Una Vita dedicata al lavoro parte 1 capitolo 1 - Vado in Italia

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Vado in Italia

Proprio in quel periodo, mio zio Francesco decise di rientrare in Italia definitivamente e mio padre pensò che fosse un’ottima opportunità quella di mandarmi con lui a conoscere i nonni che erano ancora vivi. Affrontammo il viaggio su una delle piccole navi passeggeri che facevano spola fra Massaua e Napoli.

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Porto di Massaua negli anni 50

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Porto di Massaua____________________Tripolitania

Non ho ben presente i particolari del viaggio. Ricordo che, quando arrivammo a Milano e andammo in piazza Gramsci n. 5, salimmo al secondo piano dove abitavano la Zia Enrica, ed i nonni Amabile e Celestina, chiamata anche nonna Italia. Appena entrati nell’appartamento, mi nascosi dietro la porta. La nonna era abbastanza anziana e incurvata, il nonno aveva i capelli bianchi e la Zia Enrica era invece molto giovanile. La zia Enrica aveva rinunciato a tutto per dedicarsi ai due genitori anziani.

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Primaelementare in Italia nel 1948 Con nonno Amabile Nonna Italia e Zia Enrica

 

Riguardando le poche foto fatte all’epoca, io vestito con grembiulino nero, ricordo vagamente la prima elementare che frequentai. In classe con me vi era Pigafetta che abitava nel bar gelateria all’angolo della piazza, che poi si laureò in architettura e che reincontrai negli anni ‘80 quando realizzai la Base Missilistica di Comiso dove installammo bagni prefabbricati dell’azienda in cui Pigafetta lavorava. L’anno successivo rientrai in Italia accompagnato da papà che era venuto per vedere i suoi genitori.

Valle Gnecchi- Acquedotto

Dopo che in Eritrea la guerra era finita, papà e mamma si sposarono, ma occorreva trovare qualche lavoro per sfamare la famiglia.

Papà mi raccontò che aveva preso, assieme a suo fratello Francesco, l’incarico di gestire l’acquedotto di Valle Gnecchi che si trovava a una quindicina di chilometri da Asmara. Oltre che gestire l’acquedotto, aveva messo insieme un grandissimo orto i cui prodotti venivano venduti al mercato di Asmara. Ci andavano con una motocicletta che, se ben ricordo, era un “Cammello” della Moto Guzzi. Nel frattempo siamo nati io e le due sorelle gemelle nell’arco di un anno. Mamma ebbe una mastite per la quale fu operata, i tre figli piangevano alternativamente giorno e notte,

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Papà con lo Zio Francesco Matrimonio dei miei genitori

lo zio Francesco si era ammalato e papà doveva giorno e notte curare i figli, gestire la Centrale dell’acquedotto, gestire l’orto. Non so proprio come fosse riuscito a fare tutto questo. Mi raccontava che, quando piangevo, l’unico modo di farmi smettere era quello di portarmi con la carrozzina sui sassi del giardino.

Bigiavamo la scuola - perdemmo tutti i libri.

Quando con Anna Maria e Maria Grazia andavamo a scuola al Comboni, come tutti i ragazzi, ogni tanto si bigiava. Naturalmente, ce ne andavamo a camminare sulle colline nei pressi di Asmara. Una volta facemmo un lungo giro e, siccome le cartelle con i libri pesavano, pensammo bene di lasciarle nascoste fra alcune rocce.

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Paesaggio sulla strada fra Asmara e Massaua –Luoghi delle nostre fughe da scuola

 

Alla fine della mattinata, andammo a riprendere le cartelle per tornarcene a casa, ma non trovammo più il luogo dove le avevamo lasciate. Dopo ore di ricerca, trovammo il posto, ma le cartelle erano sparite. Tornammo a casa e quando raccontammo l’avvenuto ci siamo prendemmo tutti e tre una bella lisciata di pelo di quelle che non si dimenticano facilmente. Non mi sembra di ricordare di aver bigiato la scuola altre volte.

 

Le cerimonie pubbliche alla caserma dei vigili del fuoco e la morte del pompiere Sarchielli

Papà divenne il comandante dei vigili del fuoco con una storia straordinaria che potete leggere sui suoi libri. Aveva riorganizzato il corpo in maniera incredibile e tutti gli anni la caserma veniva aperta al pubblico con una bellissima manifestazione. Venivano esposte le nuove autopompe e i camion con le scale estensibili e, sul castello di prova e di addestramento posto in caserma, venivano fatte delle incredibili esercitazioni salendo e scendendo scale e portando giù virtuali feriti.

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Ricordo come fosse ieri una esercitazione dove il pompiere di nome Sarchielli cominciò a salire la scala del castello di prova ad una velocità incredibile quando, ad un certo punto, perse la presa della scala e precipitò all’indietro stramazzandosi al suolo. Un altro pompiere di nome Cacciagli che si trovava nei pressi fu preso da un attacco d’ira, si tolse l’elmetto e lo scaraventò contro la vetrata della sala di comando. Fu un’esperienza terribile che colpì moltissimo mio padre. Anche lui scendeva dal castello di prova portandosi giù sulle spalle un virtuale ferito. Le cerimonie erano tenute alla presenza della autorità militari e civili inglesi e quelle della municipalità di Asmara.

 

Papà spegneva gli incendi delle case a seguito di conflitti religiosi fra copti e mussulmani

Anche in quell’epoca, vi erano scontri etnici e religiosi fra le diverse comunità della città di Asmara e dintorni. Gli scontri spesso si concludevano a fucilate e nell’incendiarsi le case gli uni con gli altri. Questo avveniva particolarmente fra cristiano copti e mussulmani. Venivano chiamati i pompieri che si recavano il più velocemente possibile a spegnere gli incendi e stabilirne le cause. Spesso rischiavano la vita e il più delle volte dovevano recarsi sul luogo dell’incendio armati di moschetto 91/38. Papà ci raccontava queste storie che gli procurarono anche un medaglia al valor civile per aver rischiato la propria vita.

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Spegnimento degli incendi come raccontato sopra       Mio padre a destra con Cacciagli

La situazione dei conflitti religiosi si trascina ancora oggi dopo 60 anni con un incremento della violenza e, al posto di dare fuoco alle case, nel nostro tempo usano l’esplosivo uccidendo decine, centinaia e migliaia di persone con autobomba e kamikaze.

Moschetto 91/38 e il Moschetto Mannlicher-Carcano

Papà teneva in casa un moschetto 91/38, un moschetto Mannlicher che si era portato nella sua abitazione dopo i combattimenti, avendoli nascosti nella casa della sua fidanzata che poi divenne sua moglie. Erano funzionanti e con essi aveva delle cartucciere con numerosi colpi. Mi raccontava che il fucile della Mannlicher-Carcano a canna lunga lo aveva usato nella campagna d’Etiopia ed era di una precisione incredibile. Mi diceva che una volta abbattè un’aquila ad un chilometro di distanza (mi sembra un po’ esagerato). Aveva anche una pistola che aveva nascosto sotto terra in un sacchetto pieno di olio, ma quando andò a cercarla dopo la guerra la trovò completamente arrugginita.

 

 

 

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Moschetto 91/38 con baionetta

 

 

 

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Moschetto Manlicher Carcano a canna corta

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Asmara recente

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