Paesi dove ho lavorato - Italia

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Cinisello Balsamo e Muggiò – Edifici Industriali realizzati negli anni 60

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Quando nel 1961 io e mio padre Augusto rientrammo in Italia dall’Eritrea per una vacanza, papà incontrò un ufficiale degli alpini che conobbe ad Asmara durante la guerra mondiale. Il Geometra Romeo aveva una piccola impresa di costruzione e quando si incontrò con Augusto gli propose di non rientrare in Eritrea ma di fermarsi in Italia e di andare a lavorare con lui come capo cantiere su alcuni stabilimenti che stavano costruendo a nord di Milano. Augusto accettò l’offerta e rimanemmo in Italia. Ci appoggiammo presso sua sorella Enrica che abitava a Milano assieme alla mamma Celestina. Rimanemmo con loro un anno.

Papà si mise a lavorare nei cantieri a Cinisello e Muggiò, io mi iscrissi all’istituto per geometri Carlo Cattaneo di Milano dove ho poi conseguito il diploma. Tutto il mio tempo libero, i fine settimana e le vacanze le passavo in cantiere a fare tirocinio e ad imparare qualcosa.
In quel periodo l’impresa Romeo stava costruendo uno stabilimento per conto dell’editore che produceva i settimanali “Gente, Gioia, Rakam”, lo stabilimento per la produzione di “Prodotti biologici ‘Braglia’, lo stabilimento “Arti Grafiche Amilcare Pizzi” a Cinisello e lo stabilimento per la produzione di prodotti farmaceutici Ravizza a Muggiò. Gente Gioia e Rakam e’ diventato Oggi Rotocalcografica Italiana, Braglia è diventato Italfarmaci, Ravizza ha chiuso e Amilcare Pizzi è rimasto Amilcare Pizzi sotto la guida del figlio. Lo stabilimento della ex Prodotti Biologici Braglia e’ interessante perchè le facciate sono state rivestite interamente in ceramica smaltata. Per quello che so io in 40 anni non e’ stato fatto alcun lavoro di manutenzione il che dimostra che tale soluzione rispetto a facciate tradizionali risulta essere alla lunga la più economica.
Lo stabilimento della ex Gente Gioia Rakam e quello della Ex Ravizza ha combinato industria con arte. La facciata esterna dello stabilimento in cui venivano prodotti settimanali all’è molto bella con all’entrata una bella scultura che regge ancora oggi. Lo stabilimento della Ravizza aveva – perche’ e’ stata rimossa – un bellissimo disegno del famosissimo scultore ed artista Jean Cocteau. Chissà dove e’ stata portata. Io fortunatamente sono riuscito a preservare qualche foto della facciata con quella stupenda riproduzione.
In quell’epoca era stato avviato lo spostamento delle fabbriche fuori Milano – io e mio padre venivamo a Cinisello in macchina e praticamente erano tutti campi, oggi e’ un insediamento unico quasi fino a Erba – per ridurre l’inquinamento in città. Se ben ricordo vi era una legge che finanziava tali spostamenti.
Le nuove fabbriche costruite all’epoca come quelle sopradescritte, erano interessanti perchè non erano dei volgari capannoni come poi sono stati realizzati successivamente, ma avevano un loro carattere e bellezza. Complimenti agli architetti di quel periodo.
Riguardo lo stabilimento Amilcare Pizzi ci sarebbe da scrivere un libro. Un opera avveniristica progettata dall’Arch. Lombardo e dagli Ing. Egone Cegnar e Fidanza, sotto la guida dell’Ing. Patscheider. Lo stabilmento serviva per la stampa con stampanti rotative Cerutti di libri di altissima qualità. Ricordo bene quello su Tutankamen. Era una struttura modernissima sia per le tecniche di stampa che per come fu realizzato lo stabilimento.
Era composto di tre corpi: Il centrale con le macchine di stampa ed i laboratori, il corpo finale in cls gettato in opera che fungeva da servizi fra cui la mensa, e il corpo in testa che dava sulla via di accesso, una bellissima palazzina uffici collegata alla fabbrica con un ponte aereo al secondo piano.
Il corpo fabbrica centrale era composto di diversi piani ove erano state montate le macchine da stampa con solai in grado di sostenere più di 1000 kg. al mq. Erano del tipo Pan, prefabbricati con doppi coppi per realizzare un solaio dello spessore di cm. 50. Poi vi erano le volte del salone principale. Erano delle volte sottili a forma di S , con uno spessore minimo di cm. 8, post compresse, collaboranti con le travi principali di oltre 30 metri di luce anch’esse post compresse con trefoli. La superficie interna era stata realizzata con tavole di legno piallate prismate per ottenere una struttura in grado di assorbire i rumori delle macchine di stampa. Il cls. era di notevole qualità essendo realizzato con inerti grossi e sabbie proveniente dal Ticino. Si otteneva una resistenza a28 giorni di oltre 600 kg./cm2. I cavi si tendevano a circa 7 giorni quando si otteneva una resistenza minima di circa 375 kg./cm2. I getti venivano realizzati mediante gru Raimondi e benne.
La impermeabilizzazione era modernissima realizzata con pannelli di sughero spessi alcuni centimetri su cui venne posata una guaina bituminosa che aveva all’esterno una pellicola di alluminio. Quindi, una impermeabilizzazione molto efficace con un ottimo grado si isolamento.
Interessante la conformazione dei blocchi dei corpi scala con scale ed ascensori molto grandi per il trasporto dei carrelli con le relative bobine di carta. I corpi scala erano in cls. a faccia vista realizzato con tavole di legno piallate prismate. I serramenti erano sostenuti da un profilo in acciaio lasciato nei getti. I corpi scale erano simmetrici posti sia ad est che ad ovest.
Sopra la copertura vi erano dei modernissimi impianti di termoventilazione realizzati dalla Aster Italiana. Occorreva tenere le condizioni ambientali, temperatura ed umidità controllate per evitarequalsiasi dilatazione della carta che dovendo stampare a colori a più passate era necessario che i bordi della stampa dovevano essere sempre gli stessi. Interessante anche il fatto che per la prima volta venivano utilizzati materiali per la gestione delle acque di scarico dei laboratori, resistenti ad aggressivi chimici.

I pavimenti erano di un gres molto resistente e adatto al passaggio di carrelli molto pesanti che alimentavano le rotative.
L’edificio servizi era stato realizzato in cls faccia vista. Nell’area della mensa la struttura era interrotta con dei pilastri in acciaio per dare un gran senso di spazio.
La palazzina uffici, collegata con l’area di produzione come detto innanzi da un ponte di servizio, era molto armoniosa con le pareti rivestite di ceramica rendendola praticamente indistruttibile.
I serramenti del corpo fabbrica erano di metallo gomma molto stretti ed alti con soglie, cielini e spallette realizzate in graniglia con cemento bianco, utilizzando particolari stampi. Di fatto la facciata orientale è molto elegante. La facciata occidentale è praticamente cieca rivestita in ceramica come il resto dell’edificio.
Come sempre vengono fatti degli errori che si possono evidenziare col passar del tempo. Da come mi hanno raccontato durante la visita un errore grosso fu quello di lasciare i tubi metallici di scarico delle volte dentro i pilastri. Il metallo e’ marcito con gli anni e si e’ poi dovuto portarli all’esterno come si vede nelle foto attuali. E’ probabile che l’architetto Lombardo non le voleva all’esterno per tutta l’altezza per motivi estetici.
Un altro errore e’ stato quello di lasciare nel getto il profilo esterno dei serramenti dei corpi scale.
Anche qui con il tempo sono marciti e si e’ dovuto mettere mano.
I pavimenti industriali capaci di sopportare passaggi di mezzi pesanti nonostante fossero realizzati con gres doppio ad alta resistenza hanno ceduto ed hanno dovuto essere rifatti.
Le aree di stoccaggio non erano sufficienti e sono state ampliate con edifici aggiunti all’esterno.
D’altra parte sono passati quasi cinquant’anni, ma devo dire che lo stabilimento regge bene all’età.
Per me fu una esperienza notevole nonostante io fossi alle mie prime armi con la mia professione.
Colgo l’occasione per ringraziare il vertice Pizzi per avermi permesso di visitare lo stabilimento e scattare alcune foto che qui ripropongo assieme a quelle scattate negli anni 60 durante la sua costruzione.

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