Paesi dove ho lavorato - Cipro - L' esperienza Cipriota

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Come dissi innanzi fu acquisita una commessa a Cipro e vi fui mandato per la sua gestione. Capo area per quel progetto era l’Ing. Antonio Portioli anch’egli uomo di cantiere e d’Africa. Qui voglio raccontarvi alcuni interessanti episodi di quel cantiere.
Tutti sanno che il Santo protettore dei minatori, dei vigili del fuoco, è Santa Barbara che viene celebrata ogni anno il 4 di Dicembre. Viene celebrata una Santa Messa in galleria. Alla fine vengono fatti esplodere dei candelotti di dinamite e poi si fa una bel pranzo dove vengono invitati tutti i dipendenti del cantiere ed il personale della Direzione lavori e del cliente. A Cipro stavamo scavando una galleria e quindi occorreva organizzare la Santa Messa nella galleria stessa addobbando un altare e sedie per gli invitati. Fra i nostri dipendenti ed operai vi erano ciprioti che erano Ortodossi, molti Italiani che erano Cattolici, e dei Serbi e Bulgari che erano pure Ortodossi.
Occorreva quindi organizzare una cerimonia mista con un sacerdote cattolico ed un pope ortodosso.
Sembrò la fine del mondo perché i due invitati a fare una celebrazione assieme si erano assolutamente rifiutati. C’è voluto un incontro alla presenza di un rappresentante del ministero dei lavori pubblici a convincere i due che non vi erano ne due religioni, ne due Dei, ma una sola Fede Cristiana cui appartenevano la maggior parte dei dipendenti dell’azienda. La cerimonia la fecero ma non assieme, prima uno e poi l’altro. Nella presentazione che feci, raccontai la storia di Santa Barbara.

Ma la sua leggenda, molto popolare nel medioevo, ha ispirato patronati e un'iconografia così imponente che l'hanno radicata nell'immaginario occidentale.
Barbara, il cui nome era il femminile di Barbarus, era la bella figlia di un ricco pagano che si chiamava Dioscuro. Il padre l'aveva rinchiusa in una torre per sottrarla ai tanti pretendenti. Troveremo la torre anche nella Passio di un'altra santa, Cristina di Bolsena.
La fanciulla, che si era già consacrata al Cristo e non aveva alcuna intenzione di sposarsi, approfittò di una piscina nei pressi della torre per battezzarsi da sola. Poi ordinò che nella torre, accanto alle due finestre già esistenti, se ne aprisse una terza per simboleggiare la Santissima Trinità.
La torre d'altronde è sempre stata in ogni tradizione la "porta del cielo", la via per elevarsi fino alla dimora degli dei. Anche in quella cristiana è simbolo di ascensione e nello stesso tempo di vigilanza. Fissata su un centro, il centro del mondo, comunica come il campanile l'energia divina ed è scala verso il divino. In un mito greco si racconta che Danae, imprigionata in una torre, ricevette la pioggia d'oro fecondante di Zeus.
Quando il padre, che si era allontanato per qualche giorno, tornò dal viaggio, capì immediatamente il simbolismo delle tre finestre. Irritatissimo decise di ucciderla: anche questo topos lo ritroveremo nella Passio di Santa Cristina, pur con alcune varianti. Ma la fanciulla riuscì miracolosamente a fuggire passando attraverso le pareti della torre.
La sua fuga non durò molto perché un pastore, scoperto il nascondiglio, lo rivelò al padre; e a poco servì che il Signore lo punisse trasformando le sue pecore in scarabei. Catturata, Barbara venne condotta davanti al prefetto Marciano che , dopo aver inutilmente tentato di farla abiurare, ordinò di torturarla rivestendola di panni rozzi e ruvidi che le provocarono ferite in tutto il corpo. Ma durante la notte, narra la leggenda, unangelo le apparve in carcere risanandola.
Il giorno seguente il prefetto la fece straziare da piastre di ferro roventi. Fallita anche questa tortura, Barbara e una certa Giuliana, catturata nel frattempo perché si era confessata cristiana mentre assisteva alle torture della fanciulla, furono sottoposte al supplizio delle fiamme accese ai loro fianchi.
Ma nemmeno queste riuscirono a domare Barbara; sicché il prefetto ordinò di trascinarla nuda per le vie della città flagellandola. Ed ecco l'ultimo prodigio: il Signore, ascoltando le preghiere della martire, oscura il cielo con nuvole nere e la terra con una fitta nebbia per impedire a chiunque di vederla.
Alla fine Marciano condannò la giovinetta alla decapitazione che fu eseguita addirittura da suo padre. Non l'avesse mai fatto! Mentre tornava a casa dopo l'assassinio, un fulmine a ciel sereno lo colpì incenerendolo completamente.
A questa leggenda si è ispirata tutta l'iconografia dove la si rappresenta con una torre in mano, come ad esempio nel quadro della cerchia del Botticelli, custodito nella Pinacoteca di Lucca, e in quello di Cosimo Rosselli alla Galleria dell'Accademia a Firenze; oppure, come in Barbara e la pisside di Luca Cranach il Vecchio (Pinacoteca di Dresda), con la torre alle spalle e una pisside in mano. Quest'ultimo attributo nasce dal patronato contro la morte cattiva e improvvisa, allusione a quella del padre, e dalla preghiera che recita: "Signore, per intercessione di santa Barbara, concedici di ricevere ilsacramento prima di morire".
Per questo motivo le confraternite della buona morte l'hanno sempre avuta come patrona.
Il fulmine vendicatore ha ispirato anche il suo patronato contro le folgori, come testimoniano molti proverbi: "Santa Barbara benedeta liberème de sta saeta" dice un'invocazione veneziana che viene recitata durante i temporali e alla quale corrisponde un'altra in italiano: "Santa Barbara benedetta, liberaci dal tuono e dalla saetta" Gesù Nazareno, liberaci dal tuono e dal baleno". Dopo la scoperta della polvere da sparo, che riuniva in sé la potenza del lampo e del fulmine, la inerme fanciulla diventò anche la patrona dei lanzichenecchi, che portavano gli archibugi, degli artificieri, minatori e artiglieri.A quest'ultimo patronato allude probabilmente il cannone sul quale lei appoggia un piede nel quadro settecentesco di Giovan Battista Moroni, La Vergine e il Figlio con Barbara e Lorenzo, nella Pinacoteca di Brera a Milano. Successivamente è diventata anche la patrona dei vigili del fuoco che continuano a festeggiarla il 4 dicembre sebbene sia stata depennata dal nuovo calendario liturgico in vigore dal 1970. Ha infine ispirato il nome del deposito delle munizioni sulle navi da guerra, che si chiama "santabarbara".

Mano d’opera utilizzata in quel cantiere.
Si era iniziato con Italiani e Ciprioti ma siccome i costi erano troppo elevati ci si è indirizzati ai Serbi che essendo di religione ortodossa non avevano problemi a lavorare con i Ciprioti anch’essi ortodossi. Ci fu poi offerta della mano d’opera Bulgara da parte di una grande azienda di stato che aveva oltre 20,000 dipendenti cui attingere. I Bulgari sono anch’essi ortodossi.
Il lavoro poi prese la sua routine e le cose andarono per il meglio. Dall’Italia e precisamente dalla Rizzani de Eccher giunsero i tecnici ed operai specializzati per il montaggio delle attrezzature e per la produzione ed il varo dei conci da usare per gli impalcati dei viadotti.
In galleria una notte vi fu un incidente quando dell’esplosivo inesploso detonò appena toccato da una macchina da galleria e rese cieco il minatore italiano che la utilizzava. Fu una tragedia.
Facemmo venire da Israele con un Jet uno dei maggiori esperti mondiali di chirurgia della vista che visitò l’operaio all’ospedale inglese dove era stato ricoverato, ma non fu possibile fare nulla. Lo stesso fu tentato senza successo dopo il suo rientro in Italia dove è stato fatto visitare nelle migliori cliniche. Purtroppo questi incidenti rimangono come delle macchie nella memoria e si portano fino alla fine della vita.
Il bellissimo mare cipriota si trovava vicino all’area dei lavori per cui a pranzo ogni tanto andavamo a mangiare delle ottime insalate miste e del buon formaggio locale (Feta cheese). Si mangiava anche del buon pesce ma tutto importato perchè negli anni precedenti, usando la dinamite per pescare avevano ammazzato tutta la fauna acquatica.
Durante la esecuzione dei lavori facemmo una scoperta interessantissima. Stavamo scavando la fondazione di una spalla di un ponte sulla riva di un fiume quando improvvisamente vi fu un crollo del terreno che espose una caverna. Scoprimmo che era una tomba nel quale vi era una gradino rialzato su cui era adagiato uno scheletro. Sul pavimento vi era un altro scheletro, molte anfore ed altri oggetti. Informammo subito il dipartimento di archeologia che intervenne rapidamente, fecero il rilevo della caverna e documentazione fotografica ed asportarono tutto il materiale all’interno. Ci dissero poi che lo scheletro apparteneva ad una donna, che era molto alta e che vi erano ancora i capelli che si erano mineralizzati o qualcosa di simile e che risaliva all’età del bronzo.
Cipro è un vero e proprio laboratorio archeologico. La posizione dell’isola la rendeva comoda piattaforma di transito per i commerci, per i viaggi nell’area, ed occupazione militare per rifornimenti ed altro, un po' come Rodi e Malta, per cui vi transitarono una infinità di culture. Ognuna di queste ha lasciato le sue tracce. Quelle dei romani erano molto evidenti con impressionanti anfiteatri ed altre opere.
Dopo Paphos, esiste un’area dove si trova una cava di roccia oggi sommersa dalle acque del mare.
Apparentemente questa cava veniva usata per la estrazione di blocchi che venivano portati con delle chiatte in Egitto per la costruzione delle piramidi.
La Capitale Nicosia è una bella città che all’epoca dei nostri lavori era divisa in due. Quella a Nord nelle mani dei Turco Ciprioti e quella sud dai Greco Ciprioti.
Nel centro della città vi sono delle bellissime mura che formano il perimetro della Nicosia antica costruite dalla Repubblica di Venezia che occupò Cipro dal 1489 al 1571.
Le mura sono identiche a quelle della Fortezza di Palmanova che furono progettate e costruite da un gruppo di tecnici guidati dall’Ingegnere militare di Venezia certo Giulio Savorgnan nell’anniversario della battaglia di Lepanto, per difendere il confine orientale della Repubblica.
La fortezza cipriota fu costruita nel 1593. Era perfettamente simmetrica a forma di stella a nove punte circondata da un fossato con tre entrate.
Era proprio strano vedere nel centro di un isola così remota un’opera identica a quella che si trova in questa città del nord Italia.
Faceva effetto, giungendo a Nicosia in macchina, vedere una collina che si trovava a Cipro Nord dove sulla scarpata era stata incisa una gigantesca bandiera turca con la sua falce e martello, per ricordare a tutti che là vi erano loro.

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