre, mentre questa canta nei campi o macina il mais per ottenere la farina. Il suono che sente è infine il ritmo del cuore.


 

Come ho già raccontato, conobbi colei che divenne mia moglie circa un anno prima a Chipata, nella regione orientale dello Zambia. Fra noi due crebbe simpatia e ci frequentammo fino alla decisione di unirci in matrimonio. Ci sposammo nell'Isola di Wight, nella chiesetta di San Mildred con una cerimonia della Chiesa d'Inghilterra, che rappresentava la fede della sposa. Celebrammo poi la cerimonia baha'i, tenuta dalla comunità Baha'i dell'Isola di Wight. Andammo in viaggio di nozze in Spagna e poi di nuovo in Africa, questa volta come famiglia. Nel campo di Mumbwa avevamo realizzato delle case prefabbricate. Jannette dovette poi rientrare urgentemente in Inghilterra per assistere il padre che soffrì di un male incurabile. La nostra prima figlia Nicole Alison è nata a Lusaka l'anno dopo nel 1973.
Così inizia la nostra vita di famiglia.

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La vita sociale al campo di Mumbwa era assai semplice ma genuina. Non erano molte le famiglie, ma andavamo molto d'accordo: la famiglia dell'Ing. Roberto Caudano, con la moglie Adriana ed i loro figli e figlie; la coppia del Dr. Birga, sposato ad una cittadina equadorense, laureata in biologia, (oggi i due vivono a Quito); la famiglia Elianti (del Capo officina); la famiglia di Kamal Zulfa che veniva dal Sudan; la famiglia Lorenzet (dell'Assistente capo per i movimenti di terra); l'Assistente per i cls con la moglie; il Capo magazziniere Bernardi con la moglie; il Geom. Paolo Fortini con la moglie.
Il cuoco del campo si chiamava Tesfai, era di origine eritrea, ed ogni tanto in mensa ci cucinava lo zighinì, tipico piatto eritreo. Veniva dalla costruzione della diga di Kashm El Girba, realizzata in Sudan dall'Impresa Giuseppe Torno. Ogni tanto andavamo a mangiare in mensa.
Spesso uscivamo nella savana e facevamo dei pic nic con relative grigliate indimenticabili. Era bello perché era sano e genuino. Vi era molta cordialità con le altre famiglie e ci si trovava bene assieme. Ogni tanto andavamo a Lusaka per passare una giornata differente, facendo spese e andando al cinema. Qualche volta scappavamo a Mumbwa dove potevamo gustare qualcosa di diverso in una hacienda. Mi ricordo però di un zuppa di cipolle assolutamente orrenda! Altri piatti invece erano buoni.
Ogni tanto venivano in visita ai lavori il Direttore generale per l'Estero l'Ing. Enrico Bertinelli, il Direttore di area Ing. Saverio Fabozzi e l'Ing. Giacomo Marcheselli. L'Ing. Bertinelli era un uomo di grande ironia e spesso pigliava in giro mia moglie che era inglese e che, secondo lui, non sapeva cucinare, in particolare gli spaghetti. Una volta invitammo tutti a pranzo e mia moglie fece sistemare l'Ing. Bertinelli a capo tavola. Portò il pranzo, un bel piatto fumante di spaghetti alla carbonara. Furono serviti tutti, ma sul piatto di Bertinelli mia moglie mise un barattolo di spaghetti in scatola con relativo apriscatole. Vi fu una risata generale. Ce ne fu anche per l'Ing. Caudano, un altro che la prendeva sempre in giro. Quando arrivò il dolce, un ottimo Cherry Trifle, Caudano mise il suo viso vicino al piatto senza pensare che Jannette gli avrebbe spinto dentro la faccia. Poi Jannette fece una fuga a cento all'ora.

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Da Sinistra: Ing. Marcheselli,
Ing. Bertinelli, ? , Ing. Fabozi,
Jannette Robiati, ?, Ing. Calori e
Sig.ra, Signora valentie, V.Robiati
durante una visita ai lavori della
direzione di Milano.
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Un Islander con l'Ing. Marcheselli

 


 

Costruimmo un poligono per addestrare al tiro i nuovi piloti dell'Aeronautica militare zambiana. Si trovava a circa 20 chilometri dal costruendo aeroporto militare a Mumbwa. Si trattava di disboscare un rettangolo lungo un chilometro, largo circa cinquecento metri. A metà vi era una linea bianca composta da fusti che dava la posizione al pilota per far scattare le mitragliatrici di bordo. La linea longitudinale era anch'essa marcata con fusti pitturati di bianco affinché il pilota potesse tenere il caccia in linea. Quindi vi erano i bersagli costituiti da telai con fogli di tela bianca. Per ultimo, vi era una piccola struttura in acciaio da cui si potevano dare istruzioni ai piloti e si poteva analizzare il risultato del tiro.

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il poligono

 

Quando disboscammo con tre bulldozer caterpillar D8, designammo al controllo dei lavori un caposquadra italiano. Un giorno egli si allontanò di qualche decina di metri dall'area dei lavori per i suoi bisogni e in quel frangente i bulldozer spensero i motori per poter fare colazione. Il caposquadra, di cui non ricordo il nome, non sentendo più il rumore dei motori per orientarsi, prese la via opposta perdendosi nella foresta. Uno dei capisquadra zambiani venne al campo con la land Rover per informarci del fatto. Organizzammo subito una grossa squadra di ricerca. Facemmo una catena umana lunga un paio di chilometri con contatto a vista e cominciammo sistematicamente a setacciare la foresta. Continuammo per due giorni ed infine lo trovammo esausto e sfinito sotto una pianta. Ci raccontò che, non sentendo più i rumori delle macchine, fu preso dal panico e cominciò a correre di qua e di là finché non giunse il buio. Era terrorizzato dai suoni degli animali della foresta e dalle risate delle terribili iene. Si arrampicò su una pianta e vi rimase tutta la notte. Il giorno dopo, non avendo né da mangiare né da bere, cominciò a sentirsi debole e disidratato e non riuscì più a connettere. Così trascorse una seconda notte e finalmente fu risollevato sentendo l'avvicinarsi di gente con i tamburi. Grazie a Dio il dramma si era risolto. Gli fu detto di non andare più a defecare lontano dalla zona dei lavori e di tener sempre gli altri a vista d'occhio.


Nei primi anni passati nella costruzione della strada Fort Jameson - Nyimba, quando stazionavamo nell'area di Petauke, mi si era avvicinato un bellissimo cane bastardo, a cui diedi il nome di 'Springbok'. Mi ero affezionato. Andavamo a correre assieme nella savana e ci divertivamo come pazzi. Era molto affettuoso. Lo tenevo a casa come se fosse un figlio. Una volta però cominciò a star male, vedevo che si trascinava le gambe di dietro. Lo portai dal veterinario che gli diede delle cure avvertendomi però che si trattava degli effetti mortali della puntura della mosca tze tze. Il cane non migliorò ed ululò tutta la notte, non riuscendo a muoversi perché si stavano paralizzando gli arti posteriori. Alla mattina non riuscii più a sopportare quegli ululati, presi la doppietta, gli sparai e lo seppellii vicino alla mia abitazione.

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Springbok

 

Era il terzo cane che avevo avuto nella mia vita. Il primo fu ad Asmara e portava il nome Bill. Un bellissimo pastore tedesco. Fu tirato sotto da una macchina e perse la gamba di dietro, ma riuscì a sopravvivere. Morì di vecchiaia. Poi vi fu un piccolo lupetto, dal nome Fufi, che finì anch'egli sotto una macchina. Perse la gamba davanti e si portò così per alcuni anni. Morì prima che rientrassimo in Italia. Infine, il destino tragico di Springbok. Decisi di non avere più animali da accudire nella mia vita. La mia famiglia prese, anni dopo, un cagnolino chiamato Charlie che visse fino a tarda età e che fu di grande compagnia a mia figlia Louise ed a mia moglie. Le ceneri di Charlie sono deposte nel cimitero vicino a casa.

Due parole sulla mosca tse tse.

Si tratta di una mosca che inietta sotto la pelle un protozoo. Il parassita, un organismo monocellulare, lentamente produce debolezza e spossatezza e poi conduce alla morte, colpendo i centri nervosi del cervello. Soffrono della 'malattia del sonno', come viene normalmente chiamata, e che invece scientificamente è la "Tripanosoma Brucei", circa 500.000 persone con una mortalità di circa 60.000 all'anno.
Il parassita può sopravvivere dentro il flusso sanguigno grazie alla sua forma, come vedete nella foto, con una coda che gli permette di muoversi nuotando.

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Diffusione in Africa - Mosca tse tse - Parassita

 

Quando ci spostavamo da un posto all'altro, e si entrava o si usciva da aree contaminate dalla mosca tse tse, si trovavano dei posti di blocco dove il veicolo veniva ispezionato, le eventuali mosche catturate e messe in una gabbia e poi, con una pompetta a mano, veniva spruzzato all'interno e all'esterno del veicolo, un liquido disinfettante. Oggi la malattia è curabile con l'Eflornithine prodotta dalla Avensis. Naturalmente, come per altri farmaci necessari in Africa per HIV AIDS, il costo del farmaco non è alla portata delle tasche dei malati.


 

Quando realizzavamo l'aeroporto militare di Mumbwa, i Cinesi avviarono una collaborazione con il governo locale per realizzare ed asfaltare la strada che da Lusaka conduceva fino al fiume Kafue. Il loro cantiere passava vicino al nostro, per cui potemmo osservarne la realizzazione. Anzi, una volta prendemmo contatti con loro per poter transitare con i nostri carrelloni che trasportavano i grossissimi serbatoi atti a contenere la benzina Avio per gli aeroplani. Mi recai nel loro cantiere e, non vedendo nessuno, entrai in mensa per ritrovarmi con gli occhi di qualche centinaio di cinesi puntati sui miei; essi avevano in mano le loro bacchette con cui stavano mangiando del riso. Certo non erano i cinesi di oggi super-attrezzati con macchine moderne. Comunque, la strada la fecero. Non so se fece la fine della ferrovia Dar Es Salam Ndola dato che dovette essere in buona parte ricostruita a causa dei cedimenti dei rilevati e delle erosioni causate alle piogge. In quell'epoca i cinesi avevano stretto delle forti relazioni diplomatiche con il presidente Nyerere della Tanzania e collaborarono realizzando numerosi progetti agricoli e poi, appunto, la ferrovia sopramenzionata.
Nel 1965, Ian Smith dichiarò l'indipendenza unilaterale dal Commonwealth. Vi fu l'embargo della Rodesia e Smith bloccò la spedizione di carburante allo Zambia che si trovò senza benzina e gasolio. Fu quindi avviato il ponte stradale con le autobotti Dar Es Salam a Ndola dove si stava costruendo una raffineria. Fu avviata quindi subito la costruzione di un oleodotto da Dar Es Salam a Ndola che fu realizzato in tempi record.

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I lavori della base militare giunsero al termine. L'Ing. Caudano era divenuto capo filiale con la partenza dell'Ing. Marcheselli per l'Italia ed io ero stato nominato direttore del progetto. L'Ing Caudano poi venne trasferito a Taiwan per la realizzazione della diga del Tachien, una diga ad arco cupola alta più di 200 metri sul fiume Tachia, per conto di un Consorzio fra l'Impresa Giuseppe Torno che aveva esperienza nella costruzione di dighe alte, avendo realizzato la diga del Vajont, ed una delle più grandi imprese giapponesi, la Kumagai Gumi.
Vi rinvio al capitolo Lavori dei miei amici per avere notizie su questo progetto.
Presi quindi l'incarico di direttore di filiale trasferendomi nella sede di Lusaka.
Nell'esecuzione dei lavori da me diretti, ho sempre cercato di mettere in pratica i principi etici e morali insegnatimi dalla mia Fede, di cui potete leggere in altre parti del sito web. Non sempre fu facile, ma i principi di giustizia spesso rendevano la vita più facile e giusta. Un esempio pratico fu la gestione del Cantiere del Kali Gandaki, in Nepal, di cui si parlerà più avanti.


Nostra figlia Nicole beve l'acqua contenente il disinfettante Napisan

Ogni tanto ci prendevamo la domenica pomeriggio libera per andare al cinema a Lusaka lasciando Nicole con amici vicino casa. Una volta, poiché tornammo a casa un po' tardi, gli amici, che l'avevano in custodia, pensarono di preparare una bottiglia di latte mescolando il latte in polvere con l'acqua che era dentro i poppatoi. Solo che nei poppatoi vi era una miscela di acqua e Napisan che serviva per disinfettare le bottiglie. Arrivati a casa, la stavano appunto nutrendo. Jannette continuò lei l'operazione ma si rese conto che il latte aveva uno strano odore. Verificando come avevano preparato il latte, si rese conto che avevano usato l'acqua con il disinfettante. Caricata subito la bimba in macchina, la portammo di corsa a Lusaka, distante oltre 100 chilometri e, tramite il medico militare italiano della base di Lusaka, la facemmo ricoverare. Le diedero subito dei farmaci, ma grazie a Dio non successe nulla perché il disinfettante non era pericoloso. Rimase in ospedale due giorni per essere tenuta sotto controllo.


 

 

Fu un'esperienza interessante perché toccava temi amministrativi, oltre che tecnici. Avevamo una bella residenza sui margini della città che avevamo costruito. Conoscemmo molti italiani che abitavano a Lusaka, fra cui Ciccio De Leo e la moglie Mariolina che venivano da Asmara, dove ero nato io. Feci molti viaggi in diverse parti dello Zambia. In quel periodo facemmo numerose offerte senza successo, fra le quali l'esecuzione di pozzi di grande diametro per l'Agip Nucleare al Nord del Paese per la ricerca di uranio che sembrava essere presente proprio in quella zona. Nel frattempo, mi fu richiesto dalla Sede di Milano di revisionare tutto il macchinario e imballare tutta l'attrezzatura minuta, ricambi, attrezzature e quant'altro perché era in corso un negoziato con il governo del Sudan per la costruzione di una strada fra Port Sudan e Haya. 
Ricordo che firmai un assegno per pagare il fisco sui profitti della società per l'importo di 1,5 milioni di Kwacha, circa un miliardo e mezzo di lire. Fu il più grande assegno mai firmato in vita mia.


 

In quel periodo era stata vinta dall'Impresa Giuseppe Torno la costruzione della prima fase della Centrale Idroelettrica sul fiume Cunene. L'Ing. Marcheselli passò Responsabile del progetto con sede a Windhoek e l'Ing. Moggioli divenne il Direttore di Cantiere. Ha scritto un bellissimo racconto sulla sua esperienza in Namibia che trovate nell'area del sito dedicata ai lavori.
Molti dei colleghi di lavoro con cui avevamo collaborato per otto anni in Zambia furono dirottati su quel cantiere.

Mentre i lavori procedevano ed era in corso la costruzione delle infrastrutture, ci fu l'occasione di andare a Johannesburg, in Sud Africa, assieme all'Ing. Marcheselli, a studiare, in collaborazione con l'ufficio offerte di Milano, l'offerta per la costruzione delle fasi di completamento della centrale in caverna che faceva parte di un altro contratto studiato e messo in gara dalla Svizzera Aluswisse per conto della Swawek, l'Ente che aveva già affidato alla Impresa Giuseppe Torno la prima fase dei lavori.

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Partimmo con le famiglie. Mia moglie attendeva la nascita della prima bambina. Volammo da Lusaka a Salisbury con un piccolo aereo monoposto, appositamente noleggiato, e poi con un volo di linea raggiungemmo Johannesburg. Prendemmo alloggio all'Hotel President, un grattacielo nel centro della città. Poi affittammo un'intera suite e ci attrezzammo un ufficio con calcolatrici, tavoli da disegno e quant'altro necessitasse per studiare l'offerta. Rimanemmo a Johannesburg due mesi e pranzavamo e cenavamo in un ristorante italiano vicino all'albergo. Lavorammo sodo. Mia moglie si faceva le sue passeggiate nella scoperta della città e qualche sera andavamo al cinema. Ricordo che andammo a vedere il film Il Padrino che era appena uscito. La città era bellissima. Naturalmente, era ben visibile il risultato dell'Apartheid. Vi erano gli autobus per i bianchi e per i neri, le toilette per i bianchi e per i neri, i negozi per i bianchi e quelli per i neri. Mi veniva il mal di stomaco a pensare come una popolazione tre volte quella dei bianchi ne fosse invece assoggettata. Fu un'occasione per leggere e conoscere come tutto ciò fosse nato. Scoprii dell'invasione bianca, i conflitti con le tribù residenti, la divisione fra bianchi e neri con il confine del fiume Limpopo. Scoprimmo che però alcuni bianchi avevano rapporti sessuali con le donne di colore, dato che vi era in giro una gran quantità di meticci. Scoprimmo che vi era un gran numero di residenti di origine indiana. Scoprimmo le battaglie fatte da Ghandi proprio in Sud Africa, dove lui operava come avvocato. Notammo che comunque i neri erano ben vestiti, erano molto educati, nelle banche e nei servizi pubblici erano molto bravi ed efficienti. Avevano i loro ospedali e le loro scuole ed università. Andammo a visitare dall'esterno la città ghetto di Soweto, donde la mattina giungevano i treni carichi dei neri che venivano a lavorare in città. Venimmo a conoscenza dell'esistenza del movimento di liberazione, l'ANC, African National Congress, fondato da Nelson Mandela, Oliver Tambo e Walter Sisulu, i quali gestivano un ufficio di avvocati che nel 1952 cominciarono ad avviare una resistenza passiva. Venimmo a sapere che Mandela era stato arrestato nel 1964, condannato al carcere a vita e tenuto prigioniero nel penitenziario di Robin Island. Potemmo vedere con i nostri occhi le grandi contraddizioni di questo sistema di potere. La storia di questo paese è comunque macchiata da episodi di violenza contro una popolazione che cercava di far valere i propri diritti.
La contraddizione più evidente era che i Giapponesi erano considerati bianchi ad onorem.
Proprio in quel periodo, nel 1973, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed il Consiglio di Sicurezza dichiarò l'Apartheid "Crimine contro l'umanità". Nel 1977 fu imposto un embargo contro il Sud Africa. I Francesi però lo violarono fornendo a quel Paese i Mirage F1 e costruendo la centrale atomica a nord di Cape Town.
Nel mondo non vige più la giustizia ma gli affari.
Sempre a causa delle leggi razziali, non ho potuto visitare gli amici baha'i di colore. La loro azione pacifica contro l'apartheid contribuì però al cambiamento. Essi contribuirono anni dopo a compilare la Carta nuova costituzionale di quel Paese.
Vi rimando al capitolo dei Paesi visitati per conoscere meglio la storia del Sud Africa.

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La città di Johannesburg era impressionante e dalla finestra dell'albergo si potevano vedere i giganteschi cumuli di terra giallognola costituita dagli scarti degli scavi delle decine di miniere d'oro che si trovavano in città. Andammo quindi a visitare una miniera scendendo profondamente nel sottosuolo con ascensori. Una guida ci illustrava come esse venivano scavate e chi vi lavorava. I bianchi lavoravano a contatto con gli operai di colore, i quali giungevano da molte nazioni adiacenti al Sud Africa ed erano alloggiati in campi appositamente allestiti per loro. La domenica avevano i loro svaghi con gruppi di danzatori e musicisti che poi tenevano anche spettacoli per i turisti con danze tipiche delle varie tribù presenti in Sud Africa, quali gli Zulu, gli Hosa ed altri. Ci fecero poi vedere il processo di estrazione dell'oro. Il grosso dei benefici andava alle Compagnie sudafricane gestite dai bianchi a spese della gente di colore.

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Gruppi di danza tradizionali.
Quella a Sinistra sono i Gun Boots ed a destra guerrieri zulu

 

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Una bellissima fontana nel centro di Johannesburg

 

Durante qualche sosta dal lavoro facemmo qualche viaggio ed andammo a visitare la città portuale di Durban che aveva un porto magnifico con almeno ottanta navi parcheggiate lungo le banchine. Facemmo un giro in barca per renderci conto della sua grandezza.

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Poi andammo con un'agenzia turistica a fare un giro all'interno visitando le prime pendici del Drakensberg, da cui parte il fiume Orange che attraversa tutto il Sud Africa, il deserto del Kalahari, e si scarica nell'Oceano Atlantico portando il suo carico di diamanti. I paesaggi erano magnifici. Simultaneamente potemmo conoscere l'esistenza delle numerose tribù della zona e la loro storia.

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La costa del Sud Africa che va da Durban a Cape Town è chiamata la Flower Coast (La costa dei fiori) per la sua bellezza.

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Scoprimmo poi la storia dei combattimenti fra gli abitanti di origine inglese e quelli di origine boera. L'Inghilterra ad un certo momento aveva circa 500.000 soldati che cercavano di controllare la protesta armata dei Boeri. Scoprimmo che i Boeri parlavano Africaans, un particolare forma della lingua olandese, che erano al nord nel Transvaal e quelli di origine inglese nell'area di Cape Town.
Quando mangiavamo nel ristorante vicino all'albergo, ogni tanto succedevano cose curiose. L'Ing. Marcheselli, ad esempio, si faceva portare, alla fine del pranzo, la cosiddetta sambuca con un chicco di caffè. Faceva finta di catturare una mosca e di gettarla nel bicchierino. Poi offriva il bicchierino ai vicini di tavola, sudafricani inorriditi fino a che scoprivano che la mosca era in effetti un chicco di caffè, crepando dal ridere.
Come ho detto, rimanemmo a Johannesburg quasi due mesi. Presentammo la gara che vincemmo.

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Visita all'acquario di Durban e
Tartarughe giganti e squali

 

Siamo poi rientrati in Zambia dove mia moglie diede i natali a Nicole e dove, poco dopo, iniziammo la smobilitazione.

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Con l'Ing. Marcheselli facemmo anche lo studio dell'offerta per la realizzazione della Diga Itezhi Tezhi sul fiume Kafue. Era stata studiata e progettata da uno studio svedese. Siccome l'area dei lavori non era molto lontana dall'aeroporto che stavamo costruendo, spesso andavo a vedere come andavano le indagini per rendermi conto delle difficoltà del lavoro. 
Finalmente venne lanciata la gara di appalto cui partecipammo. Era una diga in Rockfill, di diversi milioni di metri cubi, con due grosse gallerie di deviazione ed uno sfioratore massiccio. Conoscevamo bene i costi perché lavoravamo in Zambia da diversi anni e la nostra organizzazione era divenuta assai efficiente, per cui puntammo a vincere il lavoro. Parteciparono alla gara numerose imprese internazionali fra cui l'Impresit, gli Yugoslava della EnergoProject che stavano costruendo Kafue 1, una grossa impresa greca ed altre. Il giorno della visita ufficiale per la presentazione del progetto, mi recai in macchina fino a Itezhi Tezhi con l'Ing. Marcheselli. Verso metà percorso, notammo una macchina dall'altro lato della strada in terra battuta che si era ribaltata. Ci fermammo per vedere cosa fosse successo e se potevamo portare aiuto. In effetti, vi era un passeggero riverso con la testa in giù. Ci rendemmo conto che era morto. Non potemmo fare altro che proseguire per la nostra destinazione ed appena arrivati informammo la direzione lavori svedese che avvertì la polizia.

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Panoramica della Diga di Itezhi tezhi in costruzione

 

Dopo la visita, lavorammo un paio di mesi a formulare l'offerta. La giornata dell'apertura fu di grande emozione. Era la prima volta che partecipavo all'apertura pubblica dell'offerta di una gara internazionale. Vennero aperte, una dopo l'altra, le varie buste che ne contenevano, a loro volta, più di una. Vennero prima aperte quelle amministrative per vedere se i documenti allegati erano completi e corretti. Ad esempio, veniva verificata se era stata inserita la garanzia di offerta che impediva a chiunque di ritirarsi senza subire un danno economico; appunto la garanzia che era del 15% dell'importo dei lavori. Se vi era il programma lavori ecc. ecc. Poi venivano aperte una alla volta le offerte economiche con gli importi offerti. Naturalmente, si riservavano poi di riesaminare tutto successivamente per vederne la congruità con quanto chiesto. Venne aperta per prima l'offerta dell'impresa slava che stava già costruendo un impianto a valle. Pensavamo quindi che fosse la favorita. L'importo era di 64 milioni di Kwacha. Mi si congelò il sangue perché io conoscevo il nostro importo che era molto più basso e quindi pensai che avevamo sbagliato tutta l'offerta. Poi aprirono l'offerta greca che era poco più bassa e poi quella di un'altra impresa slava che non si distaccava molto dalle altre. Poi aprirono la nostra: 40 milioni di Kwacha. Ero certo che avevamo vinto anche se con un ribasso, rispetto agli altri, impressionante. Ma non fu così. Aprirono l'ultima offerta, quella dell'Impresit di Milano: 39,5 milioni di Kwacha. Avevano vinto questa. 
Ebbi l'occasione, come detto innanzi, di visitare quel cantiere. S'incontrarono molte difficoltà con lo scavo diga che si liquefaceva e si fu costretti a dividerlo a pezzi con l'uso di palancole in ferro. Ebbero però poi la fortuna di trovare una sorgente in pressione sul lato destro che mise in pressione la diga e costrinse i progettisti a realizzare una struttura a valle della diga per zavorrarla di diversi milioni di mc. Credo che questo salvò economicamente l'Impresa. L'offerta fatta da noi, alla luce di quello che fu poi l'andamento dei lavori, era eccessivamente tirata all'osso.

La domenica andavamo con il nostro maggiolino a passare la giornata in un bellissimo giardino distante da Lusaka una decina di chilometri. Il parco era bellissimo, attraversato da un corso d'acqua e bellissimi ponticelli di legno arcuati. Vi erano degli splendidi uccelli, fra cui dei meravigliosi pavoni. Ci portavamo dietro la colazione per il pic nic. Una volta vennero a visitarci i coniugi Passarani, provenienti da Itezhi Tezhi, e vi rimanemmo tutta la giornata.

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Giardino Botanico Munda Wanga con la famiglia Passarani 
ed un bellissimo Pavone

 

Smobilitazione - 1974

Dopo sette anni in Zambia, iniziammo a smobilitare. Il Perito industriale Marchetti, che era stato capo officina per due anni, fu incaricato di preparare la spedizione. L'idea era quella di far giungere tutto il materiale a Beira in Mozambico, noleggiare una nave e sbarcare tutto a Port Sudan. In cantiere tutto fu smontato ed imballato e iniziò il trasporto con una colonna impressionante di mezzi. Quelli gommati con i propri mezzi, quelli cingolati su carrelloni, gli autocarri erano stati caricati di casse contenenti di tutto. Gli autocarri officina seguivano la colonna fino al terminale ferroviario in Malawi, dove il tutto venne sistemato su treno e spedito al Porto di Beira. Nel complesso l'operazione ebbe successo. A Beira era stata predisposta una grande area nel porto dove il materiale era stato tutto ordinatamente accumulato. Si aspettava solamente l'ordine di spedizione.
Non tutto però andò a buon fine. Come vi racconterò successivamente, l'operazione Sudan ci fu soffiata sotto il naso dai tedeschi che avevano effettuato un finanziamento ad un tasso inferiore a quello che poteva permettersi l'Italia ed il lavoro venne affidato a loro.

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Fu quindi data disposizione di spedire tutto in Italia per poter predisporre cantieri. Credo che il materiale fosse rimasto al Porto di Beira per un periodo troppo lungo, per cui la ruggine fece molte vittime ed il macchinario, una volta in Italia, dovette subire una profonda revisione.
Fu chiuso e venduto l'ufficio di Lusaka, riacquistato, credo, anni dopo dalla Cogefar che aveva acquisito la costruzione della strada Ndola - Kitwe e che poi acquisì anche il contratto per la riasfaltatura della Great East Road, da noi completata molti anni prima. Fu venduto anche il residence dove avevamo alloggiato per un paio d'anni. Mia figlia Nicole era cresciuta ed era...

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Smobilitazione - Spostamento dei mezzi e materiali da 
Mumbwa al porto di Beira in Mozambico

 

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Mbewe e la sua famiglia con Nicole

...divenuta una bella bambina riccioluta. Trovai lavoro presso l'Hotel Ridgeway per Mbewe, il ragazzo che ci aveva accudito a casa ed era divenuto anche il baby sitter della figlia e trovai anche lavoro per la mia segretaria Olivia che ci aveva servito con grande amore ed affetto per anni. Lidia Galitzin si sposò con un ingegnere dell'Agip. La reincontrammo in Italia molti anni dopo.