Paesi dove ho lavorato - Italia

Cinisello Balsamo e Muggiò – Edifici Industriali realizzati negli anni 60

Immagine

Quando nel 1961 io e mio padre Augusto rientrammo in Italia dall’Eritrea per una vacanza, papà incontrò un ufficiale degli alpini che conobbe ad Asmara durante la guerra mondiale. Il Geometra Romeo aveva una piccola impresa di costruzione e quando si incontrò con Augusto gli propose di non rientrare in Eritrea ma di fermarsi in Italia e di andare a lavorare con lui come capo cantiere su alcuni stabilimenti che stavano costruendo a nord di Milano. Augusto accettò l’offerta e rimanemmo in Italia. Ci appoggiammo presso sua sorella Enrica che abitava a Milano assieme alla mamma Celestina. Rimanemmo con loro un anno.

Papà si mise a lavorare nei cantieri a Cinisello e Muggiò, io mi iscrissi all’istituto per geometri Carlo Cattaneo di Milano dove ho poi conseguito il diploma. Tutto il mio tempo libero, i fine settimana e le vacanze le passavo in cantiere a fare tirocinio e ad imparare qualcosa.
In quel periodo l’impresa Romeo stava costruendo uno stabilimento per conto dell’editore che produceva i settimanali “Gente, Gioia, Rakam”, lo stabilimento per la produzione di “Prodotti biologici ‘Braglia’, lo stabilimento “Arti Grafiche Amilcare Pizzi” a Cinisello e lo stabilimento per la produzione di prodotti farmaceutici Ravizza a Muggiò. Gente Gioia e Rakam e’ diventato Oggi Rotocalcografica Italiana, Braglia è diventato Italfarmaci, Ravizza ha chiuso e Amilcare Pizzi è rimasto Amilcare Pizzi sotto la guida del figlio. Lo stabilimento della ex Prodotti Biologici Braglia e’ interessante perchè le facciate sono state rivestite interamente in ceramica smaltata. Per quello che so io in 40 anni non e’ stato fatto alcun lavoro di manutenzione il che dimostra che tale soluzione rispetto a facciate tradizionali risulta essere alla lunga la più economica.
Lo stabilimento della ex Gente Gioia Rakam e quello della Ex Ravizza ha combinato industria con arte. La facciata esterna dello stabilimento in cui venivano prodotti settimanali all’è molto bella con all’entrata una bella scultura che regge ancora oggi. Lo stabilimento della Ravizza aveva – perche’ e’ stata rimossa – un bellissimo disegno del famosissimo scultore ed artista Jean Cocteau. Chissà dove e’ stata portata. Io fortunatamente sono riuscito a preservare qualche foto della facciata con quella stupenda riproduzione.
In quell’epoca era stato avviato lo spostamento delle fabbriche fuori Milano – io e mio padre venivamo a Cinisello in macchina e praticamente erano tutti campi, oggi e’ un insediamento unico quasi fino a Erba – per ridurre l’inquinamento in città. Se ben ricordo vi era una legge che finanziava tali spostamenti.
Le nuove fabbriche costruite all’epoca come quelle sopradescritte, erano interessanti perchè non erano dei volgari capannoni come poi sono stati realizzati successivamente, ma avevano un loro carattere e bellezza. Complimenti agli architetti di quel periodo.
Riguardo lo stabilimento Amilcare Pizzi ci sarebbe da scrivere un libro. Un opera avveniristica progettata dall’Arch. Lombardo e dagli Ing. Egone Cegnar e Fidanza, sotto la guida dell’Ing. Patscheider. Lo stabilmento serviva per la stampa con stampanti rotative Cerutti di libri di altissima qualità. Ricordo bene quello su Tutankamen. Era una struttura modernissima sia per le tecniche di stampa che per come fu realizzato lo stabilimento.
Era composto di tre corpi: Il centrale con le macchine di stampa ed i laboratori, il corpo finale in cls gettato in opera che fungeva da servizi fra cui la mensa, e il corpo in testa che dava sulla via di accesso, una bellissima palazzina uffici collegata alla fabbrica con un ponte aereo al secondo piano.
Il corpo fabbrica centrale era composto di diversi piani ove erano state montate le macchine da stampa con solai in grado di sostenere più di 1000 kg. al mq. Erano del tipo Pan, prefabbricati con doppi coppi per realizzare un solaio dello spessore di cm. 50. Poi vi erano le volte del salone principale. Erano delle volte sottili a forma di S , con uno spessore minimo di cm. 8, post compresse, collaboranti con le travi principali di oltre 30 metri di luce anch’esse post compresse con trefoli. La superficie interna era stata realizzata con tavole di legno piallate prismate per ottenere una struttura in grado di assorbire i rumori delle macchine di stampa. Il cls. era di notevole qualità essendo realizzato con inerti grossi e sabbie proveniente dal Ticino. Si otteneva una resistenza a28 giorni di oltre 600 kg./cm2. I cavi si tendevano a circa 7 giorni quando si otteneva una resistenza minima di circa 375 kg./cm2. I getti venivano realizzati mediante gru Raimondi e benne.
La impermeabilizzazione era modernissima realizzata con pannelli di sughero spessi alcuni centimetri su cui venne posata una guaina bituminosa che aveva all’esterno una pellicola di alluminio. Quindi, una impermeabilizzazione molto efficace con un ottimo grado si isolamento.
Interessante la conformazione dei blocchi dei corpi scala con scale ed ascensori molto grandi per il trasporto dei carrelli con le relative bobine di carta. I corpi scala erano in cls. a faccia vista realizzato con tavole di legno piallate prismate. I serramenti erano sostenuti da un profilo in acciaio lasciato nei getti. I corpi scale erano simmetrici posti sia ad est che ad ovest.
Sopra la copertura vi erano dei modernissimi impianti di termoventilazione realizzati dalla Aster Italiana. Occorreva tenere le condizioni ambientali, temperatura ed umidità controllate per evitarequalsiasi dilatazione della carta che dovendo stampare a colori a più passate era necessario che i bordi della stampa dovevano essere sempre gli stessi. Interessante anche il fatto che per la prima volta venivano utilizzati materiali per la gestione delle acque di scarico dei laboratori, resistenti ad aggressivi chimici.

I pavimenti erano di un gres molto resistente e adatto al passaggio di carrelli molto pesanti che alimentavano le rotative.
L’edificio servizi era stato realizzato in cls faccia vista. Nell’area della mensa la struttura era interrotta con dei pilastri in acciaio per dare un gran senso di spazio.
La palazzina uffici, collegata con l’area di produzione come detto innanzi da un ponte di servizio, era molto armoniosa con le pareti rivestite di ceramica rendendola praticamente indistruttibile.
I serramenti del corpo fabbrica erano di metallo gomma molto stretti ed alti con soglie, cielini e spallette realizzate in graniglia con cemento bianco, utilizzando particolari stampi. Di fatto la facciata orientale è molto elegante. La facciata occidentale è praticamente cieca rivestita in ceramica come il resto dell’edificio.
Come sempre vengono fatti degli errori che si possono evidenziare col passar del tempo. Da come mi hanno raccontato durante la visita un errore grosso fu quello di lasciare i tubi metallici di scarico delle volte dentro i pilastri. Il metallo e’ marcito con gli anni e si e’ poi dovuto portarli all’esterno come si vede nelle foto attuali. E’ probabile che l’architetto Lombardo non le voleva all’esterno per tutta l’altezza per motivi estetici.
Un altro errore e’ stato quello di lasciare nel getto il profilo esterno dei serramenti dei corpi scale.
Anche qui con il tempo sono marciti e si e’ dovuto mettere mano.
I pavimenti industriali capaci di sopportare passaggi di mezzi pesanti nonostante fossero realizzati con gres doppio ad alta resistenza hanno ceduto ed hanno dovuto essere rifatti.
Le aree di stoccaggio non erano sufficienti e sono state ampliate con edifici aggiunti all’esterno.
D’altra parte sono passati quasi cinquant’anni, ma devo dire che lo stabilimento regge bene all’età.
Per me fu una esperienza notevole nonostante io fossi alle mie prime armi con la mia professione.
Colgo l’occasione per ringraziare il vertice Pizzi per avermi permesso di visitare lo stabilimento e scattare alcune foto che qui ripropongo assieme a quelle scattate negli anni 60 durante la sua costruzione.


Dopo aver presentato numerose domande a varie imprese di costruzioni, senza ricevere alcuna risposta, decisi di emigrare in Canada. In quel frangente, ricevetti la richiesta dell’Impresa Giuseppe Torno di Milano che cercava un geometra, che fosse fluente nella lingua inglese, da mandare a Trieste dove era in corso la costruzione del Parco Serbatoi e della Stazione di Pompaggio per l’oleodotto Trieste – Ingholstad, la cui direzione dei lavori era stata affidata alla Bechtel International Corporation di San Francisco.
Mi presentai nella sede dell’Impresa di Costruzioni Generale Ing. Giuseppe Torno a Milano in Via Albricci 7. Feci il colloquio con l’Ing. Brescancin, dirigente responsabile di questo lavoro, che diede il suo benestare mandandomi, però, prima a verificare la conoscenza della lingua inglese mediante un colloquio con il Geom. Olivari, un dipendente dell’azienda, esperto in questa lingua. Il colloquio andò bene ed egli diede il suo benestare.
Mentre compilava la scheda con il mio nome, con grande sorpresa mi chiese se venivo da Asmara e ad un mio cenno di assenso, mi disse che aveva lavorato con mio padre al Municipio di Asmara.
Fui quindi assunto dall’Impresa Giuseppe Torno e dopo aver fatto i bagagli, ivi comprese le lenzuola e federe dei cuscini, partii in treno, per Trieste, con mia madre, la quale mi accompagnò alla stazione centrale di Milano in lacrime quando il treno iniziò il viaggio.
Il cantiere si trovava a San Dorligo della Valle, dopo Trieste. Era stata costruita a mare, credo dall’Impresa Farsura, una banchina per l’attracco delle petroliere. A terra occorreva costruire il Parco Serbatoi e la Stazione di Pompaggio.
La costruzione di tutti i lavori civili era stata acquisita dall’Impresa Giuseppe Torno, comprese le fondazioni dei giganteschi serbatoi, gli argini attorno agli stessi per contenere il greggio in caso di incidente. (Se ben ricordo, una decina di anni dopo, vi è stato un attentato terroristico dei fedayn e, grazie agli argini che contennero il greggio, il danno fu limitato.) Era il mio primo lavoro esterno a Milano, in un cantiere con una grossa impresa che e’ poi stata la mia scuola.
A San Dorligo, a parte le traduzioni con la Bechtel dall’inglese, cominciai a fare piccole come controllare i subappaltatori e fare la loro contabilità, verificare la correttezza delle forniture al loro arrivo e vedere come venivano eseguiti i lavori sotto la guida di un anziano bravo capo cantiere.
Ogni tanto mi dedicavo ai tracciati sotto la guida di un geometra capo tracciatore.
Gli argini venivano realizzati con Dragline, scavatori cingolati con una benna che veniva lanciata e recuperata con materiale di scavo con cui venivano realizzati gli argini attorno ai serbatoio che avrebbero contenuto il greggio. Gli argini servono in caso di rottura dei serbatoio o perdite di far rimane confinato il greggio fuoriuscito. Lungo gli argini venivano anche scavati dei canali. Ricordo che l’argilla era appicicosa e si attaccava a tutto. Occorreva realizzare le piazzole di appoggio dei serbatoi con debito trattamento della fondazione stessa e relativa compattazione oltre alla preparazione di un letto di sabbia compattata e perfettamente in quota. La compattazione della sabbia e veniva eseguita con delle rane e staggie vibranti che camminava su delle guide preposate.
Sopra questi piani venivano montati i serbatoi da parte di una azienda americana. Poi vennero costruite tutta una serie di tubazioni interrate con tubi di cemento per drenare le acque all’esterno dei serbatoi che scaricavano nei canali naturali e poi in mare.
Fu una bella esperienza di lavoro. La vita in cantiere era dura, dormivamo in camere in più di uno ma fu un’ottima scuola. L’Ing. Brescancin veniva ogni tanto in cantiere a vedere come andavano i lavori e se avevamo fatto bene rispettando i programmi e la qualità dei lavori ci invitava fuori a pranzo. In quel periodo l’Ing. Brescancin era anche direttore per la costruzione della diga di Punt Dal Gall in Svizzera di cui ci raccontava un mucchio di cose e le sue vicissitudini facendoci sognare. Ricordo che una volta ci portò in ottima trattoria a Portogruaro. Qui conobbi anche il geometra Sist che poi divenne mio capo cantiere in Zambia.

 


 

La situazione

L’Ipisystem era un impresa privata che aveva due stabilimenti, uno a Nerviano vicino a Milano e uno a Pennabilli. Realizzava carpenterie leggere, edifici leggeri per i terremotati, serramentistica d’alluminio e in metallo, cartellonistica, arredi fiere, facciate d’alluminio, edifici postali, centri di meccanizzazione postale ed aveva una forza lavoro notevole. Era impegnata in quegli anni a fornire edifici per le aree terremotate a seguito del terremoto dell’Irpinia. Aveva anche acquisito commesse per la costruzione di scuole pluripiano ed edilizia sanitaria in Arabia Saudita, Iran e Kuwait, che apparentemente non andavano molto bene. Da quello che ricordo non andava molto bene finanziariamente. Dopo l’acquisto da parte di IRI, venne chiesto ad Italstrade di gestire l’operazione, prenderne in mano la direzione e procedere alla sua ristrutturazione.

La ristrutturazione e il rilancio

Dopo un’analisi dettagliata della situazione patrimoniale dell’azienda, dei suoi stabilimenti, delle commesse in corso, della situazione finanziaria fu deciso di procedere su più fronti.
Fu aperta una nuova sede esterna ai due stabilimenti affittando uffici a San Siro nel nuovo Centro Direzionale realizzato dalle Generali. Questo permise di rilocalizzare tutto lo staff e vedere ove si trovassero i dipendenti della società le cui scrivanie non vennero occupate. Si scoprì che molto personale era assente ed impiegato privatamente a fare lavori non della società. Questo permise di riorganizzare tutto il sistema liberando personale in surplus. Questo naturalmente portò a contestazioni da parte dei sindacati. Fu un primo ano durissimo perché era evidente l’inefficienza del processo. Lentamente però le cose cominciarono a migliorare. Si esaminò tutto il personale per avere una idea delle loro capacità ed efficienze. Furono esaminati in dettaglio gli stabilimenti per vedere come operavano quali erano i macchinari disponibili, la loro efficienza e modernità in relazione alle automazioni.

Analisi e ristrutturazione stabilimenti di Nerviano e Pennabilli

Furono ristudiati tutti i processi di produzione, fatti investimenti per aggiornare il macchinario con attrezzature moderne e dove possibile a controllo numerico. Fu esaminato il mercato per vedere come ri-orientare tutte le produzioni e vedere su quali settori puntare per l’acquisizione di commesse. Si riorganizzò l’ufficio gare, gli uffici acquisti, gli uffici di controllo costi, e lentamente si cominciarono migliorare i costi di produzione. Furono riesaminati tutti i subappalti e la produzione di forniture specializzate quali i pannelli per gli uffici postali per vedere come modificare i processi e far rientrare in casa molte delle possibili produzioni.

Immagine2

Nuovo impianto per la produzione di componenti in cls per gli uffici postali a Pennabilli

Ad esempio fu deciso e realizzato un impianto semi automatico con maturazione a vapore per la produzione di componenti in cls prefabbricato per la realizzazione di uffici postali, palazzine per i terremotati, abitazioni per la base missilistica di Comiso compresa la produzione automatica di betonelle, lastre in ghiaino lavato per le pavimentazioni esterne.

Immagine3

A tal fine fu acquistata una macchina tedesca capace di una produzione altissima con un solo addetto. Allo spesso tempo fu anche avviata la produzione automatica di betonelle, per la realizzazione di piazzali pavimentati all’esterno delle varie opere di cui acquisita la costruzione.

Immagine4   Immagine5
Immagini delle palazzine uffici a Pennabilli
Immagine6   Immagine7
Strutture per la produzione di componenti in cls
Immagine8
Marmettoni e vari tipi di finiture
  Immagine9
Pannelli in cls per il programma Italposte

Furono lentamente smantellati alcuni settori che con l’azienda avevano poca affinità creando delle cooperative di proprietà del personale che vi operava cui fu dato per alcuni anni una certa quantità di lavori a prezzi medi di mercato fino a che non poterono camminare con le proprie gambe. Fu deciso di vendere lo stabilimento di Nerviano per non avere due stabilimenti che producevano gli stessi prodotti e di potenziare e ristrutturare con forti investimenti lo stabilimento di Pennabilli.

Immagine10
Nuovo settore a per la produzione di componenti in calcestruzzo 
con tunnel di maturazione a vapore

 



Gli uffici postali prefabbricati pesanti – parte strutturale – fondazioni pareti e solai, componenti interne – finestre, porte, pareti divisorie , mobilio, arredo d’interni furono interamente riprogettati.
Ad esempio la componentistica; viti, bulloneria ecc degli uffici postali che all’epoca prevedevano centinaia di tipologie rendendo il montaggio complesso, furono ridotte a poche decina di tipi.
Furono rivisti tutti gli appalti per i trasporti e montaggi, furono riviste le qualità dei prodotti; ad esempio i teli delle coperture piane in PVC che si ritiravano o disintegravano a seguito della esposizione agli ultravioletti furono sostituiti con teli della Du Pont che garantivano almeno 50 anni senza alcun problema. Furono riprogettati i solai di copertura con pannelli esili e robusti, e allo stesso tempo riprogettati i pannelli in cls perimetrali – molto complessi perché avevano la forma del perimetro di un francobollo, con matrice a faccia vista. Inoltre tutti questi componenti con cui furono poi realizzati in tutta Italia 270 uffici postali fu prodotta all’interno. Fu poi rilanciata la produzione con la predisposizione di impianti appositi per la realizzazione di tutti i componenti.
Fu anche ristudiata tutta la progettazione urbanistica per ottenere le licenze di costruzione dai rispettivi comuni che fornivano il lotto di terreno ove realizzare le nuove opere.

Immagine11   Immagine12

Fu introdotto un nuovo sistema di progettazione dell’accoppiamento edificio/luoghi e impianti in modo automatico avendo digitalizzato le tipologie di edifici e la geometria dei terreni ove sarebbero sorti. Il sistema prevedeva una risoluzione automatica dell’inserimento, con tutti i relativi collegamenti ai servizi, i disegni costruttivi delle opere civili; scavi, canali per passaggio servizi che ruotavano attorno all’edificio, fondazioni, pavimentazioni, marciapiedi, recinzioni ecc. ed il relativo computo metrico estimativo di tutte le lavorazioni con la stima finale dell’opera. Questo processo permetteva di tentare più posizionamenti e di ottimizzare dalla nascita il progetto più economico.

Immagine13   Immagine14
Immagine15   Immagine16
Immagine17   Immagine18
Produzione di marmettoni con macchina automatica
e a destra betonelle per i piazzali all’esterno

 



Fu acquisita la commessa per la costruzione di 500 appartamenti a Monte Ruscello per la protezione civile in relazione alla vicende terremoti ed altre palazzine in zona. Vennero acquisite commesse per la costruzione di numerosi edifici giudiziari in varie parti d’Italia. Furono acquisite commesse.

Immagine19   Immagine20
Immagine21   Immagine23
Edifici realizzati a Monteruscello – 500 appartamenti con facciate a nastro

 



Furono potenziati i settori per la produzione vendita di componenti interni di edifici fra cui pareti prefabbricate e porte antifuoco e a tenuta acustica per banche dato che furono acquisite commesse per la realizzazioni questi componenti per imprese tedesche che avevano a loro volta acquisito la costruzione di banche ed altre opere simili in medio oriente

Immagine24   Immagine25
Produzione di componenti per vendita a terzi

 

 



Furono acquisite le costruzioni di numerose opere aeroportuali a Fiumicino, Milano e Palermo.

Immagine26
Palazzina uffici per la Società
Aeroporti di Roma
  Immagine27
Collegamento aereo per i voli nazionali

Edilizia scolastica


Furono anche acquisiti i contratto per la realizzazione di numerose opere importanti nel settore scolastico fra cui il bellissimo complesso.

Immagine28

Laboratorio di biologia Marina e Pesca di Fano

Fu acquisito il contratto per la realizzazione del laboratorio di biologia Marina e Pesca di Fano.

Immagine29

 



Fu poi lanciato un progetto molto bello: quello del MAPI. Modulo abitativo di pronto intervento progettato dall’Arch. Spadolini, fratello del compianto Presidente della Repubblica Italiana. Si trattava di un modulo prefabbricato realizzato con moderne tecnologie, in forma containerizzata completamente arredato, che ha fatto uso di resine stampate per la realizzazione dei bagni, che poteva essere caricato su camion e poi scaricato in pochi minuti ed in pochi minuti aperto per realizzare abitazioni da usare in caso di calamità. Ne furono realizzati oltre 200 che furono anche poi mandati come contributo dello Stato Italiano nelle aree terremotate di Armenia e Russia.

Immagine30
Vista del parco Mapi
montato in Armenia

 



Fu acquisito il contratto per il consolidamento ed il rialzo con una struttura a forma di diamante in vetro strutturale sempre progettata dall’Architetto Pier Guido Fagnoni sotto la guida dell’Arch. Pierluigi Spadolini, della Fortezza da Basso a Firenze nota per le fiere ed esposizioni di Pitti Moda.
La prima opera era stata realizzata negli anni 70, progettata dagli architetti Enrico Castiglioni, Marco Dezzi Bardeschi e Paolo Malchiodi, con l’ausilio dell’Ing. Ghellini e la costruzione sotto la direzione dell’Ing. Rolando Forzoni. Le esigenze della Pitti Moda erano però tali da richiedere ulteriori spazi espositivi. Nacque quindi il rialzo e l’adeguamento sismico della prima struttura. Il tutto fu realizzato in poco più di tre mesi.

Immagine31
L’edificio realizzato all’interno della Fortezza da Basso a 
Firenze come era prima del nuovo intervento
Immagine32
L’edificio visto con il rialzo
Immagine33
Dettaglio del nuovo edificio realizzato a forma
di diamante con cristallo strutturale

 



Fu lanciato un progetto per la realizzazione assieme a Pirelli e Nuova Pignone di pannelli cablati cosi’ da permettere la trasmissione dati all’interno degli edifici nell’ambito di un processo industriale di grande produzioni a basso costo.

 



Progettazione di massima ed esecutiva e realizzazione di 270 uffici postali di varia dimensione in tutta Italia. Gli edifici variavano da 100 a 500 mq. cadauno a seconda delle utenze coperte.
Gli edifici erano blindati contro rapine a tentativo di furto. La nuova partita di edifici fu realizzati con pannelli prodotti in proprio e di color grigio.

Immagine34

Immagine35   Immagine36

 


 


Furono acquisite commesse per la realizzazione di centri di meccanizzazione postale a Pesaro e Lamezia Terme, e la produzione e costruzione capannoni industriali e palazzotti dello sport che usavano la tecnologia brevettata Grandi Luci.

Immagine37
Fu realizzato un edificio che usa questa tecnologia a Sassari per un privato

 


 


In quegli anni sono state realizzate numerosissime scuole standard prodotte dalla società. Ad esempio in Sardegna è stato realizzato un liceo femminile con 25 aule a Sassari, Istituti per geometri a Cagliari e a Macomer e altre in numerose parti d’Italia. Le tipologie le potete vedere nel depliant della Sicit di Pennabilli allegato a questo file.

 



Fu poi acquisita la ricostruzione del collassato ospedale di Gemona, con una nuova opera antisismica di nuova concezione. Un ospedale di 250 posti letto assieme all’Impresa Venturini.L’opera fu realizzata in poco più di 21 mesi. Capo progetto fu il bravissimo Architetto Bertini.

Immagine38
Vista panoramica del Nuovo Ospedale antisismico di Gemona

 



Furono poi acquisite commesse molto grandi come la costruzione della Base Missilistica di Comiso in parte in Subappalto dalla Pizzarrotti di Parma e la costruzione in proprio con un contratto Build Lease (Forse il primo in Italia) di 450 villette prefabbricate per le famiglie degli ufficiali della gestione della base realizzato in un anno.

Immagine39
Prototipo di una delle villette realizzate a 
Comico con un contratto Build Lease


La prima fu una commessa di grandissimo valore per l’immagine dell’Azienda con l’acquisizione in Subappalto da Pizzarrotti di tutte gli edifici realizzati con un sistema misto con le strutture portanti in Acciaio, solai con lamiere grecate e relativo getto di cls. armato, divisori e finiture interne in carton gesso e gli esterni con pareti brevettate Ipysystem.
La base era enorme e serviva per mettere a punto e lanciare missili cruise (missili da crociera che possono raggiungere bersagli a 4,000 chilometri di distanza orientandosi da soli avendo la mappa del terreno memorizzata che riconoscevano e gli permettevano di modificare il tragitto salendo e scendendo rispetto al suolo evitando eventuali sistemi di difesa) da piattaforme mobili che potevano uscire dalla base e lanciare da qualsiasi punto.
La base fu poi chiusa dopo gli accordi fra USA e Stati Uniti per lo smantellamento dei missili da crociera. La base vene usata come area di transito di extra comunitari e dalle autorità militari Italiane. Nella base esisteva una vecchia pista aeroportuale in cls. usata dagli italiani durante l’ultima guerra mondiale.
La base era completa. Vi erano edifici per alloggiare i soldati e gli addetti, edifici scolastici per i corsi di addestramento, palestre e sale sportive, mense, bar, supermercati, alloggi per gli ufficiali e loro famiglie, impianti di stoccaggio e trattamento delle acque potabili, impianti per lo smaltimento dei liquami, per lo smaltimento dei rifiuti, cinema, sale di ricreazione, serbatoi sopraelevati per la distribuzione dell’acqua potabile, piscine, campi da pallone e baseball, centrali tecnologiche per la produzione di energia, centrai termiche per la fornitura di acqua calda, centrali termiche per la fornitura di aria condizionata, edifici blindati per lo stoccaggio, costruzione e revisione dei missili, corpi di guardia armati, sistemi di comunicazione avanzati, coperture pitturate con vernici opache per evitare riflessione di luce verso il cielo, ecc.

Immagine40
Vista di uno degli edifici della base con relativi pannelli solari
per il riscaldamento dell’acqua sanitaria

Furono due anni di fuoco. Inizialmente vi fu una battaglia con la direzione lavori americana della Marina Militare perché le norme contenute nei capitolati erano estremamente gravose e soggette ad interpretazione. Ad esempio pretendevano che i coefficienti sismici da usare nei calcoli fossero quelli in vigore a San. Francisco che ritenevamo eccessivi rispetto alle condizioni della zona della base. Secondo: pretendevano che il carico sismico si sommasse al carico del vento massimo, anche questo eccessivo o uno o l’altro. Poi, per gli impianti tecnologici pretendevano scarichi in ghisa con i giunti a bicchieri sigillati a piombo fuso e così via- Una volta trovato accordo si e’ proceduto ed i lavori poi ultimati secondo programma. Il nostro contratto prevedeva la esecuzione di tutte le opere ad eccezione delle lavorazioni civili, scavi, cls. impianti tecnologici ecc. che venivano invece fatte dall’impresa Pizzarrotti. In questo cantiere ebbi la collaborazione fattiva sul sito dell’Ing. Ferdinando Campioni.

Immagine41   Immagine42
Uno degli edifici della base per alloggiare 
il personale militare senza famiglia

Vi racconto un aneddoto che i capitò quando i lavori erano praticamente terminati. Chiesi all’Arch. Barberis dell’Ufficio di progettazione di organizzare una visita in cantiere per fare delle foto alle opere per i nostri archivi di Milano. Naturalmente lo pregai di farsi dare tutte le relative autorizzazioni dalle forze armate italiane e da quelle americane. Poi occorreva che fosse accompagnato nella base da un ufficiale Italiano per fargli fotografare quello che si poteva. Per qualche disguido, Barberis pote’ recarsi a piedi nella base e fotografare gli edifici. Ad un certo momento vide una grande porta scorrevole aperta, si infilò dentro e cominciò a fotografare. Stava fotografando dei missili cruise aperti in fase di manutenzione. Dopo pochissimo vi fu l’arrivo di camionette della polizia militare Italiana e USA ed il povero Barberis fu arrestato. Una volta chiarita la involontarietà dell’incidente e consegnate le pellicole alle autorità Barberis fu rilasciato per poter tornare a Milano a mani vuote. Le foto che trovate nel sito ci sono state fornite da Pizzarrotti ed oggi non sono più segrete dato che la base dei Cruise e’ stata sostanzialmente chiusa a queste operazioni.

 


 

Con Autostrade fu avviata una collaborazione di Progettazione e costruzione di tutti i fabbricati di servizio ed aree tecnologiche industrializzate per l’assistenza in caso di neve della costruenda autostrada Udine Tarvisio. Fabbricati realizzati con strutture pesanti acciaio e con pannelli in cls lavato e tetti ramati, Pensiline d’entrata con archi a tre cerniere realizzate in legno lamellare e con le coperture realizzate in rame, gestione dei sali e altre sostanze usate da Autostrade in Inverno con l’insilamento dei prodotti e loro distribuzione meccanica, realizzazione di sicurvia anticamion montati sopra i new jersey dei ponti. Bellissima la palazzina costruita per la direzione di Tronco di Udine realizzata con la tecnologia del GRC.
Quando l’autostrada fu inaugurata, le autorità e tecnici austriaci invitati alla cerimonia inaugurale non hanno potuto far altrochè fare i complimenti all’Italia e in particolare alla soc. Autostrade per aver realizzato delle bellissime opere che hanno tenuto conto anche della zona con uno stupendo inserimento ambientale.

Immagine43   Immagine44
Pensiline di accesso all’Autostrada con archi a tre cerniere in legno lamellare

A fine lavori facemmo un succulento pranzo. A quell’epoca collaborammo molto per la parte progettuale con l’Arch. Camomilla dell’ufficio progettazioni di Autostrade, e con il Geom. Guerra della direzione lavori, coadiuvati dal ns. Arch. Barberis e dal nostro ufficio di progettazione di Milano con a capo l’Ing. Zaboia.

Immagine45
Edificii di servizio
  Immagine46
Panoramica della Direzione di 
Tronco di Udine
Immagine47   Immagine48
Immagine49   Immagine50
Sistemi moderni d’insilamento sali per l’inverno
Immagine51   Immagine52
Nuove barriere metalliche di notevole robustezza montate su New Jersey sui ponti
Immagine53   Immagine54
  Facciata della palazzina della Direzione di 
Tronco di Udine con dettaglio pannelli in GRC
Immagine55   Immagine56
Pranzo finale e foto del gruppo di lavoro

 



L’azienda aveva sfruttato la sua esperienza nella produzione di edifici a basso costo per le aree terremotate per sviluppare edifici di buona qualità a costo bassissimo, tecnologicamente avanzati sia nella loro produzione industriale che nell’aspetto di questi edifici che dovevano rassomigliare a delle abitazioni molto dignitose e non a una baraccopoli.
L’idea era di poter mettere a disposizione quest’esperienza per produrre edifici in paesi ove vi era scarsità abitative. Il nostro ufficio commerciale avviò contatti con il Sud Africa e alcune delle sue grandi imprese con l’idea di attuare ciò in quel paese che ne aveva un gran bisogno. Ci furono degli incontri con l’Ambasciatore del Sud Africa e con i vertici di aziende che visitarono il nostro stabilimento di Pennabilli per vedere con i propri occhi i prototipi di queste tipologie di edifici.

Immagine57
Tipologia di edifici a baso costo per il Sud Africa di cui al racconto

Il risultato fu quello di organizzare una visita in Sud Africa per cercare di approfondire il tema, localizzare le aree di maggior bisogno, ove montare uno stabilimento di produzione, i costi delle materie prime necessarie prodotte in quel paese, e definire eventuali contratti e programmi di attuazione. La visita della durata di un mese mi portò a Johannesburg in un incontro con la LTA una grande impresa sud Africana. Il progetto prevedeva di realizzare un impianto per la realizzazione di 10,000 unità abitative l’anno. Sviluppammo il progetto in grande dettaglio tecnico e finanziario. La mia visita sarebbe poi stata seguita da una missione dei nostri architetti e tecnici per meglio dettagliare le fasi attuative del progetto. Andai poi a Cape Town per incontrare il nostro ambasciatore e metterlo al corrente della situazione del progetto. Terminai la mia vista e rientrai in Italia. Lo scoglio che il progetto incontrò fu quello finanziario. Chi avrebbe prodotto i finanziamenti. Su questo tema il tutto si arenò a causa del fatto che il Sud Africa era sotto embargo da parte delle Nazioni Unite e nessuno intendeva esporsi nonostante ciò avrebbe avuto un beneficio enorme per la popolazione. Fu molto triste non poter veder andare in porto un progetto che aveva in effetti una grande funzione sociale.

Immagine58

 




Tornai in Italia per sapere che era stato abbozzato un progetto di collaborazione con la Cina per la realizzazione di impianti per la produzione di scuole, di edifici abitativi e ospedali prefabbricati con il finanziamento del governo italiano.
Fu organizzata una vista in Cina con la collaborazione di Carbonetti, una persona assai capace che era stato un ex collaboratore di Enrico Mattei all’Eni. Vi rimanemmo due mesi. Arrivammo a Pechino ed alloggiammo in un albergo per soli stranieri. Eravamo negli anni 80 e la Cina non era quello che e’ invece oggi. Vi era molta diffidenza, non si poteva uscire da soli ma sempre accompagnati da addetti del Governo.
Pechino era una città enorme di oltre 100 chilometri per 100 chilometri con oltre 10 milioni di abitanti. L’aria era inquinatissima perche’ veniva usato il carbone per il riscaldamento domestico e per cucinare. L’aria era anche invisibile per la presenza di tempeste di sabbia provenienti dal deserto dei Gobi. La gente portava alla bocca delle mascherine per difendere i loro polmoni.
Era impressionante vedere queste strade larghissime con milioni di ciclisti e le pochissime macchine usate quasi esclusivamente solo dai funzionari di stato. La cosa che faceva effetto era l’abbigliamento sia maschile che femminile tutto uguale, grigio con il bavero alto e il noto cappellino portato da Mao. Ben diverso da quello che e’ la Cina di oggi Avemmo molti incontri di delegazioni affollatissime dove potemmo illustrare le tecnologie della nostra azienda. Dai visi degli addetti non appariva emergere alcuna emozione o reazione ma poi sapemmo dagli addetti che i progetti e le tecnologie li interessavamo.
Difatti fu poi organizzata una visita di funzionari cinesi in Italia ed al nostro stabilimento che si realizzò un mese dopo.

Immagine59

Immagine60

Visitammo molte località di quell’enorme paese abitato all’epoca da oltre 800 milioni di persone.
Naturalmente non potemmo non andare a visitare la muraglia cinese – Impressionante, l’unica opera costruita dagli uomini visibile ad occhio nudo dalla luna - a cento chilometri a nord di Pechino (Bejing).. Incidentalmente tale nome venne dato alla città dai Romani durante la loro invasione. Nel power point “Viaggio in Cina”che potete trovare nel capitolo “Paesi da me visitati” in altra parte del sito, scoprirete questa interessante parte della sua storia, una storia affascinante di uno straordinario paese con una incredibile storia millenaria. Poi visitammo altre località nei pressi della città.

Immagine61   Immagine62
Sulla muraglia cinese ed una vista panoramica della stessa

Una volta fummo invitati ad un pranzo organizzato dal ministero dei lavori pubblici. Fu interessante poiche’ ci portarono almeno 50 portate di piccolissime quantità ma assolutamente squisite. Non ho assolutamente alcuna idea di quello che mangiai, ma ricordo che era molto buono il tutto condito da tazzine di the aromatico.
Sebbene il progetto fu trovato assolutamente interessante e positivo, non riuscì a vedere la luce perche’ se ben ricordo, il governo Italiano finanziò invece la costruzione nell’area di Shanghai di un impianto della Fiat per la realizzazione di trattori agricoli a cui fu data priorità data l’importanza dell’agricoltura per una assai imponente popolazione.
Nel viaggio di ritorno ci fermammo in Thailandia, a Bangkok dove potemmo visitare questa bellissima ed interessantissima città con i suoi monumenti assai unici dal punto di vista architettonico e colori. Assaggiai una quantità di frutti diversi molto buoni. Infine rientrai a Milano per organizzare come detto sopra la visita della delegazione cinese.

 



Man mano che cominciarono a confluire nuove commesse acquisite sul mercato furono introdotti nuovi prodotti quali il GRC (Glass Reinforced Concrete – Calcestruzzo fibro rinforzato). Si potevano produrre pannelli di tutte le fogge molto sottili di calcestruzzo rinforzato con microfibre di vetro resistenti all’azione corrosiva degli alcalini del cemento – licenza acquisita dalla Pinkilton Inglese – che permise di realizzare la palazzina della direzione diTronco di Autostrade di Udine, edifici per i ‘Punti Blu’ di Autostrade, la Palazzina della direzione di Tronco di Fiano Romano ed altro.
I nostri architetti ci avevano segnalato la necessità di sfruttare moderne tecnologie per realizzare pannelli di nuova concezione sfruttando nuove forme architettoniche. Dovevano essere leggeri e facilmente realizzabili e non troppo costosi. Fu individuato un prodotto già in uso da un paio di aziende nel mercato italiano, il GRC (Glass Reinforced Concrete – Calcestruzzo rinforzato con fibra di vetro). Una cosa simile ai pannelli fatti di vetro resina con la differenza che al posto della resina si metteva della malta di cemento.

Immagine63   Immagine64
Edifici del Punto Blu realizzati per conto della società
Autostrade in GRC -Glass Reinforced Concrete

La Pinkilton Inglese una grandissima azienda produttrice del prodotto altamente specializzato aveva organizzato a Sheffield in Inghilterra un congresso mondiale sull’uso delle fibre nel mondo delle costruzioni. Ci andai con l’Arch. Barberis. Vennero presentate numerosissime memorie sull’uso di varie fibre a cominciare dalla paglia usata nell’antichità in Mesopotamia per rinforzare i mattoni di terra cotta. Oggi e’ famosa la fibra di carbonio per la costruzione di materiali compositi ad altissima resistenza. Un gruppo giapponese fece vedere l’uso di fibra di carbonio spruzzata a altro prodotto per riparare le travi dei ponti ferroviari dove il ferro di rinforzo corroso aveva degradato le travi rendendole pericolose. Un'altra applicazione fu quella dei pavimenti galleggianti per uffici. Furono fatte vedere alcune applicazioni di Fibra di vetro e cemento. La particolarità del sistema prevedeva l’uso di una fibra di vetro dove i singoli capelli erano rivestiti di una guaina per rendere resistenti Si produceva un cassero, un calco la cui forma si voleva ottenere. In questo calco veniva spruzzata con aria compressa attraverso una pistola una miscela di malta. Simultaneamente attraverso un meccanismo montato all’uscita della pistola veniva trascinato un fascio di fibre che veniva tagliato a pezzi di circa 4, 5 cm di lunghezza. La fascia di fibre trascinata assieme alla malta andava a sbattere contro il cassero spargendo le singole fibre che si disponevano in maniera anisotropica, cioè casuale. La fibra diveniva l’armatura del pannello. Lo spessore del prodotto finito arrivava ad uno o due centimetri secondo la dimensione e forma del pannello che si voleva produrre. Dopo che la malta si induriva si poteva rimuovere il cassero e si poteva osservare il pannello finito con la forma e con le finiture ed colori che si erano voluti. Nel cassero erano anche inseriti gli inserti metallici conglobate nel pannello che servivano poi per il montaggio del panello nella sua posizione definita che poteva essere una parete di edificio, un elemento ornamentale ecc. La bellezza di questo sistema era che si poteva dare forma concreta alle fantasie degli architetti.
Questa tecnologia ha poi preso piede negli anni 90 a causa del fatto che occorreva eliminare l’uso della fibra di amianto nelle tegole, tubazioni e quant’altro in uso nelle costruzioni civili in quanto cancerogena. Fu costituita in Europa a tale proposito anche la società BCM - GRC limited.

Immagine65   Immagine66
Dettagli di facciate realizzate con la tecnologia del GRC
Immagine67   Immagine68

Organizzammo con la Pinkilton una visita ad uno stabilimento di Manchester per vedere praticamente come funzionava l’operazione. A seguito di questa visita proponemmo ad Autostrade con cui avevamo stipulato un contratto per tutti i lavori da realizzare sulla Udine Tarvisio, l’uso di questa tecnologia che li trovò moltissimo interessati. Fu firmato un contratto con la Pinkilton per la vendita dell’uso del brevetto e per la fornitura della fibra e l’acquisto delle macchine per spruzzare fibra e malta. A Milano fu studiata la forma di un pannello da utilizzare nella palazzina della direzione di tronco di Udine con le sue forme, colori e matrice esterna e dettagli degli attacchi.
Furono realizzate le cassaforme in legno per realizzare i prototipi. Con il Prof. Ballio e l’Ing. Vintani del gruppo d’ingegneria BCV, fu messo in piedi un modello matematico per dimensionare gli spessori del pannello in grado di resistere agli sforzi previsti dalla normativa nazionale in caso di vento, terremoto d altro. Furono realizzati un certo numero di pannelli che furono poi collaudati a distruzione in un laboratorio del Politecnico di Milano per confermare le ipotesi di calcolo. Il processo diede ottimi risultati. Fu realizzata a Pennabilli una campata di prova in scala al vero per verificare tutti gli aspetti costruttivi e di montaggio, gli attacchi, l’inserimento dei serramenti progettati appositamente per questa facciata, gli scarichi dell’acqua piovana e quant’altro. 
Ho potuto rivisitare la palazzina nel 2007, oltre venti anni dopo la sua realizzazione per trovarla in perfette condizioni. Furono solo riverniciati i pannelli di GRC dato che la pioggia inquinata e lo smog li aveva un pò anneriti, come avviene ciclicamente con il duomo di Milano.
L’appetito venne mangiando e così la società Autostrade decise di realizzare pannelli speciali con particolari disegni per gli edifici dei punti blu costruiti lungo la rete autostradale.

Immagine69
Un edificio del Punto Blu realizzati con facciate in
GRC per conto della Soc. Autostrade perl’Italia

 


 

A seguito dell’esperienza di Monteruscello con l’edilizia abitativa, si era pensato di vedere come sviluppare aree abitative nella pianura lombarda sfruttando strutture e infrastrutture abbandonate. Lungo le ferrovie vi sono centinaia di capannoni e edifici abitativi abbandonati. Ve ne sono anche nella campagna. Centinaia di cascine lasciate andare perche’ i mezzadri non spendevano soldi per mantenerle dato che non erano loro e dato che i proprietari non avevano alcun interesse a mantenerle dato che non rendevano niente. Si pensò eventualmente a investimenti per acquistarne un certo numero e ristrutturarle per realizzarvi unità abitative. L’Arch. Barberis ne prese una e sviluppò un idea progettuale con una ipotesi di ristrutturazione. Ne venne fuori una bella idea con alloggi per una cinquantina di famiglie, corte comune, con parcheggi e vari servizi, sala comune, biblioteca, sale sportive comuni, asilo ecc.
L’idea fu poi portata avanti con i vertici di Italstat, ma il progetto fu lasciato morire quando la società cominciò ad avere una crisi legata ai famosi processi sui fondi neri IRI.

 


 

Questo fu un progetto molto interessante che vide la luce. Furono realizzate molte scuole che avevano un interessante prerogativa. Si sa che in un quartiere la crescita della popolazione va a cicli. Vi sono periodi con una gran quantità di studenti ed altri con pochi studenti. Allora fu elaborata l’idea di scuole prefabbricate pesanti da usare per un pò di anni quando vi era presente una notevole quantità di studenti, che potevano però essere poi smontate parzialmente o totalmente trasferite altrove e rimontate recuperando quasi tutto il materiale impiegato, ove era necessario per coprire una maggior quantità di studenti. Le uniche opere da rifare ex nuovo erano le fondazioni. Queste scuole furono costruite a decine in alcune città tedesche fra cui Francoforte e Monaco di Baviera.

Immagine70

 


 

Realizzammo anche diversi tribunali in diverse parti d’Italia. L’ultimo su cui operammo fu quello di Padova che prende il nome dalla vicina Chiesa della Pace. Sfortunatamente, per vicende politiche realizzammo solo la struttura in acciaio prodotta dalla azienda Bomba e poi la commessa fu ceduta all’Impresa Grassetto di Padova, che la portò felicemente a completamento. Il progettista fu il compianto Architetto. Gino Valle. Durante le operazioni di sminamento profonde per la esecuzione dei lavori di scavo furono ritrovate a grande profondità delle bombe di aereo. Interessante il rivestimento esterno in pietra con relativa camera d’aria. Capo commessa fu il bravo Ing. Peroni.

Immagine71
Immagine dell’opera finita

 


 


Desidero qui ricordare la grandissima collaborazione esterna di un grande gruppo d’Ingegneria con a capo l’Ing. Ballio oggi Magnifico Rettore del Politecnico di Milano e dell’Ing. Vintani grande progettista d’imponenti opere d’ingegneria che per anni hanno collaborato con noi nella progettazione e realizzazione di queste opere. Ebbi poi l’onore di rincontrare l’Ing. Vintani durante la costruzione della 4° corsia Milano –Bergamo nel 2006 - 2007 di cui era il progettista per i ponti stradali sull’Adda, Brembo e dei ponti ferroviari a Stezzano.
Un ricordo particolare va all’Ing. Sassi Amministratore Delegato della Pizzarrotti con il quale ci facemmo diverse notti in piedi a Comiso per cercare di finire gli ultimi lavori necessari per il completamento dei lavori appaltati nella base missilistica la cui data di consegna stava avvicinandosi rapidamente.

 


 


Cercherò di ricordare tutti quelli che in quegli anni hanno collaborato con me in quegli anni e mi scuso con tutti quelli che non sono tornati in mente:
L’Ing. Peroni capo commessa, Arch. Bertini, i progettisti Ing. Zaboia, Ing. Rapetti, Il geom. Sala, Pirovano ed i Geom Castelli e Dell’Acqua, Arch. Barberis all’Ingegneria, Ivana Tantardini, Raffaella Colombo, Anna Cioce alle segreterie tecniche e generali, i capi commessa Geom. Voinich e Geom. Piras il capo commessa il compianto Ing. Della Seta che poi prese in mano la parte promozionale dell’azienda dall’ufficio di Roma, l’Ing. Oz alla direzione stabilimenti, capi commessa arch. Milone e Ing. Conti, Arch. Tettamanti assistente capo commessa.
Per i nomi che mi sfuggono, spero mi ritornino in mente così da poterli inserire negli aggiornamenti.
Questa é voluta essere solo una carrellata delle opere e non sono entrato in ciascuna in dettaglio come fato per altre opere dove sono stati prodotti ed inseriti nel sito dei power Point. In ogni caso il materiale fotografico e le immagini inserite nel racconto danno una idea delle tipologie e caratteristiche delle opere stesse, opere di notevole valore che hanno dato lustro all’azienda e mi ha permesso di fare anche una grande esperienza in quel settore.
Le vicende politiche legate ai processi per i fondi neri IRI portarono al cedimento delle commesse in corso alla società IMCO del gruppo REP - Reparto Edilizia Prefabbricata dell’IRI e la società chiusa. Tanti anni di lavoro andati in Fumo. Questo coincise anche con la vendita da parte di IRI ai privati delle sue società di costruzioni. Lo stabilimento di Pennabilli fu venduto ai privati ed é ora chiuso. Io mi sganciai avendomi il gruppo subentrante ridotto le procure, cosa che condusse ad una causa di lavoro da me vinta per demansionamento.


 

Costruzione Autostrada A4 sull'Adda icona_pdf


  

Lavori con Ipysistem icona_pdf
1987-1990 strada Calitri - Ofantina icona_pdf
Lavori con ICLA icona_pdf